Creed - Nato per combattere

2015, Drammatico

Star Wars, Creed, Jurassic World e la nuova tendenza di Hollywood: i reboot/sequel. E del perché funzionano.

Tra l'entusiasmo dei nostalgici e gli attacchi di chi parla di minestra riscaldata, i film che ripropongono elementi riconoscibili di titoli amatissimi senza voler "rifarli" continuano a dominare il boxoffice.

Jurassic World: Chris Pratt tiene a bada i dinosauri in una scena del film

Il 2015 è stato un anno indimenticabile per il cinema americano, un anno in cui sono stati battuti record su record al botteghino e in cui Hollywood ha finalmente svelato tutte le sue carte, mostrando quella che di fatto è la nuova strategia per i grandi franchise che, da soli, assicurano gran parte degli introiti - e degli investimenti - dell'intera industria cinematografia mondiale.

Sylvester Stallone e Michael B. Jordan nello spinoff di Rocky, Creed

Dopo essere stati letteralmente bombardati da sequel e remake a volte improbabili se non inutili, e in cui perfino il panorama televisivo - fino ad un paio d'anni fa paradigma di creatività e voglia di rischiare - sente la necessità di guardarsi indietro sempre con maggiore insistenza (Twin Peaks, X-Files, etc etc...), siamo arrivati forse al traguardo di un percorso difficile e rischioso che a molti sarà sembrato interminabile e sterile. Di certo non alle major che proprio grazie ai vari Jurassic World o Star Wars: Il risveglio della forza, e, in misura minore, anche Creed - Nato per combattere e Mad Max: Fury Road hanno finalmente avuto la conferma che cercavano: è possibile, sì, dare nuova linfa vitale a saghe credute esaurite o stanche, e addirittura è possibile trasformarle in alcuni dei più grandi successi di tutti i tempi.

Hasta la vista, remake!

Terminator: Genisys, Arnold Schwarzenegger spietato in una scena del film

La formula magica? Dimenticare una volta per tutte la parola remake, vero e proprio veleno per il botteghino quando si parla di classici intoccabili, ma avvicinarsi a quello strano ibrido tra reboot e sequel che al momento ancora non ha un nome (noi ci sentiamo di proporre rebequel, ma siamo certi che a breve verrà trovata una nuova etichetta più sexy) stando bene attenti a non dimenticarsi l'ingrediente principale: la complicità e il benestare dei vecchi attori e autori. Che poi anche così, l'abbiamo visto con Terminator: Genisys, può non funzionare: perché se per un Arnold Schwarzenegger che rimane altri due personaggi storici come Kyle Reese e Sarah Connor vengono stravolti, comunque il risultato è tutt'altro che garantito; e quindi sarebbe meglio dire che non è tanto quanto o cosa viene cambiato (vedi Tom Hardy al posto di Mel Gibson per Mad Max) ma come questi cambiamenti vengono attuati (mostrando sempre grande rispetto per i fan storici, ai quali di fatto "appartiene" la saga) e da chi (lo stesso George Miller d'altronde è tornato alla regia di un action-movie a 30 anni di distanza, mente James Cameron è da un decennio con la testa su Pandora).

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Se, visti i risultati, è chiaro che le case cinematografiche non hanno nulla di cui lamentarsi, il discorso è ben diverso per il pubblico, che in più di un'occasione si è sentito preso in giro da questo tipo di operazione: alzi la mano chi non ha sentito qualcuno lamentarsi di come Jurassic World fosse una copia del primo capitolo diretto da Spielberg o di come Il risveglio della Forza diretto da Abrams avesse una struttura narrativa pressoché identica al primo, mitico Guerre stellari.

Creed - Nato per combattere: Sylvester Stallone e Michael B. Jordan in una scena del film

Sono critiche assolutamente legittime indirizzate a elementi oggettivamente riscontrabili, ma che stranamente hanno infastidito molto più il pubblico e i fan che la critica cinematografica che invece ha, in buona parte, apprezzato l'operazione nostalgia e il tentativo di ricominciare senza troppi rischi ma giocando sul sicuro. Forse per una volta è soprattutto lo spettatore più smaliziato e attento ad essere talmente assuefatto dalle politiche commerciali e marketing dell'industry da non accorgersi che quella che ha davanti è una mera copia? Per molti detrattori è esattamente questo il problema, ma forse c'è anche qualcosa di più che vale la pena di approfondire.

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Il tema della paternità è da sempre importante nella saga ideata da George Lucas e, adesso, grazie al lavoro di Ryan Coogler e Michael B. Jordan, lo è anche nella rediviva saga di Rocky. Ma quando parliamo di padri e figli in questa circostanza non ci limitiamo solo alla finzione cinematografica, ma prorio al rapporto, simbolico e simbiotico, che c'è tra i registi/autori che hanno creato la saga e tra quelli che l'hanno proseguita. Tra i vari Lucas/Spielberg/Stallone e i discepoli Abrams/Trevorrow/Coogler. Parliamo di quel palpabile rispetto così evidente in ogni sequenza dei loro film, quella assoluta devozione di chi è cresciuto nel mito. Chi è cresciuto come cineasta e creativo proprio grazie a quei film e a quella saga.

