L'uomo d'acciaio

2013, Azione

L'uomo d'acciaio: le recensioni dei nostri lettori!

Ecco le sei recensioni che abbiamo selezionato tra quelle inviate dai nostri lettori. Un film che ha diviso, quello di Zack Snyder sul mito di Superman, scatenando un dibattito vivace e insolito, per la stagione estiva.

La redazione

Sei recensioni, sei prospettive e modi di esprimersi diversi per il nostro primo esperimento che abbiamo lanciato la scorsa settimana, e con il quale abbiamo invitato i nostri lettori a condividere con noi le loro recensioni de L'uomo d'acciaio, che poi abbiamo selezionato e incluso in questo articolo (le trovate di seguito, dopo questa breve presentazione). Un esperimento al quale abbiamo deciso di dare un seguito, e che vogliamo riprendere periodicamente, già a partire da domani con World War Z. In questo caso la nostra iniziativa ha evidenziato il modo in cui è stato accolto il film su Superman diretto da Zack Snyder: si tratta di un film che ha diviso nettamente il pubblico e sollevato un dibattito vivace, che a noi ha fatto piacere, considerato che siamo già in estate e com'è risaputo, in questo periodo dell'anno il cinema passa in secondo piano.
Prima di lasciarvi alle recensioni dei nostri lettori che abbiamo selezionato questa settimana, vi segnaliamo il link alla nostra recensione de L'uomo d'acciaio, e il link alla pagina con tutti gli altri commenti che sono stati condivisi per questa iniziativa, che non abbiamo potuto includere in questo articolo e a cui comunque va il nostro ringraziamento per aver partecipato.

MarcoValerio - Più Kryptonite Per Tutti

L'uomo d'acciaio: Henry Cavill, Amy Adams e Antje Traue in una sequenza
A sette anni di distanza dal fallimentare tentativo di Bryan Singer con Superman Returns, la Warner ha provato a rimettere in piedi la saga del supereroe forse più famoso dell'universo fumettistico, ma, al contempo, con il minore appeal e fortuna cinematografica.
Affidandosi alle sapienti mani capaci di rilanciare la serie di Batman dalla sciagurata deriva schumacheriana (David S. Goyer alla sceneggiatura e Christopher Nolan in veste di co-produttore), L'uomo d'acciaio nasce con la velleità di ridare dignità autoriale e maturità artistica all'universo di Superman. Un'operazione tanto apprezzabile in sede progettuale quanto fallimentare alla prova dei fatti: L'uomo d'acciaio è, infatti, sospeso tra ambizioni alte e mero intrattenimento fracassone, mal coniugando due divergenti anime che tra loro non comunicano.
Da una parte l'ipertrofismo spettacolare, reiterato fino allo stremo, tipico del cinema di Zack Snyder, dall'altro l'epos ricercato, la costruzione drammaturgica e l'approfondimento psicologico dei personaggi tipico della saga batmaniana partorita da Nolan. Nel caso de L'uomo d'acciaio, il primo aspetto finisce col prendere nettamente il sopravvento sul secondo: il modello alla Sucker Punch annichilisce quello alla Cavaliere Oscuro, ridimensionando in corso d'opera tutto ciò che è altro rispetto al rutilante accumulo di azione, effetti speciali, "meraviglie" visive e stordenti baraonde sonore. Di Nolan c'è solo l'aspetto più deleterio dell'ultimo Il Cavaliere Oscuro - Il Ritorno, ovvero un gigantismo asfissiante, l'ostinata e ripetitiva ricerca di una spettacolarità bigger than life alla lunga stancante e noiosa.
L'uomo d'acciaio si regge su una trama esilissima dove le conflittualità interiori di Clark Kent/Kal-El sembrano essere più un pretesto che una reale necessità narrativa, velocemente dimenticate per non sottrarre tempo prezioso alle disorientanti e interminabili sequenze action che si accumulano senza tregua, senza mai davvero intrattenere e sotterrando qualsiasi aspirazione adulta di un cinecomic che preferisce, al contrario, appiattirsi su un'estetica da videogame.
Tutto è banalizzato in nome di un enorme Barnum visivo e sonoro e le potenzialità narrative del film (interessanti, almeno stando alle premesse) vanno completamente sprecate. Non è un caso che i momenti migliori de L'uomo d'acciaio siano quelli in cui Superman mette da parte lo scontro con i nemici e si confronta con il suo oscuro passato per mezzo delle sue due figure paterne: Kevin Costner è un ottimo Pa Kent, capace di emozionare, ma sacrificato troppo presto e in maniera decisamente forzata, mentre Russell Crowe riesce ad essere un convincente Jor-El, lontano dall'ampollosa superficialità del Marlon Brando del primo Superman firmato da Richard Donner.
Sufficiente la prova del cast di contorno (Amy Adams, Sally Field, Laurence Fishburne), mentre da rivedere il protagonista Henry Cavill, dall'atletismo funzionale ma eccessivamente impostato, soprattutto nei (pochi) passaggi drammatici. Nota a margine per un deludente Michael Shannon, un generale Zod caricaturale, ennesimo personaggio negativo con sguardo spiritato, ruolo sul quale l'interprete di Revolutionary Road e Boardwalk Empire - l'impero del crimine sembra essersi fossilizzato.
L'uomo d'acciaio è una cocente delusione per chi si aspettava una pellicola supereroistica matura, complessa e d'intelligente entertainment: è, invece, un prodotto opprimente, la cui maestosità spettacolosa colpisce con grossolana irruenza occhi, orecchie e mente dello spettatore senza lasciare nulla se non un gran mal di testa finale. Per chi si accontenta.

