Push

2009, Fantastico

Recensione Push (2009)

Il film di McGuigan mescola suggestioni diverse, riuscendo ad intrattenere grazie a una generale cura visiva e a un'ambientazione particolarmente azzeccata.

Supereroi di celluloide ad Hong Kong

Hong Kong, in un futuro imprecisato. Nick è un mover, un individuo dotato del potere della telecinesi in fuga dalla Divisione, agenzia governativa che recluta persone con poteri paranormali per trasformarle in potenti armi da guerra. La giovane Cassie è invece una watcher, ovvero una veggente, che deve ritrovare sua madre che è stata imprigionata dalla potente organizzazione; per far questo, la ragazza deve entrare in possesso di una misteriosa valigia, il cui contenuto si rivelerà cruciale per il destino dell'umanità. Chiave di accesso a questo oggetto sembra essere Kira, una pusher (manipolatrice di menti) anch'essa fuggita dalla Divisione, che in passato è stata sentimentalmente legata a Nick.
Dalle vicende intrecciate di questi tre personaggi si dipana la trama di questo Push, insolito thriller fantascientifico diretto da quel Paul McGuigan che con Slevin - Patto criminale aveva già stupito i cultori del cinema post-tarantiniano del decennio in via di conclusione.

E' un prodotto di genere che mescola suggestioni diverse, il film di McGuigan: da una parte troviamo il filone supereroistico, più che mai in auge nel cinema statunitense attuale grazie agli adattamenti dei vari X-Men e al recentissimo Watchmen; dall'altra il thriller sovrannaturale-spionistico che fu portato al successo negli anni '70 e '80 da pellicole come Fury di Brian De Palma e Scanners di David Cronenberg (film, quest'ultimo, con cui la pellicola in questione condivide in parte l'idea di partenza); e infine le suggestioni post-moderne, opprimenti, che trovano nell'ambientazione hongkonghese il loro naturale punto di approdo. E' in effetti proprio l'ambientazione nella metropoli asiatica a dare al film un importante valore aggiunto, con una peculiare sottolineatura delle architetture urbane unita a un montante senso di claustrofobia, che ben si integrano con una fotografia iperrealistica ricca di luci al neon e colorazioni artificiali, a definire un ambiente metropolitano che si rivela teatro ideale per le vicende narrate.

Dakota Fanning e Chris Evans in un'immagine del film Push
Il film è, in effetti, visivamente piuttosto curato. La preponderante componente action è ben gestita da una regia solida, che riesce quasi sempre a non calcare troppo la mano nei movimentati e pirotecnici inseguimenti; offrendo persino una curiosa, insolita sparatoria in cui mancano i pistoleri. L'intreccio si complica progressivamente nel corso della narrazione, ma lo script riesce bene a gestire i vari sottoplot e a portarli a compimento, per un racconto complessivamente piacevole e ben strutturato nonostante le due ore tonde di durata. Certo, non c'è gran spazio per l'approfondimento psicologico dei personaggi, e lo stesso problematico background dei protagonisti risulta pretestuoso; ma si tratta di un limite di cui ci si accorge soprattutto a posteriori, ragionando sul film a freddo, più che durante la visione.
Complessivamente funzionali gli attori, a cominciare da un Chris Evans non nuovo ai ruoli "supereroistici" (è stato infatti la Torcia Umana nei due adattamenti cinematografici de I Fantastici Quattro) per continuare con l'ambigua Camilla Belle, fino a una Dakota Fanning sempre brava, ma qui leggermente penalizzata da un personaggio forse un po' troppo sopra le righe. Ma in fondo, più che preoccuparsi dei personaggi, in film come questo si tratta soprattutto di lasciarsi andare al piacere della narrazione e a un impianto visivo che da subito cattura l'occhio: da questo punto di vista, quindi, questo Push raggiunge più che bene il suo scopo.

Recensione Push (2009)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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