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Creed - Nato per combattere: Michael B. Jordan sul ring in una scena del film

Non è quindi un caso se le tre pellicole che abbiamo preso ad esempio siano così attente a riproporre in modo così fedele elementi che hanno funzionato in passato. E non è solo per l'esplicita richiesta dai piani alti che sicuramente sarà avvenuta, ma perché se questi registi e autori dall'indiscutibile fiuto e talento sono stati scelti per questo (difficile) lavoro è proprio grazie al loro essere stati, prima ancora che artisti, degli spettatori avidi proprio come noi. E se non c'è stato tanto spazio per rischiare, cambiare e sbagliare, forse è anche perché ai loro occhi, così come in effetti anche ai nostri, non c'era poi molto da cambiare. Ma c'era piuttosto voglia di rivivere e far rivivere quelle stesse emozioni di una volta. E c'era sicuramente anche tanta paura, quella di deludere i fan e soprattutto loro stessi, la paura di non riuscire a "dimostrare di non essere uno sbaglio" che è propria di Adonis Creed; paura di non essere degni di indossare quei pantaloncini, di guidare quel pezzo di ferraglia chiamato Millennium Falcon, di rimettere piede in quel parco giurassico non per caso, ma per appartenenza. Perché è un'eredità che a questi autori spetta, quanto spetta al giovane Creed o alla meravigliosa Rey.

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Creed - Nato per combattere: un primo piano di Sylvester Stallone

Se, nonostante le critiche talvolta anche molto aspre, sono comunque riusciti nelle loro missioni quasi impossibili, è perché vicino hanno avuto persone che hanno consegnato loro questa responsabilità con la convinzione che il loro tempo fosse forse finito, ma che magari la loro eredità sarebbe potuta continuare proprio grazie a questo (parziale) rinnovamento. E facendo questa scommessa, queste grande icone del cinema hanno vinto proprio come hanno vinto le grandi case (Disney, Universal, Warner Bros) che per prime ci hanno creduto.

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Se quindi da una parte i presidenti degli studios contano i miliardi incassati, dall'altra un Sylvester Stallone può tenersi stretto il Golden Globe appena conquistato e tornare a sperare in quell'Oscar sfuggitogli quasi 40 anni fa. Ed un Harrison Ford, che sembrava ormai definitivamente finito dopo l'imbarazzante Indiana Jones 4, può dire tranquillamente di essere tornato non solo a casa ma anche nel cuore di intere generazioni. E proprio quell'ultima carezza del suo Han Solo vale tutti i brutti film che aveva collezionato negli ultimi anni. Quella carezza è il regalo più bello (da parte di Abrams in primis ovviamente) a coloro che non avevano mai smesso di amarlo. Quella carezza è il perfetto contraltare di quel "Lo so" che l'aveva incoronato come la perfetta e irriducibile canaglia.

Una nuova speranza per Hollywood

Torniamo comunque ai film e lasciamo per un attimo da parte le visioni negative e pessimistiche (Hollywood e il tramonto della creatività) così come quelle fin troppo ottimistiche (la rinascita del cinema come evento sociale e culturale), perché c'è una cosa che, è bene sottolinearlo, quasi nessuno sembra aver veramente capito: né Jurassic World, né Il Risveglio della Forza, né Creed, né Mad Max, né Terminator: Genesys sono dei remake (e, a dirla tutta, nemmeno il futuro Ghostbusters ce la racconta giusta). E nemmeno sono dei veri reboot che, in quanto tali, prevederebbero una totale riscrittura di quanto avvenuto nella saga originaria.

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In nessuno dei film finora citati è presente la volontà di riscrivere e basta, ma anzi si intende sempre e comunque andare per addizione e mai per sottrazione: ai vari Han Solo e Chwebecca si aggiungono nuovi protagonisti che conoscono i vecchi personaggi, interagiscono con loro e così facendo contribuiscono ad ampliare l'universo di partenza. Lo stesso vale per la saga di Jurassic con il vecchio T-Rex e il parco dimenticato. E lo stesso ovviamente vale per Adonis Creed e suo "zio" Rocky Balboa. Per non parlare poi di tutta la timeline di Terminator che a questo punto è talmente intrecciata che nemmeno vale la pena di provare a sbrogliarla.

Per quanto quindi la volontà di imitare e copiare e tornare su schemi che hanno sempre funzionato sia assolutamente innegabile, nessuno di questi film si limita a fare soltanto questo, ma parte da questo assunto per costruire qualcosa di più grande e, si spera, ancora più forte. Pare ovvio che questo sia soltanto l'inizio di una nuova tendenza, una nuova progettualità; così come sembra scontato che a questo punto ogni saga possa ripartire utilizzando la stessa formula: non vorrete mica farci credere che siamo stati solo noi a pensare ad una nuova saga di Harry Potter con i vecchi protagonisti ormai adulti e i loro figli pronti ad andare ad Hogwarts per vivere (più o meno) nuove avventure? D'altronde già negli anni precedenti si era tentato di fare operazioni, seppure non così estreme, comunque molto simili. In quanti fin dall'inizio avevano notato la chiara volontà di Peter Jackson di rifare con Lo Hobbit quanto di buono già visto con Il signore degli anelli?

Una scena tratta da Lo Hobbit: La Battaglia delle Cinque Armate

Se il futuro di molte saghe è probabilmente già tracciato, la speranza è comunque quella che Hollywood possa tornare a sentirsi, anche grazie agli enormi incassi, sufficientemente sicura e forte da ricominciare, almeno parallelamente, a lanciare nuove saghe, nuovi soggetti originali e, perché no, più rischiosi. D'altronde non dimentichiamoci che sia Guerre stellari che Rocky partivano, quasi contemporaneamente, senza soldi, senza alcuna fiducia e senza nomi. Eppure hanno cambiato per sempre il cinema e le vite di tante persone.
Quello che stiamo cercando di dire, è che se noi possiamo cambiare, e voi potete cambiare... FORSE perfino Hollywood può cambiare!

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