Sony affida a Zach Cregger il reboot di Resident Evil concedendogli totale libertà creativa. Un nuovo punto di partenza, lontano dal passato cinematografico del franchise, pensato per una nuova generazione e ispirato all'horror puro.
Una libertà totale per riscrivere Resident Evil
Quando si parla di reboot, spesso si intende una riorganizzazione prudente di elementi già noti. Nel caso di Resident Evil, invece, la parola chiave sembra essere "azzeramento". Dopo il successo di Weapons, Zach Cregger si è visto affidare da Sony non solo la regia del nuovo film, ma un controllo creativo totale sull'intero progetto. Un assegno da 20 milioni di dollari e, soprattutto, una fiducia che ha pochi precedenti recenti nel cinema mainstream.
A confermarlo è Oliver Berben, CEO di Constantin Film, che ha definito il film una "configurazione completamente nuova" del franchise, "molto lontana da tutto ciò che è stato finora associato a Resident Evil, semplicemente perché Zach Cregger ha uno stile tutto suo". Non un'aggiunta marginale, ma un cambio di DNA. Berben è stato ancora più esplicito: "Gli è stata data carta bianca per fare qualsiasi cosa volesse con questa IP".
L'obiettivo dichiarato non è solo raccontare una nuova storia, ma permettere "a una nuova generazione di prendere l'IP nelle proprie mani e plasmarla in qualcosa di diverso". Una dichiarazione che suona come una presa di distanza netta dal passato cinematografico del marchio, segnato da sette film guidati da Milla Jovovich, capaci di incassare oltre 1,2 miliardi di dollari globali ma anche di attirare critiche costanti per lo scollamento dal materiale videoludico originale.
Cregger, da parte sua, non ha cercato di rassicurare i fan più ortodossi. Ha ammesso di non aver nemmeno visto quei film e ha chiarito che il suo approccio non seguirà rigidamente la lore dei videogiochi. Una scelta che ha già alimentato discussioni accese, ma che si inserisce coerentemente nella promessa di una rottura radicale.
Dalle radici horror a un nuovo incubo cinematografico
Se il passato viene messo tra parentesi, le influenze dichiarate raccontano però molto della direzione intrapresa. Zach Cregger ha citato apertamente Evil Dead II di Sam Raimi come riferimento, suggerendo un ritorno a un horror più fisico, sporco e imprevedibile, lontano dall'action ipertrofica che aveva dominato i capitoli precedenti.
La sceneggiatura, scritta a quattro mani con Shay Hatten (Army of the Dead), dovrebbe riportare Resident Evil verso le sue origini più cupe. Secondo le prime indiscrezioni, la storia ruoterà attorno a un corriere in difficoltà, coinvolto suo malgrado in un'apocalisse virale mentre tenta di consegnare un pacco in un ospedale isolato. Un punto di vista basso, quasi quotidiano, che richiama l'orrore vissuto "dal basso" più che l'epica globale.
Il ruolo principale è affidato a Austin Abrams, volto che ben si presta a incarnare un protagonista vulnerabile, lontano dall'eroismo muscolare. Un dettaglio che rafforza l'idea di un film più concentrato sull'esperienza umana del disastro che sullo spettacolo fine a sé stesso.
Non è un caso che questo progetto venga descritto come un tentativo di rivitalizzare non solo Resident Evil, ma anche il cinema zombie nel suo complesso. Dopo anni di saturazione e formule ripetute, l'operazione Cregger punta a rimettere il disagio, la paura e l'incertezza al centro del racconto.
Sony ha già fissato l'uscita nelle sale per il 18 settembre 2026. Una data che segna non solo il ritorno di un brand storico, ma anche un esperimento industriale raro: affidare una proprietà multimilionaria a una visione autoriale senza rete di sicurezza. Un rischio calcolato, che potrebbe finalmente dare a Resident Evil il film che, finora, non ha mai davvero avuto.