Quando uno dei luoghi-simbolo dell'animazione giapponese decide di guardare indietro, la storia torna improvvisamente contemporanea: è ciò che accade al Museo Ghibli, che nel festeggiare il ventesimo anniversario di una sua longeva iniziativa culturale, riporta sul grande schermo un'opera del 1941 tanto rara quanto fondamentale per la formazione di Hayao Miyazaki.
Il Museo Ghibli festeggia 20 anni riportando Hoppity va in città sul grande schermo
Secondo quanto riportato da Oricon, il Museo Ghibli ha organizzato un festival cinematografico speciale per celebrare i vent'anni di una delle sue attività più caratteristiche: la proiezione di film raccomandati da Hayao Miyazaki a beneficio di aspiranti animatori e curiosi dell'arte. Dal 16 al 29 gennaio, il cinema "Bunkamura Le Cinema Shibuya Miyashita" ospita quattro titoli che, a vario titolo, hanno segnato la storia dell'animazione mondiale.
Tra questi spicca Mr. Bug Goes to Town, noto da noi come Hoppity va in città (1941), film dei Fleischer Studios, gli stessi che diedero vita a Betty Boop e Popeye. L'opera, che racconta la storia di un cavalletta di nome Hoppity e del suo microcosmo urbano minacciato dagli esseri umani, ha influenzato in modo decisivo l'immaginazione dello stesso Miyazaki, contribuendo alla nascita di visioni poetiche come Il mio vicino Totoro e La città incantata.
Non si tratta però solo di un pezzo raro di animazione, ma anche di un simbolo di ciò che la rassegna vuole celebrare: l'idea che l'animazione sia prima di tutto un linguaggio, non un genere, e che questo linguaggio si trasmetta attraverso maestri, ispirazioni e opere che tornano alla luce dopo decenni.
Perché Miyazaki considerava Hoppity va in città un capolavoro mancato
Ufficialmente descritto come una commedia musicale, Hoppity va in città affronta il conflitto "umanità vs natura" attraverso una prospettiva sorprendente: quella degli insetti. La trama segue Hoppity, rientrato da un viaggio solo per scoprire che gli "uomini" stanno devastando l'ultima striscia di verde abitata dai suoi amici, dando il via - cita Oricon - "al difficile viaggio di questi minuscoli insetti, proprio sotto i piedi degli umani".
La pellicola fu realizzata sfruttando tutti i progressi tecnici introdotti dagli stessi Fleischer Studios. Il co-fondatore Max Fleischer aveva infatti inventato il rotoscopio - apparecchio per ricalcare filmati live-action e ottenere movimenti più fluidi - poi adottato anche in opere Disney come Biancaneve e i sette nani (1937), Cenerentola (1950), La Spada nella roccia (1963) e Pocahontas (1995). Vennero inoltre utilizzati scenari tridimensionali per aggiungere profondità alle immagini, un trucco visivo pionieristico per l'epoca.
Eppure, questo potenziale non brillò mai davvero: come ricorda il portavoce di Ghibli Junichi Nishioka, l'opera non poté godere di una reale distribuzione statunitense a causa dell'attacco a Pearl Harbor nel dicembre 1941, pochi giorni prima dell'uscita. Nishioka ha spiegato: "Tecnicamente, si dice che fosse superiore ai lavori Disney del periodo. Se il film fosse stato distribuito correttamente e fosse diventato un successo, credo che avrebbe senza dubbio cambiato la storia dell'animazione americana".
Per offrire contesto, la proiezione include anche il documentario di otto minuti The Mr. Bug Story e un rarissimo "pencil test" di pari durata. Completano il festival altri tre titoli animati: il canadese premio Oscar The Man Who Planted Trees (1987), il francese Kirikou and the Witch (1998) e lo spagnolo Wrinkles (2011). Le proiezioni si concluderanno il 29 gennaio 2026.