Gattomatto69 - La passione di Kal-El

Un primo piano di Henry Cavill nei panni di Superman in L'uomo d'acciaio
Archiviata la trilogia batmaniana di Nolan, la Warner/Dc non poteva restare con le mani in mano di fronte ai Marvel Studios e ai successi al boxoffice annunciati che rispondono al nome di Fase Due.
Era necessario avviare un processo simile degno della Distinta Concorrenza (nome con il quale viene chiamata la DC Comics dalla propria controparte). Dopo il flop forse anche immeritato di Lanterna Verde al cinema c'era bisogno che qualcuno si prendesse sulle spalle questo vasto universo e chi meglio del supereroe per antonomasia, l'ultimo figlio di Krypton: Superman!
Le aspettative e le pressioni erano tante ma immersi nel buio della sala ci ritroviamo catapultati in un mondo alieno a noi sconosciuto, originale come forse non ci saremmo aspettati, una ristrutturazione di un backround che davamo ormai per scontato. Un mondo che ci fa percepire come ci sia molto di più rispetto a quello che osserviamo sullo schermo.
Zack Snyder si nota, senza però essere invadente: quella fotografia, quelle immagini, quei movimenti di macchina danno a Superman una lettura nuova, fresca e viva.
Ma è forse la parte più priva di effetti speciali che ci scalda il cuore avvicinandoci alla vita e all'infanzia di Clark Kent, ragazzo cresciuto nel Kansas che mostra dentro di sè tutto quello che potrebbe essere il nuovo salvatore della Terra disceso dal cielo. Un dio che si limita ad essere l'angelo custode dell'umanità.
Ormai un terrestre a tutti gli effetti si troverà a scontrarsi contro le sue origini ed il suo mondo di appartenenza. Proteggendo quel pianeta che l'ha adottato e che pian piano riuscirà a fidarsi di lui.
La seconda parte del film è un eterno scontro per la sopravvivenza tra terrestri e kryptoniani, con in premio il nostro pianeta. Combattimenti degni di un cartone animato giapponese che ci lasciano senza fiato fino al colpo di scena finale. Un nuovo eroe è nato ma non è solo, questo mondo presto ne vedrà apparire degli altri ma nonostante i suoi retaggi, abbiamo già di fronte il più umano di tutti.

