Recensione L'impostore (2012)

F come falso ma anche come Frédéric Bourdin, il vero nome del giovane che nel 1997, grazie alle sue capacità di trasformista, riuscì ad assumere l'identità di un ragazzo scomparso nel nulla tre anni prima: una vicenda raccontata da Bart Layton nel documentario L'impostore.

Recensione L'impostore (2012)

F come falso

Il 13 giugno 1994 Nicholas Barclay, un ragazzo di tredici anni residente nella periferia di San Antonio, in Texas, scompare misteriosamente dopo una giornata trascorsa a giocare a basket con gli amici, senza che la sua famiglia abbia più alcuna notizia di lui. Oltre tre anni più tardi, quando tutte le speranze di ritrovare Nicholas sembrano ormai vane, ai Barclay giunge una telefonata inaspettata che annuncia una notizia a dir poco sorprendente: Nicholas è ancora vivo e si trova in Spagna, a migliaia di chilometri dal luogo della sua sparizione, vittima di un sequestro e reduce da un lungo periodo di prigionia e di abusi sessuali. La madre e la sorella sembrano impazienti di riabbracciare il giovane e di riportarlo a casa... eppure qualcosa non combacia: troppi dettagli appaiono differenti fra il ricordo del ragazzo svanito nel nulla tre anni prima e il sedicente Nicholas, a partire dal colore degli occhi e dall'accento. Forse, la verità non è quella che sembra; e fra le pareti di casa Barclay potrebbe celarsi più di un mistero...

Video-recensione L'impostore


Il Camaleonte
The Imposter 2
A raccontare a viva voce una storia talmente sorprendente che sembra partorita dall'immaginazione di uno scrittore di thriller è lo stesso protagonista della vicenda alla base del documentario L'impostore: Frédéric Bourdin, nato a Nanterre, in Francia, il 13 giugno 1974 (il 13 giugno, casualmente la stessa data della sparizione di Nicholas), che sarebbe stato poi definito dalla stampa "il Camaleonte". Ed è proprio Frédéric, rivolgendosi alla macchina da presa, ad illustrare come riuscì ad appropriarsi dell'identità di Nicholas Barclay, spacciandosi per un adolescente scomparso dall'altra parte del mondo ben tre anni prima, a dispetto della differenza di età (Frédéric aveva addirittura sette anni più di Nicholas) e di alcuni particolari rivelatori. Una vicenda del tutto surreale, che ha catturato l'attenzione del documentarista britannico Bart Layton, alla sua prima produzione per il grande schermo: presentato al Sundance Film Festival 2012, L'impostore si è conquistato immediatamente le lodi della critica e ha fatto incetta di riconoscimenti, incluso il BAFTA Award per la miglior opera d'esordio. Del resto, un personaggio come Frédéric Bourdin - che non può non richiamare alla memoria Frank Abagnale, impersonato da Leonardo DiCaprio nel film del 2002 Prova a prendermi - aveva già stimolato l'interesse del cinema, ispirando nel 2010 la pellicola The Chameleon di Jean-Paul Salomé, con Marc-André Grondin in un ruolo ricalcato su Bourdin.

Fra verità e menzogna

The Imposter 3
L'approccio de L'impostore, tale da riuscire a renderlo un film teso ed appassionante, è per l'appunto quello di adottare gli stilemi di un thriller, con la sola differenza di mutare lo scenario di riferimento dalla fiction alla realtà. Un thriller in cui lo spettatore, fin dal principio, è consapevole - e dunque in qualche modo "complice" - dell'inganno perpetrato da Frédéric / Nicholas. Eppure, non tutto ci viene svelato subito: e la suspense del film deriva proprio dal processo di progressiva scoperta che ci accompagna tramite le immagini di repertorio, amalgamate a sequenze girate con l'ausilio di attori per "ricostruire" gli avvenimenti, e le testimonianze di Frédéric, dei familiari di Nicholas, ovvero sua sorella Carey e sua madre Beverly, dell'agente speciale dell'FBI Nancy Fisher e di Charlie Parker, anziano detective privato ossessionato dal caso di Nicholas (una figura che sembra partorita dalle pagine di un romanzo di Friedrich Dürrenmatt). Un coro polifonico di voci, ciascuna chiamata ad offrire la propria versione di una "verità" che appare quanto mai ingannevole ed effimera. Ed in tale aspetto è possibile individuare appunto il nucleo tematico dell'intera opera: l'inestricabile ambiguità del reale, in cui all'inganno perpetrato dal "trasformista" Frédéric si sommano altre domande destinate a restare senza risposta; come a voler ribadire che la menzogna, in fondo, è anche - e soprattutto - nell'occhio di chi guarda.

Il cinema come detection

The Imposter 4
Effettivamente, se osservato con attenzione, L'impostore si propone come un oggetto filmico, o piuttosto dovremmo dire un meccanismo narrativo, affatto semplice come potrebbe sembrare a primo impatto: perché, in perfetta aderenza con la 'natura' del personaggio al centro della scena, quello innescato da Bart Layton è un meccanismo che muta sotto i nostri occhi, rivelandosi qualcosa di molto diverso dal film a cui credevamo di assistere. Perché il mistero principale, il vero fulcro della storia, forse non riguarda neppure Frédéric Bourdin e le sue straordinarie abilità nell'arte di camuffarsi e fingersi qualcun altro, ma va ricercato altrove. E in tal senso, il film di Layton non fornisce risposte certe (secondo i canoni di un documentario tradizionale), ma prende una direzione assai più intrigante: pone dei dubbi, avanza delle ipotesi (spesso in contraddizione fra loro) e lascia che siano i veri protagonisti a parlare, a fornire il rispettivo punto di vista, mettendo lo spettatore nella difficile posizione di "investigatore" di un giallo tuttora senza soluzione, nel tentativo di stabilire a chi e a cosa credere. Una significativa lezione di suspense, ma - elemento ancor più importante - un'emblematica dimostrazione di come il cinema sia in grado, all'occorrenza, di offrirci una visione paradigmatica di quell'inevitabile fallibilità epistemologica alla radice della cultura e del pensiero del ventesimo secolo, ed applicabile anche alla nostra contemporaneità.

Stefano Lo Verme
Redattore
3.5 3.5
Privacy Policy