Recensione Dancing with Maria (2014)

Presentato nella Settimana Internazionale della Critica alla 71° edizione del Festival di Venezia, Dancing with Maria, primo lungometraggio di Ivan Gergolet, offre un intimo ritratto della danzatrice argentina Maria Fux e della sua concezione del ballo come espressione artistica dal valore terapeutico.

Recensione Dancing with Maria (2014)
Dancing with Maria

2014 – Documentario
4.0 4.0

Maria Fux è una vivace signora argentina di 92 anni, con un sorriso caldo e affettuoso e un corpo che, a dispetto di qualche chilo accumulato nel tempo, dimostra un'agilità, un'energia e una grazia a dir poco insospettabili, per una donna la cui età arriva oggi a misurare quasi un secolo.

Eppure, questi oltre nove decenni di esistenza non sembrano aver scalfito né la struttura fisica della signora Fux, che a malapena mostra qualche minimo segno di fatica, né tantomeno il suo spontaneo carisma: una giovialità e una sicurezza che Maria è in grado di infondere ai propri allievi con la semplicità di uno sguardo, di una carezza o di una parola affettuosa. Del resto, come ha affermato lei stessa, "La danza è l'incontro di un essere con gli altri"; ma, a giudicare dalle lezioni condotte dalla signora Fux, la danza sembra essere anche e soprattutto una via per incontrare se stessi, fino a raggiungere una personalissima, delicata armonia.

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Maria Fux acclamata dal pubblico nel biopic Dancing with Maria

Armonia del corpo e armonia dello spirito

Dancing with Maria: un'esibizione canora di Maria Fux nel biopic a lei dedicato

Ad entrare, con silenziosa discrezione, nella scuola diretta da Maria Fux è stato il documentarista Ivan Gergolet, nato a Gorizia e formatosi professionalmente al DAMS di Bologna, autore di una mezza dozzina di cortometraggi ed ora al suo primo cimento nel lungometraggio con Dancing with Maria, presentato nella Settimana Internazionale della Critica alla 71° edizione della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. Un progetto nato quasi per caso a Buenos Aires, dove la moglie del regista frequentava la scuola di Maria Fux, fino ad aver attirato l'attenzione di Gergolet su queste peculiarissime sedute di "danza-terapia", alle quali partecipa ogni tipologia di persone: tutti gli allievi, infatti, vengono spinti a superare le barriere imposte dal proprio corpo, che si tratti di una gamba claudicante o della sindrome di Down, di un handicap alla vista o di una forma di sordità. Alternando le riprese delle lezioni di Maria Fux con brevi interviste alle sue allieve, Gergolet, che ha curato personalmente anche la fotografia del film, tenta di portare alla luce il segreto (se così si può definire) di un'espressione artistica volta a far emergere il ritmo interno di ciascun individuo, al punto da ottenere una completa sintonia fra il corpo umano e lo spazio che lo circonda e lo avvolge.

Maria full of grace

Un'immagine di Maria Fux dal film Dancing with Maria

Nel corso di 75 minuti di durata, la cinepresa di Gergolet rimane quasi sempre ancorata ai movimenti dell'anziana insegnante e delle sue allieve, concedendosi solo brevissimi frammenti di filmati di repertorio e qualche fugace panoramica dello skyline e delle strade di Buenos Aires. Se nell'acclamato Pina 3D Wim Wenders si impegnava a restituire la magia del Tanztheater lasciando parlare unicamente le fascinose coreografie di Pina Bausch, Dancing with Maria segue un'impostazione più tradizionale, in cui l'inevitabile omaggio a Maria Fux non manca comunque di regalare qualche suggestione a livello visivo e alcuni spunti di notevole interesse (in primis il resoconto della storia di Maria Garrido, una "ragazza selvaggia" educata mediante la danza). Un'impostazione da cui deriva uno svolgimento diligente, ma incapace - o più probabilmente, affatto desideroso - di allontanarsi dalle convenzioni del filone documentaristico di riferimento, così come di problematizzare il tema al cuore della narrazione, magari provando ad ampliare lo sguardo o a creare uno "scarto", seppur minimo, rispetto alla formula adottata. Gergolet, al contrario, si attiene ai canoni prestabiliti limitandosi ad adagiarsi sul carisma di questa donna formidabilmente vitale; e di conseguenza, il film si accontenta di suscitare la curiosità dello spettatore (e forse era proprio questo il suo intento), ma senza provocare un'autentica emozione.

Conclusioni

Un primo piano della danzatrice Maria Fux dal biopic Dancing with Maria

Il regista Ivan Gergolet ci conduce all'interno della scuola di danza-terapia di Maria Fux, ballerina argentina ultranovantenne, registrando con discrezione ed ammirata reverenza le lezioni di questa donna dalla straordinaria vitalità, che esorta le proprie allieve ad acquistare un intimo senso di libertà e di armonia attraverso i movimenti del corpo. Ne risulta un documentario diligente ma dall'impostazione fin troppo convenzionale, preoccupato soprattutto di rendere omaggio al lavoro di Maria Fux e alla sua innovativa concezione della danza come capacità di superare i propri limiti fisici e mentali.

Stefano Lo Verme
Redattore
2.5 2.5
Venezia 2014
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