Anonimo (Giu. 22, 2013, 3:04 p.m.) - Un Superman "Necessario"##
Henry Cavill nei panni di Superman in una scena de L'uomo d'acciaio
Dopo Batman è arrivato il turno di dare il benvenuto ad un altro grande personaggio DC: Superman! Finalmente protagonista di un film degno del suo nome che non mancherà di emozionare grandi e piccini. Zack Snyder riporta nelle sale uno degli eroi americani più amati e idolatrati, e allo stesso tempo, più odiati e bistrattati di sempre. Un supereroe rognoso, atipico e "poco umano" per molti. Il cui essere "invincibile" lo avvicina, a conti fatti, più ad un dio che ad un comune mortale, negandone così verosimiglianza e empatia. Una difficile operazione quindi, volta a ricreare un personaggio pur rispettandone i canoni e le origini del passato, cercando un equilibrio fra il nuovo e il vecchio, il cartaceo originale e la saga cinematografica. Un'operazione che, soprattutto grazie al talentuoso realismo di Nolan (qui in veste di produttore) e ai vezzi visionari di Snyder, riesce pienamente, trionfando proprio laddove tanti suoi predecessori avevano fallito. Azzerata l'ironia dei film precedenti, L'uomo d'acciaio si presenta da subito con toni spiccatamente "dark" e seriosi, in contrasto certo son il supereroe per famiglie di Donner e Singer, ma più vicino alla profondità narrativa dei fumetti e all'indirizzo dato da Nolan nella sua trilogia del il Cavaliere oscuro. Kal-El è finalmente un EROE, ma prima di tutto un essere umano, allevato sulla Terra da Jonathan e Martha Kent dopo essere stato salvato dalla distruzione del suo pianeta natale: Krypton (vivo di una ricostruzione in CGI meravigliosa, che farà sbavare i fan più accaniti). Accudito e cresciuto nel Kansas con una rigida disciplina morale, tipica delle famiglie dell'America più profonda, imparerà ad affinare i suoi sensi, i suoi poteri, ma soprattutto a capire quale posizione riveste nel mondo. Come reagirebbero le persone se dovessero scoprire della sua esistenza? Sarebbero pronte ad accettarne la rivelazione? Quali sconvolgimenti porterebbe a livello scientifico? Politico? In un vortice di sequenze meravigliose, forti di un montaggio "sporco" e disincantato, arriviamo così a un Clark vagabondo, in cerca di sé stesso e di uno scopo. La verità, verrà trovata nella voce del padre biologico, Joer-El, che ricorderà al figlio quanto sia importante il suo agire sulla Terra, quanto valore abbiano le sue scelte. Quanto sia decisivo il suo rivelarsi, per permettere alle genti di ogni parte del mondo di seguirlo e unirsi con lui in un annuncio di speranza (voluti i riferimenti cristologici) e fratellanza. Un Superman "globale" quindi, come annunciato dallo stesso Snyder in precedenza, che avrà a che fare con minacce, di conseguenza, "globali". Qui incarnate nell'esercito del temibile Generale Zod, soldato di Krypton, bandito dal pianeta (poco prima che venisse distrutto) per aver tentato un colpo di stato e aver ucciso il padre di Clark, Joer-El. Rispettando la parola data ha viaggiato ininterrottamente per l'universo alla ricerca di Kal e di un nuovo sistema da poter colonizzare, giungendo così sulla Terra. Un Superman dai toni molto epici, che non si risparmia scazzottate e battaglie spettacolari. Un Superman più aggressivo, arrabbiato, che forse farà storcere il naso a molti, ma che inevitabilmente conquisterà molto di più per la sua componente umana. Merito soprattutto di una sceneggiatura (molto fumettistica vorrei precisare) fresca e originale e di interpreti coi contro coglioni, come Russell Crowe, Kevin Costner, Michael Shannon e, non ultimo, Henry Cavill, perfettamente adagiato nella parte dell'uomo d'acciaio. Un film non perfetto, è chiaro, ma il film di Superman NECESSARIO. In grado di stabilire un punto di contatto fra due diverse generazioni di fan. Un film in grado di rivitalizzare un franchise per troppo tempo rimasto nell'ombra e snaturato da interpretazioni poco apprezzate. Vista la tanta carne al fuco e la velocità degli eventi con cui viene narrata la storia, pare che Goyer e Snyder abbiano voluto incanalare (nel migliore dei modi ripeto) tutto il potenziale derivato da una saga come questa in un prodotto della durata di due ore e mezze. Lasciando la promessa di un più attento sviluppo per i prossimi sequel. Un biglietto da visita, forse. Ma che lascia ben sperare per il nuovo indirizzo della DC. Voto: 8,5 Giuseppe T. Chiaramonte _
Superman vola alto, ma non convince completamente.
