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Neri Parenti: "Per Aurelio De Laurentiis i film erano validi se scattavano tre boati in sala"

Neri Parenti ha raccontato alcuni retroscena sulla sua carriera, come la volta in cui Aurelio De Laurentiis gli ha fatto firmare un contratto in cui valutava la validità di un suo film con tre boati in sala.

NOTIZIA di 24/11/2020

Un produttore esigente per il quale ha firmato contratti con clausole bizzarre: così Neri Parenti ha descritto Aurelio De Laurentiis svelandone un aspetto meno conosciuto.

Neri Parenti ha raccontato nel suo nuovo libro "Due palle... di Natale", da poco uscito in libreria, alcuni interessanti retroscena della sua carriera da regista, aneddoti che ha anticipato in una recente intervista per Il Fatto Quotidiano. Uno di questi riguarda Aurelio De Laurentiis, che sul set veniva chiamato "Manolo", a sua insaputa.

"De Laurentiis in Merry Christmas era sempre lì (sul set) le maestranze avevano escogitato un trucco per parlarne male, senza il rischio di venir beccati: lo chiamavano 'Manolo' e aggiungevano ogni tipo di lamentela o insulto" - ha detto Parenti - "Fino a quando De Laurentiis si convinse che 'Manolo' fosse della troupe e, preoccupato da tante lagne, convocò il direttore di produzione: 'Questo tipo è dannoso. Licenzialo'. Non gli ho mai detto la verità. L'ho fatto ora nel mio libro."

Il produttore e il regista si conoscono da decenni e soltanto ora Neri Parenti racconta delle clausole "bizzarre" con cui ha firmato il contratto per De Laurentiis:
"Per il primo contratto con me, De Laurentiis inserì una clausola: il film è giudicato valido se durante la proiezione scattano tre boati in sala. Sono serissimo, da allora assisto a ogni prima proiezione, ho bisogno di un riscontro, è fondamentale la verifica: magari dei passaggi che tu ritieni infallibili, poi risultano mediocri e viceversa. A volte andavo alle proiezioni con Boldi, ad altre con De Sica, mimetizzati."

"Il mio esordio è legato alla fine degli anni Settanta, per John Travolto... da un insolito destino". - prosegue Parenti - "Io e Carlo Vanzina entrambi seduti su una panchina in centro a Roma, davanti al cinema. Lui verificava gli spettatori del suo Figli delle stelle, io ero pronto alla catastrofe per una pellicola assurda. E infatti nella mia sala non c'era nessuno. Dopo un po' sbuca una comitiva di orientali, vedono il cartellone, confondono Travolto per Travolta ed entrano. Quell'errore è stata la mia salvezza."