Netflix non danneggia le sale cinematografiche, secondo un nuovo studio

Netflix non danneggia le sale cinematografiche secondo quanto rivelerebbe un nuovo studio statistico.

Netflix è stata spesso accusata di avere degli effetti negativi sulla situazione economica delle sale cinematografiche, tuttavia un nuovo studio condotto dal gruppo Quantitative Economics and Statistics di EY dimostra che le persone che vanno in sala con maggiore frequenza accedono inoltre ai contenuti in streaming più volte rispetto agli altri consumatori di opere audiovisive.

Il lavoro compiuto sostiene che le persone che sono andate nove o più volte in sala negli ultimi 12 mesi hanno consumato una percentuale maggiore di contenuti in streaming, circa 11 ore settimanali, rispetto a chi è andato a vedere un film nei cinema una o due volte nell'ultimo anno, che ha visto circa sette ore sulle piattaforme online.

Sala cinematografica
Sala cinematografica

Allo studio, commissionato dall'organizzazione National Association of Theater Owners, hanno partecipato oltre 2.500 persone. Phil Contrino, a capo del settore media e ricerca del gruppo, ha dichiarato: "Il messaggio è che non c'è una guerra tra lo streaming e la distribuzione tradizionale. Le persone che amano i contenuti li stanno guardando su più piattaforme e tutte le piattaforme hanno un proprio posto nella mente dei consumatori".

Lo studio riporta inoltre che quasi il 50% delle persone che non sono andate al cinema negli ultimi 12 mesi non ha visualizzato contenuti online e solo il 18% di chi ha evitato le sale ha visto più di otto ore di contenuti in streaming.

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I partecipanti allo studio di età compresa tra i 13 e i 17 anni, inoltre, hanno visto in media circa 7.3 film nei cinema e visto 9.2 ore di contenuti online, tra le cifre più alte se confrontate con ogni fascia di età presa in considerazione. Gli abbonamenti alle piattaforme di streaming, tuttavia, sembrano avere avuto delle conseguenze sugli utenti che hanno deciso di cancellare i propri abbonamenti alle tv via cavo, molto probabilmente a causa di situazioni economiche che obbligano a effettuare una scelta relativa ai servizi a cui accedere.