La prima immagine di Henry Cavill in Superman: Man of Steel
E' stato detto all'infinito. Il nuovo film sul supereroe americano per eccellenza sarebbe stata una nuova nascita. Niente di più corretto. Il patto che Zack Snyder fa fin dall'inizio è proprio quello e il suo nuovo lavoro va dritto per la sua strada con grande coerenza. Ma _Man of Steel
non è per nulla esente da difetti, soprattutto nella scrittura che in alcuni punti, dove il film sembra che stia andando fortissimo, va invece sfracellandosi nel corso di due battute. Ed è un peccato, perchè poi per il resto non è nemmeno così male, ma quei nei rimangono impressi in modo indelebile nella mente dello spettatore. Snyder cambia completamente registro rispetto al suo solito e sceglie di girare il film con uno stile prevalentemente di macchina a spalla e zoom, che se può essere un punto interessante e a favore soprattutto nella prima parte, la migliore del film, crea invece molta confusione nelle parti di combattimento (complice anche una delle peggiori proiezioni alla quale abbia mai assistito) e una certa ripetizione fastidiosa di alcuni elementi di regia. Hans Zimmer azzecca un bellissimo tema musicale, già sentito nel trailer lungo, e che da solo racconta il percorso del "nuovo" supereroe. Ma come da qualche pellicola a questa parte non fa altro che ripetere sè stesso e a parte qualche momento davvero memorabile (il primo volo di Superman, per esempio) il resto si perde in un gran fracasso musicale. Insomma, Man Of Steel è sicuramente un film che lascia sbalorditi, intrattenimento che funziona, con una nuova lettura più realistica di Superman, ma non completamente funzionante, con una componente visionaria unica che solo Snyder poteva tirar fuori (la visione di Krypton potrebbe valere da sola tutto il film), ma che si perde in alcuni dettagli apparentemente trascurabili.
Udi - _Un Rilancio Azzeccato!
Henry Cavill in una scena de L'uomo d'acciaio
Un film che finalmente dopo anni, tralasciando il flop del 2006 ad opera di Bryan Singer, riporta sul grande schermo le gesta del supereroe più importante dei fumetti. Zack Snyder riesce a riadattare tutto nel modo giusto, portando un nuovo Superman più fresco e reale sui grandi schermi. Con spavalderia modifica particolari che potrebbero disturbare i fan più sfegatati della storia classica, ma che andavano necessariamente rielaborati per rendere tutto il più realistico possibile e al passo coi tempi, distante dall'universo favolistico dei fumetti e degno di essere associato al cinema hollywoodiano. Affiancato da Nolan nel tessere la trama e da Hans Zimmer per la colonna sonora, l'opera di Snyder riesce a non deludere del tutto e a rimodernizzare un classico immortale. Con meticolosità - anche nella scelta del cast, con attori stellari e nuove leve che si calano con successo nei rispettivi ruoli - questa regia ha lavorato per rendere Superman più verosimile e "umano". Hanno approfondito e introspettito il protagonista principale in maniera esauriente, introducendo inoltre l'espediente dei flashback, non troppo invasivi e prolissi, ma posti al momento giusto per mostrare gli antefatti del personaggio. La trama è molto scorrevole e coinvolgente, e i dettagli dei costumi e delle ambientazioni affascinano lo spettatore, catturando con successo la sua attenzione per tutta la durata della pellicola e non sembrando affatto surreali. Sebbene la seconda metà del film sia in effetti un po' più piena di azione ed effetti speciali, il resto fa la sua parte nel coprire i difetti. Vissuta in 3D la parte finale, nel centro dell'azione, è sicuramente più appetibile e meno stancante, ma del resto le aspettative non potevano essere altre: stiamo parlando di un'invasione aliena, di superpoteri irradiati dal sole e persino di una terraformazione forzata. Metropolis è immersa nella distruzione durante lo scontro finale tra i kryptoniani e Kal-El, e forse è sottovalutato il fatto che tutta quella devastazione dovrà inevitabilmente avere delle conseguenze non da poco per la città e i suoi abitanti! Molti aspetti della storia originale e dei vari personaggi, saltando quelli necessariamente modificati, sono mancanti o scarsamente approfonditi, ma si è trattato del resto di un primo capitolo - concentratosi maggiormente su Kal-El e le sue origini - e vi sarà sicuramente tempo per introdurli in futuri film. Questo lungometraggio, anche se con qualche leggerezza, reintroduce la figura di Superman alle nuove generazioni in modo innovativo e originale, tant'è che il titolo voluto da Nolan non è il prevedibile e scontato _Superman
