Stories We Tell: gli ultimi, grandi documentari

Questa settimana arriva al cinema Stories We Tell, toccante cronaca familiare diretta dall'attrice e regista Sarah Polley: per l'occasione, vi proponiamo una guida ai più interessanti documentari realizzati o usciti in sala nel corso dell'ultimo anno.

Stories We Tell: gli ultimi, grandi documentari

Canadese di Toronto, 35 anni, una carriera di attrice iniziata ad appena sei anni e consacrata ben presto da ruoli da protagonista in titoli quali Le avventure del barone di Munchausen di Terry Gilliam (1988) e Il dolce domani di Atom Egoyan (1997), e che l'ha portata in seguito a recitare in film diversissimi come L'alba dei morti viventi (2004) e La vita segreta delle parole (2005).

Ma nel corso della propria carriera Sarah Polley ha saputo distinguersi anche per il suo attivismo politico (ad appena dodici anni, quando già era una piccola star della TV, protestava pubblicamente contro l'intervento americano nella Guerra del Golfo) e per le sue doti da regista, messe alla prova prima da una serie di cortometraggi e poi, nel 2006, con la sua pellicola d'esordio: Away from her - Lontano da lei, adattamento di un racconto di Alice Munro, con una magnifica Julie Christie nel ruolo di una donna malata di Alzheimer. Opera sincera, lucida e commovente, Away from Her è valso alla Polley la nomination all'Oscar per la miglior sceneggiatura e numerosi altri riconoscimenti (oltre a una pioggia di trofei per la Christie).

Stories We Tell: la sceneggiatrice e regista del film Sarah Polley sul set insieme al direttore della fotografia Iris Ng

Dopo un secondo film da regista, Take This Waltz del 2011, purtroppo inedito in Italia nonostante la buona accoglienza della critica e la presenza di due attori come Michelle Williams e Seth Rogen, nel 2012 la Polley si è cimentata con un progetto molto personale e complesso: Stories We Tell, un documentario in cui la giovane regista canadese decide di ricostruire il rapporto fra i suoi genitori, Michael e Diane (sua madre morì di cancro nel 1990), e la clamorosa rivelazione sul fatto che Michael, l'uomo che l'aveva cresciuta, non è in realtà il suo padre biologico (la Polley è nata infatti dalla relazione extraconiugale fra sua madre e il produttore Harry Gulkin). L'esplorazione del proprio passato e il confronto con una storia non priva di sofferenze diventano così gli obiettivi perseguiti dalla Polley mediante le interviste ad amici e familiari, nonché l'inserto di filmini "fittizi" in Super8 interpretati da attori professionisti. Una scelta narrativa originale e coraggiosa, che è valsa alla Polley l'apprezzamento della critica alla 69° edizione del Festival di Venezia, dove Stories We Tell è stato presentato nella sezione "Giornate degli autori", e un anno più tardi al Toronto International Film Festival, in occasione del quale la regista si è aggiudicata i premi per il miglior documentario e per il miglior film canadese.

Stories We Tell: una scena del documentario di Sarah Polley

Oltre a Stories We Tell, nella scorsa stagione molti altri documentari hanno avuto modo di farsi apprezzare nell'ambito di festival o di rassegne cinematografiche, benché spesso tali prodotti non abbiano avuto la fortuna di godere di una valida distribuzione nel nostro paese. Indagando all'interno del panorama internazionale, abbiamo selezionato quindi dieci documentari, usciti in Italia fra il 2013 e il 2014 o ancora inediti in sala, benché proiettati nell'ambito di festival importanti: dieci opere di varie nazionalità e soprattutto caratterizzate da tematiche e stili molto differenti, pur afferendo tutte al genere del documentario. Ecco dunque una piccola guida - in ordine alfabetico - per chi fosse interessato a recuperare alcuni di questi gioiellini, rari quanto preziosi...

20 Feet from Stardom

Autentico fenomeno negli Stati Uniti, dove ha incassato cinque milioni di dollari, e ricompensato con l'Oscar per il miglior documentario, 20 Feet from Stardom, diretto da Morgan Neville, ci conduce nel "dietro le quinte" dello show-business, indagando le vite e le carriere delle cosiddette background singer, ovvero le talentuose coriste dei grandi idoli del pop, del rock e dell'r&b, dotate di eccezionali doti canore ma destinate a rimanere perennemente "a 20 passi dalla fama". Attraverso le storie della cantante Darlene Love, corista per i Beach Boys, Sam Cooke, Tom Jones, Elvis Presley, Sonny & Cher e Dionne Warwick, e di altre sue colleghe, 20 Feet from Stardom ci offre un interessante spaccato sull'ambiente musicale degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta.

