A.I. intelligenza artificiale

2001, Drammatico

La storia di A.I.

La storia della realizzazione del film fortemente voluto da Kubrick e infine realizzato da Spielberg.

Vincenzo Mele

Negli anni '60 lo scrittore di fantascienza inglese Brian Aldiss pubblica un breve racconto sulla rivista Harper's Bazar: il titolo è Super giocattoli che durano tutta l'estate. Il fulcro della storia è David, un robot-bambino che in compagnia del suo orsetto meccanico Teddy si chiede se la sua mamma lo ami davvero.

Poche pagine, un racconto fatto per lo più di scene brevi e interrogativi grandi. Non certo un capolavoro, ma che conteneva in sé alcuni elementi che fecero innamorare Stanley Kubrick, uno dei maggior registi di sempre. Kubrick, dopo la fine delle riprese di Barry Lindon, contattò Aldiss e acquistò i diritti del racconto, per poi mettersi al lavoro su una sceneggiatura che si rivelò complessa e insoddisfacente per circa 18 anni. Il regista, dopo la rottura del rapporto con Aldiss per via di divergenze d'opinione (Kubrick era sempre più propenso a fare una moderna versione di Pinocchio, Aldiss non ne voleva sapere), si mise al lavoro con parecchi altri scrittori, tra cui quell'Arthur C. Clarke con cui aveva firmato il copione di 2001: Odissea nello spazio. Anche questa collaborazione si rivelò infruttuosa, e al suo posto venne chiamato Ian Watson, che rimase poi fino alla fine.

Conosciamo tutti la maniacalità e il perfezionismo di Kubrick, e possiamo capire perché la gestazione di A.I. intelligenza artificiale fu così lunga. Innanzitutto, oltre ai problemi di script, c'erano quelli più pratici e concreti di trovare una linea visiva adatta, che la tecnologia degli effetti speciali anni '70 e '80 non potevano garantire.

Poi Kubrick, nel 1993, vide il primo Jurassic Park e capii che gli effetti digitali di quei dinosauri così realistici potevano essere apportati anche alla storia di David, lo struggente protagonista di quello che doveva essere il suo film. Nel corso degli anni, Kubrick, aveva intrecciato una solida amicizia con l'allora giovane Steven Spielberg, a cui aveva chiesto consigli sull'utilizzo degli effetti digitali, e da cui era nata l'idea di realizzare una produzione da dirigere insieme. Da Jurassic Park nacquero anche le convocazioni di almeno due tecnici dell'Industrial Light & Magic, la società che aveva curato gli effetti speciali del film, ai quali vennero chiesti consigli su come ricreare le scene più complesse.

Chiaramente, come per tutti i progetti kubrickiani, non possiamo avere la certezza che tutte le leggende che si sono moltiplicate nel corso degli anni siano vere. Anzi, il muro di segretezza che barricava tutti i suoi film fu eretto anche per A.I. e le notizie che si hanno sono per la maggior parte sicuramente false (come la fantomatica sceneggiatura firmata da Kubrick apparsa in Rete). Per cui non sappiamo quali siano i veri motivi che spinsero l'autore di Arancia Meccanica a mettersi al lavoro su un altro film, quel Eyes Wide Shut che sarebbe poi stato il suo ultimo capolavoro.

Infatti, nel marzo del 1999, Kubrick muore improvvisamente.

Successivamente, la famiglia del regista compie quella che credevano fosse la scelta che avrebbe preso lo stesso Kubrick: passare nelle mani di Spielberg il suo progetto forse più ambizioso, la realizzazione di Artificial Intelligence. Spielberg accetta, e basandosi, oltre che su due nuovi racconti di Aldiss sui supergiocattoli (scritti in previsione del film), sulle decine di migliaia di disegni, appunti e indicazioni del regista scomparso, ne scrive la sceneggiatura di suo pugno (cosa che non succedeva dai tempi di Incontri Ravvicinati Del Terzo Tipo).

La scelta del cast, o perlomeno del protagonista, non presentò particolari problemi. Spielberg stava già vagliando la possibilità di trasportare sullo schermo i primi due romanzi della serie Harry Potter, in un unico film d'animazione doppiato come di consueto da attori famosi. La voce del maghetto era già stata identificata con quella dell'attore-bambino Haley Joel Osment (Forrest Gump, Il Sesto Senso). Il progetto fu respinto, si dice dalla Rowling stessa, e Spielberg potè gettarsi a capofitto sul progetto A.I. Naturalmente Osment era perfetto anche per la parte di David, e venne scelto come protagonista del film. Completarono il cast Jude Law (Gigolo Joe), Frances O'Connor (Monica Swinton), Sam Robards (Henry Swinton), il piccolo Jake Thomas (Martin Swinton) e William Hurt (Professor Hobby). Successiva fu l'entrata nel cast di Robin Williams, che nel film presta solo la voce all'oracolo-videogioco Dottor Know (doppiato nella nostra lingua da Marco Mete, voce italiana "storica" di Robin Williams).

Uno degli aspetti più conosciuti del lavoro di Kubrick era la meticolosità con cui affrontava il proprio lavoro, che portava spesso a prolungare i tempi di ripresa (per girare l'ultimo, Eyes Wide Shut, ci vollero ben tre anni). Spielberg girò il film nei tempi canonici hollywoodiani, con l'appoggio produttivo di Jan Harlan (cognato di Kubrick e produttore di molti suoi film) e tutto procedette senza intoppi.

La produzione adottò una campagnia pubblicitaria abbastanza originale. Furono infatti messi online decine di siti diversi (da quello pseudo-ingegneristico dedicato al professor Hobby a quello che raccontava il disastro ecologico dello scioglimento delle calotte polari), ognuno dei quali conteneva piccole informazioni sul film. L'utente si trovava così a dover affrontare una sorta di caccia al tesoro per carpire il maggior numero di curiosità su un film per altro già attesissimo.

Artificial Intelligence venne presentato in anteprima Europea al Festival di Venezia 2001, ottenendo, come tutti i film che abbiano in qualche modo il marchio Kubrick, critiche contrastanti.
Ma questa, naturalmente, è un'altra storia.

La storia di A.I.
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