Stasera su Rai 1 in prima serata ancora un appuntamento con il cinema che si ispira alla realtà più cruda. Se il film in onda ieri riportava gli spettatori negli orrori della Seconda guerra mondiale, con Un futuro aprile si torna indietro di poco più di 40 anni, nella Sicilia sconvolta dagli attentati mafiosi.
La storia è quella della strage di Pizzolungo, raccontata da Margherita Asta (figlia e sorella delle vittime innocenti dell'attentato) nel libro Sola con te in un futuro aprile, scritto con Michela Gargiulo ed edito da Fandango Libri.
La trama completa di Un futuro aprile
Cosa può legare per sempre una spigliata ragazzina di 11 anni di Trapani ad un intransigente e temuto giudice di Trento, trasferito a Trapani per proseguire le indagini del giudice Ciaccio Montalto, ucciso dalla mafia? Apparentemente niente, se non il destino.
2 aprile 1985: due auto, una dietro l'altra, viaggiano sulla strada che collega Pizzolungo a Trapani. In una c'è Barbara Asta con i due figli gemelli di sette anni, nell'altra il giudice Carlo Palermo, trasferito alla procura di Trapani solo pochi giorni prima. Le auto si affiancano per un attimo e proprio in quel momento l'autobomba parcheggiata sul lato della strada esplode seminando morte: il giudice Palermo viene ferito, mentre Barbara e i suoi gemelli non sopravvivono all'attentato.
Margherita Asta, 11 anni, si salva perché è a scuola, ma perde la madre e i fratellini in quella strage di mafia. Il padre Nunzio segue per anni le indagini della procura e i processi che accusano mandanti ed esecutori, senza che vengano identificati i veri colpevoli. Convinta inizialmente che la tragedia sia colpa del giudice, Margherita cresce tra dolore e ricerca di una giustizia che sembra non arrivare mai.
Dopo la morte del padre, si costituisce parte civile in un nuovo processo che porta finalmente alla condanna dei mandanti. Solo allora decide di incontrare Carlo Palermo, sopravvissuto ma devastato dal senso di colpa: il loro incontro diventa un momento umano e intenso di riconciliazione e rinascita.
Nel cast anche Francesco Montanari e Peppino Mazzotta
Diretto da Graziano Diana, Un futuro aprile è scritto dallo stesso regista insieme a Stefano Marcocci e Domenico Tomassetti con la collaborazione di Fabrizio Coniglio.
A guidare il cast i due protagonisti Francesco Montanari, nei panni del giudice Carlo Palermo, e Ludovica Ciaschetti, in quelli di Margherita Asta. Accanto a loro anche Peppino Mazzotta (Nunzio Asta), Anna Ferruzzo (zia Vita), Denise Sardisco (Antonina), Federica De Cola (Barbara Rizzo) ed Emanuele Aita (Saverio Monsanto).
La strage di Pizzolungo, la storia vera che ha ispirato il film
Il 2 aprile 1985 a Pizzolungo, in provincia di Trapani, Cosa Nostra progetta un attentato dinamitardo contro il magistrato Carlo Palermo. L'azione prevede l'esplosione di un'autobomba al passaggio del giudice, sulla strada provinciale per raggiungere il tribunale cittadino.
Poco dopo le 8:35, lungo il tragitto, il convoglio del magistrato (composto da un'auto blindata e una vettura di scorta) si avvicina al punto in cui era stato collocato l'esplosivo. In quel momento, una Volkswagen Scirocco guidata da Barbara Rizzo, 30 anni, con a bordo i suoi figli gemelli Giuseppe e Salvatore Asta, si trova accidentalmente tra l'auto del giudice e l'obiettivo dell'attentato.
L'esplosione viene innescata comunque e investe la vettura della donna, che fa da scudo all'auto del magistrato, rimasto ferito ma vivo. L'impatto è devastante: Barbara Rizzo e i due bambini muoiono sul colpo. Anche alcuni agenti della scorta riportano ferite più o meno gravi.
Le indagini e il processo
Le indagini sulla strage di Pizzolungo portarono inizialmente all'individuazione di alcuni mafiosi delle cosche di Alcamo e Castellammare del Golfo come esecutori materiali dell'attentato contro Carlo Palermo. Tra i nomi emersi figuravano Vincenzo Milazzo, Filippo Melodia e Gioacchino Calabrò, accusati di aver organizzato l'autobomba utilizzata nell'attentato del 2 aprile 1985. In primo grado arrivarono condanne all'ergastolo, ma negli anni successivi gli imputati furono assolti in appello e poi definitivamente dalla Cassazione.
La svolta arrivò grazie alle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, tra cui Giovanni Brusca e Francesco Di Carlo, che ricostruirono il coinvolgimento dei vertici di Cosa Nostra nell'attentato. Le nuove indagini indicarono come mandanti Salvatore Riina e Vincenzo Virga, mentre Baldassare Di Maggio venne accusato di aver trasportato l'esplosivo usato per preparare l'autobomba.
Nel 2002 Riina e Virga furono condannati all'ergastolo come mandanti della strage. Due anni dopo arrivò la stessa condanna anche per Baldassare Di Maggio. Successivamente, un nuovo filone investigativo portò all'apertura di un quarto processo celebrato a Caltanissetta nel 2019 nei confronti di Vincenzo Galatolo, ex capo della famiglia mafiosa dell'Acquasanta di Palermo. A indicarlo come uno dei mandanti fu la figlia Giovanna Galatolo, diventata testimone di giustizia.
Il processo si concluse nel 2020 con la condanna di Galatolo a trent'anni di reclusione, pena poi confermata sia in appello nel 2022 sia dalla Cassazione nel 2023.
Della famiglia colpita dall'attentato sopravvisse soltanto Margherita Asta, che all'epoca della strage aveva 11 anni. Negli anni successivi è diventata una delle voci simbolo della memoria delle vittime innocenti di mafia, collaborando attivamente con l'associazione Libera.