Un detective, una storia d'amore e un noir anni '30 che promette di spingersi dove pochi film mainstream osano arrivare: cCon De Noche, Todd Haynes cambia ancora registro e affida a Pedro Pascal un ruolo che potrebbe segnare una svolta nella sua carriera.
Un noir sentimentale che guarda oltre i confini del genere
Le prime immagini dal set di De Noche rivelano immediatamente la direzione estetica e narrativa del nuovo film di Todd Haynes. Girato a Guadalajara, il progetto si presenta come un noir d'epoca ambientato negli anni '30, ma con una prospettiva che ribalta le convenzioni del genere: al centro non c'è solo un mistero, bensì una storia d'amore tra due uomini.
A guidare il racconto è Pedro Pascal, subentrato a Joaquin Phoenix in un passaggio produttivo che ha attirato non poca attenzione. Accanto a lui, Danny Ramirez completa un duo che promette di incarnare una dinamica emotiva complessa, immersa in un contesto visivo elegante e stratificato.
Il progetto nasce dalla collaborazione tra Haynes e lo sceneggiatore Jon Raymond, e si inserisce perfettamente nella filmografia del regista, da sempre attratto da storie che esplorano identità, desiderio e tensioni sociali. Non è un caso che il film sia stato pensato fin dall'inizio come un'opera audace, capace di spingersi oltre i limiti tradizionali della rappresentazione, anche attraverso una classificazione NC-17.
Eppure, al di là dell'elemento provocatorio, ciò che emerge è soprattutto una volontà di raccontare un'intimità autentica, inserita in un contesto narrativo che richiama i grandi classici del noir, ma li rilegge con una sensibilità contemporanea. Un equilibrio delicato, che potrebbe trasformare De Noche in qualcosa di più di un semplice esercizio di stile.
Un progetto ambizioso tra eredità autoriale e nuove prospettive
Guardando alla carriera di Todd Haynes, è difficile non riconoscere una coerenza di fondo: da Carol a Far From Heaven, passando per Velvet Goldmine e Dark Waters, il regista ha sempre costruito mondi visivi raffinati, capaci di intrecciare estetica e contenuto con una precisione quasi musicale. De Noche sembra inserirsi in questa traiettoria, ma con un'energia nuova, più diretta.
Interessante anche il cambio dietro la macchina da presa: al posto dello storico collaboratore Edward Lachman, la fotografia è affidata a Michael Dymek, giovane talento già apprezzato per lavori come EO e The Girl With the Needle. Una scelta che suggerisce una volontà di rinnovamento visivo, pur mantenendo una forte identità autoriale.
Il film, al momento privo di una data di uscita ufficiale e di un distributore, sembra però avere un destino già scritto: quello dei grandi festival internazionali. L'ipotesi di una première a Cannes nel 2027 appare più che plausibile, considerando il profilo del progetto e il nome del regista.
Nel frattempo, l'attesa cresce anche grazie alla curiosità attorno al tono dell'opera. Le dichiarazioni emerse durante lo sviluppo raccontano un processo creativo spinto, quasi esplorativo, in cui i limiti venivano costantemente messi in discussione. Un approccio che riflette una precisa idea di cinema: non rassicurante, ma capace di interrogare lo spettatore.
Con De Noche, Haynes sembra voler costruire un racconto che non si limita a evocare un'epoca, ma la attraversa per parlare al presente. E forse è proprio questa tensione - tra passato e contemporaneità, tra forma e contenuto - a rendere il progetto così magnetico già in fase di lavorazione.