At Berkeley

At Berkeley: una scena del documentario sulla celebre università californiana

Quattro ore di durata per questo monumentale documentario diretto dall'acclamato regista Frederick Wiseman, un veterano del genere, che ci trasporta fra le sale e i corridoi della storica Università di Berkeley, in California, restituendoci tutti gli aspetti della vita universitaria: dalle sue complesse strutture organizzative ai dettagli più quotidiani ed ordinari delle lezioni e della vita nel campus, sottolineando ulteriormente il ruolo e il valore della cultura e la necessità della sua trasmissione (anche in tempi di tagli all'istruzione pubblica). Presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2013, At Berkeley costituisce uno dei punti salienti nell'ambizioso percorso artistico di Wiseman.

The Act of Killing

The Act of Killing - L'atto di uccidere: una scena del documentario sul genocidio indonesiano del 1965

Un'opera intensa e sconvolgente, tra le nuove frontiere del genere documentaristico: The Act of Killing - L'atto di uccidere, diretto dall'americano Joshua Oppenheimer insieme a Christine Cynn e a un regista indonesiano rimasto anonimo per motivi di sicurezza, è una co-produzione fra Danimarca, Norvegia e Gran Bretagna che è stata presentata con consensi entusiastici al Festival di Telluride 2012 e al Festival di Berlino 2013, e in seguito ha conquistato lo European Film Award come miglior documentario, il BAFTA Award e la nomination all'Oscar. Lo scioccante film di Oppenheimer rievoca gli orrori delle purghe anticomuniste in Indonesia fra il 1965 e il 1966 attraverso la diretta testimonianza di due sicari del regime, Anwar Congo e Adi Zulkadry, ai quali viene richiesto di "ricostruire" attraverso l'arte della finzione gli eccidi da loro compiuti quasi mezzo secolo fa.

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The Armstrong Lie

Diretto dal pluripremiato regista Alex Gibney, uno dei maestri del documentario contemporaneo, e presentato fuori concorso al Festival di Venezia 2013, The Armstrong Lie racconta la "caduta" del campione del ciclismo a stelle e strisce Lance Armstrong, autentico idolo sportivo che nell'ottobre del 2012 risultò positivo ad un test antidoping, subendo una squalifica a vita da tutte le competizioni ciclistiche e la revoce dei sette titoli conquistati in passato al Tour de France. Fra interviste e filmati di repertorio, la pellicola di Gibney illustra la parabola discendente di Armstrong in quello che rimane uno dei più clamorosi scandali sportivi degli ultimi anni.

L'impostore

L'impostore: Adam O'Brian in una scena

Premiato ai BAFTA Award 2013 come miglior opera d'esordio e distribuito nelle sale italiane nel marzo scorso, L'impostore costituisce il folgorante debutto del regista inglese Bart Layton, che si è ispirato a un vero caso di cronaca per realizzare un documentario che assume quasi i connotati di un thriller. Al centro della vicenda, l'improvvisa ed inspiegabile sparizione, nel 1994, di un ragazzo di tredici anni, Nicholas Barclay; un mistero al quale si intreccia quello legato a Frédéric Bourdin, giovanissimo impostore, definito in seguito dai media "il Camaleonte", che tre anni più tardi prenderà il posto di Nicholas "rubando" la sua identità, in un paradossale ed inquietante corto circuito tra realtà e finzione.

The Spirit of '45

The Spirit of '45: un momento del film diretto da Ken Loach

Anche uno dei maestri del cinema britannico, il grande Ken Loach, ha scelto di confrontarsi con il genere documentaristico con il film The Spirit of '45, uscito nelle sale italiane nel settembre 2013. L'autore di Kes, Terra e libertà e Il vento che accarezza l'erba decide di mettere in scena la storia della Gran Bretagna in un significativo momento di passaggio: il Governo del laburista Clement Attlee nel 1945, al termine della Seconda Guerra Mondiale, in un periodo di grande progresso economico e sociale all'interno di una politica di rafforzamento del welfare. Un'epoca ed uno "spirito" messi in contrapposizione con quelli, diametralmente opposti, che avrebbero caratterizzato negli anni Ottanta il Governo della "Lady di Ferro" Margaret Thatcher.

