L'ultimo pastore

2012, Documentario

Recensione L'ultimo pastore (2012)

Un piccolo film indipendente capace di far sognare, di mettere in luce come la nostra presunta normalità spesso si costruisca su uno stravolgimento delle nostre radici e dei nostri bisogni reali e di mostrarci gli enormi limiti di una società che ha scambiato la felicità col progresso.

In ovino veritas

"Per me è meglio un giorno da pecora che cento da leone, perché la pecora ha l'istinto di seguire il gruppo a testa bassa ma preso da solo è un animale molto intelligente". Così Renato Zucchelli parla delle sue amiche pecore ne L'ultimo pastore, il la docu-fiction che racconta la storia del quarantacinquenne pastore bergamasco, uno degli ultimi pastori nomadi ancora attivi in Italia, l'unico ad essersi guadagnato l'aggettivo di 'metropolitano'. Una vita divisa tra le vette delle montagne e la provincia milanese, Renato non si è ancora stancato di esercitare il mestiere antico che aveva sempre voluto fare sin da bambino. Nonostante le difficoltà di farlo convivere con la modernità e con l'urbanizzazione selvaggia che ha sostituito prati e pascoli, Renato non ci pensa minimamente a mollare la sua attività. Incoraggiato e sostenuto moralmente dalla moglie, che in sua assenza deve badare a ben quattro figli, l'ultimo pastore cerca di trovare percorsi alternativi compatibili con le transumanze del suo gregge e si aggira con entusiasmo ancora oggi, nella Milano del 2012, con negli occhi la soddisfazione di aver realizzato un sogno.

L'ultimo pastore: il pastore Renato Zucchelli sui monti al pascolo in una scena del film
Con il suo sguardo rassicurante ed il suo sorriso sincero, il ciclopico Renato ci accompagna in questo viaggio tra le montagne e i grattacieli di Milano insieme al suo cane Neru e al suo socio, un amico burbero e strillone che chiama e litiga di continuo con un cane immaginario. Il trentaduenne regista e sceneggiatore milanese Marco Bonfanti, al suo esordio nel lungometraggio, riflette sul concetto di libertà nel nostro secolo disegnando il ritratto di un uomo rassicurante e semplice, una persona di forti sentimenti e dallo sguardo stralunato che è l'emblema di un mondo fantastico rimasto sospeso tra modernità e tradizione. Col suo gregge al seguito Renato è pronto ad invadere la grande metropoli solo per far in modo che i bambini del XXI secolo possano conoscere la figura del pastore ed apprezzare i valori importantissimi del suo mestiere: dedizione, passione e sacrificio.

L'ultimo pastore: il gregge di Renato Zucchelli per le strade di Milano
Docu-favola stravagante e colorata dai toni allegri e spensierati, L'ultimo pastore si distingue per lo sguardo incantato e sognante e per la bellissima colonna sonora originale, ad opera di Danilo Caposeno, che evoca atmosfere surreali e romantiche che trovano la giusta celebrazione nella scena finale, quella che ha fatto tanto parlare e che ha portato più di settecento pecore a spasso per piazza Duomo a Milano tra lo sbigottimento dei bambini e dei passanti. Un piccolo film indipendente capace di far sognare, di mettere in luce come la nostra presunta normalità spesso si costruisca su uno stravolgimento delle nostre radici e dei nostri bisogni reali e di mostrarci gli enormi limiti di una società che ha scambiato la felicità col progresso perdendo progressivamente il contatto con il suo passato. Significativa a questo proposito la risposta di uno dei bambini intervistati nel film, che alla domanda "se incontrassi un pastore cosa vorresti chiedergli?" replica ingenuamente "vorrei sapere come fa a portare tutte le mattine il latte al supermercato".

Recensione L'ultimo pastore (2012)
Luciana Morelli
Redattore
3.0 3.0
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