che potevamo aspettarci, ma L'uomo d'acciaio: vengono ovvero usate altre parole per descrivere tale figura, in modo singolare. Ottimo rilancio dunque di un personaggio - benché immaginario - importante nell'immaginario collettivo, un ideale di speranza, coraggio e altruismo.
Simone Santi Amantini - _L'uomo d'acciaio di Zack Snyder_
L'uomo d'acciaio: Laurence Fishburne in una scena del film con Rebecca Buller
Credevo moltissimo in questo film, visto l'unione formidabile di menti geniali quali Christopher Nolan, David S. Goyer e Zack Snyder. E visto quanto quello splendido teaser prima, e quel trailer poi, ci avevano mostrato. Sembrava veramente che L'uomo d'acciaio potesse portare ancora più in alto il percorso di resa artistica ed autoriale del genere blockbuster e del genere supereroi: più in alto di quanto avesse fatto già lo stesso Nolan con la trilogia di Batman. Invece delude, molto miseramente, molto imprevedibilmente, e molto, ma molto, banalmente. Non solo questo prodotto non possiede le qualità e peculiarità dei film di Nolan, ma nemmeno di altri film su supereroi già realizzati, e nemmeno di blockbuster più recenti, vedi l'eccezionale risultato raggiunto da Into darkness - Star Trek. Funziona poco, pochissimo, dell'ultimo film di Snyder, dalla sceneggiatura, alla regia, effetti speciali, e interpretazioni degli attori. Il film è lungo, eccessivamente, e lento, ma paradossalmente troppo rapido nei cambi di ritmo, negli intrecci cruciali della storia. Lo spettatore è catapultato in qua e là, tra presente e passato, e ogni sequenza è raccontata senza ragionata profondità e senza il giusto ritmo. Troppe facilonerie insite nel racconto narrato, che fanno scadere il prodotto già prima di poterlo assaggiare (tra tutte la evidente e stucchevole analogia con la parabola storica di Cristo). Traspare ed è evidente l'intento di rendere la storia più potente sotto molti punti di vista, dalle tematiche narrate, come l'esclusione del diverso, l'ineluttabilità del destino, che fa da contraltare al libero arbitrio, la speranza, la ricerca intesa come ricerca interiore di se stesso, e esteriore di quel "altro", che per Superman significava famiglia, fratello, suo simile, riservando ampio spazio ai dialoghi, e con inquadrature sofisticate, alcune di squisita essenza cinematografica, perché riempite dal dettaglio e dal particolare, che diventano qualcosa di gigantesco e fondamentale. Ma eccede Snyder, eccede e non centra il bersaglio: la mdp continuamente a spalla non ha senso per un film che vive e respira soprattutto dell'ossigeno delle imponenti inquadrature da intrattenimento puro; e sinceramente riprendere ogni qualsiasi cosa che vola nel film allo stesso modo, a campo lungo, con zoom in avanti a scatti, diventa insopportabile e nauseante.
L'uomo d'acciaio, detto anche Man of Steel, non ha la profondità dei film su Batman: Clark Kent non vive i dubbi interiori che guastano e disturbano l'animo di Bruce Wayne, e Zod, il cattivo di turno, non ha di certo lo spessore di un Joker o di un Bane, ma nemmeno di altri villain apparsi nel grande schermo: privo di sostanza, non è costruito su un background stratificato come quello che eleva in alto i potenti nemici di Batman e non solo; e non fa nemmeno paura: non crea, non si crea, e l'interesse dello spettatore nei suoi confronti svanisce fin da subito. L'uomo d'acciaio non ha nemmeno il carattere esistenziale e filosofico di Watchmen, dello stesso Snyder: ci prova, ambisce ad averne addirittura di più, ma i dialoghi troppo spesso arrivano subito al centro del problema senza farci rendere conto del contesto circostante, fondamentale per non sentirsi spaesati e spersi. Così a volte alle nostre orecchie giungono insegnamenti importanti, tramandati non solo a parole, ma anche attraverso le immagini, ma pochi di questi trovano felice corrispondenza con il film e la storia narrata; altri, la maggior parte, purtroppo, restano come aforismi di un libro di aforismi, che non si struttura come racconto narrativo. Ma questo è un film. Un film che delude, amaramente. Che fa fatica anche, semplicemente, ad intrattenere, perché l'azione quando arriva abbonda, imbrattando tutto il resto. Un prodotto mancato, un mix d'autori che non ha funzionato. Questa volta. Ché io non mi sento di bocciare, per il futuro. Anzi.

L'uomo d'acciaio: le recensioni dei nostri...
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