The Square

In lizza come miglior film straniero all'ultima edizione degli Oscar, vincitore del Directors Guild Award e presentato in seguito anche al Festival di Berlino, The Square, firmato dalla regista egiziana Jehane Noujaim, è un'opera di stringente attualità e dal grande impatto emotivo, nella quale viene descritta la rivoluzione in Egitto nel 2011 attraverso la ricostruzione e la testimonianza delle rivolte popolari contro il Presidente Hosni Mubarak. Scenario e simbolo di tali proteste fu piazza Tahrir, la principale piazza del Cairo, a partire dal 25 gennaio 2011: un'occupazione al centro dell'attenzione mediatica e durata oltre due settimane, fino al crollo del regime di Mubarak.

Sugar Man

Uno dei documentari più applauditi degli ultimi anni è senza dubbio il film diretto nel 2012 dal giovane regista svedese Malik Bendjelloul, Sugar Man, distribuito nelle sale italiane nel giugno 2013 dopo essersi aggiudicato il premio Oscar come miglior documentario, il BAFTA Award e moltissimi altri riconoscimenti, oltre ad aver riportato un ottimo riscontro anche presso il pubblico. Il film racconta la ricerca condotta, verso la fine degli anni Novanta, da due appassionati fan del musicista folk americano Sixto Rodriguez sulle tracce del loro beniamino, estremamente popolare in Sud Africa (benché semi-sconosciuto negli Stati Uniti) e apparentemente scomparso nel nulla, in seguito alla falsa notizia della sua morte. Il regista del film, Bendjelloul, è morto suicida il mese scorso a 36 anni d'età, mentre era impegnato a preparare il suo successivo progetto.

L'ultimo degli ingiusti

Le dernier des injustes: il regista Claude Lanzmann in una scena del documentario su Benjamin Murmelstein

Autore nel 1985 di un capolavoro imprescindibile nel genere del documentario, Shoah, l'anno scorso il regista francese Claude Lanzmann è tornato ad affrontare il tema dell'Olocausto e delle persecuzioni antisemite con L'ultimo degli ingiusti. Un'opera di tre ore e mezza di durata che ci restituisce un aspetto ancora poco conosciuto ma tuttavia fondamentale della Shoah: la vicenda di Theresienstadt, località della Boemia, definita dalla propaganda nazista come il "ghetto modello" e trasformata in realtà in un gigantesco "centro di smistamento" degli ebrei deportati e in attesa di essere spediti nelle camere a gas. L'orrore messo in atto attraverso la "soluzione finale" viene rievocato attraverso l'intervista realizzata a Roma dallo stesso Lanzmann, nel 1975, con il rabbino Benjamin Murmelstein, ultimo capo del Consiglio Ebraico di Theresienstadt, il quale per anni si trovò a negoziare con l'ufficiale nazista Adolf Eichmann. Dopo Shoah, L'ultimo degli ingiusti offre un'altra testimonianza fondamentale sulla pagina più tragica e cupa nella storia del Novecento.

The Unknown Known

The Unknown Known: un primo piano di Donald Rumsfeld

Presentato in concorso all'ultima edizione del Festival di Venezia e distribuito nelle sale italiane nel gennaio scorso, The Unknown Known, diretto dal regista Errol Morris, ci propone una disincantata riflessione su una delle figure-chiave della recente storia americana: Donald Rumsfeld, già Capo di Gabinetto della Casa Bianca negli anni della Presidenza di Richard Nixon e, fra il 2001 e il 2006, Segretario della Difesa degli Stati Uniti durante il Governo di George W. Bush. Nel corso di una lunga e serrata video-intervista Rumsfeld, caduto in disgrazia e costretto alle dimissioni nel 2006, è costretto a confrontarsi con le responsabilità - morali e politiche - dei conflitti in Afghanistan e in Iraq, fornendo la propria versione dei fatti riguardo le menzogne e le "verità distorte" raccontate al popolo americano a proposito delle scelte di politica estera e delle motivazioni delle guerre degli Stati Uniti, in un singolare "incontro ravvicinato" con il vero volto del potere.

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