Mahmood e il caso Tisci: lui si nega, gli avvocati chiedono telefono e chat

Nuovi documenti depositati negli Stati Uniti citano Mahmood nel procedimento civile che coinvolge Riccardo Tisci. I legali chiedono accesso a telefono, SMS e messaggi WhatsApp del cantante italiano.

Mahmood e Riccardo Tisci

Emergono nuovi dettagli sulla causa civile che vede contrapposti il noto stilista italiano Riccardo Tisci e il trentacinquenne Patrick Cooper. Nei documenti ufficiali del tribunale federale di New York (Corte Distrettuale del Distretto Meridionale), che sta esaminando le pesanti accuse di presunta violenza sessuale mosse contro lo stilista, compare in modo esplicito anche il nome del cantante italiano Alessandro Mahmoud, in arte Mahmood.

Mahmood risulta indagato?

L'artista milanese, va subito specificato a tutela della sua totale estraneità ai fatti, non è in alcun modo accusato di reati né indagato, ma viene citato formalmente nel procedimento esclusivamente come testimone per ricostruire la dinamica delle ore precedenti al presunto episodio. Nel trattare una vicenda così delicata, ancora aperta e in fase di accertamento negli Stati Uniti, è fondamentale sottolineare che per tutte le parti coinvolte vige il più assoluto principio di presunzione di innocenza fino a un'eventuale sentenza definitiva.

La vicenda e la posizione della difesa

I fatti contestati risalirebbero alla notte tra il 29 e il 30 giugno 2024, durante il weekend del Pride di New York. Secondo la versione presentata da Patrick Cooper, lo stilista (ex direttore creativo di Givenchy e Burberry) gli avrebbe somministrato a sua insaputa della droga all'interno di un locale nel quartiere di Harlem. Cooper ha dichiarato di essersi svegliato ore dopo in stato di blackout nell'appartamento di SoHo dello stilista, parlando di un approccio sessuale forzato, sembra che in quel momento Riccardo Tisci lo stesse baciando, circostanza negata dallo stilista.

Si tratta, è bene ribadirlo, di affermazioni contenute in un atto d'accusa civile che dovranno essere dimostrate in tribunale. Dal canto suo, Riccardo Tisci ha respinto fin dal primo momento e con la massima fermezza ogni addebito, definendo le accuse "categoricamente false e malevole" e dichiarandosi fiducioso di poter ripulire il proprio nome nel corso del processo, la cui prosecuzione è stata confermata dal giudice federale dopo il rigetto di una richiesta di archiviazione avanzata dalla difesa.

Il ruolo di testimone di Mahmood

Il nome di Mahmood compare negli atti giudiziari emendati nel contesto della ricostruzione cronologica degli eventi di quella notte. Secondo la versione fornita da Cooper, il cantante italiano gli avrebbe consegnato il bicchiere che sarebbe stato in precedenza "corretto" con un'eventuale sostanza stupefacente. In tale ricostruzione del querelante si ipotizza che la sostanza sia stata aggiunta al drink da Riccardo Tisci, oppure che lo stilista avrebbe chiesto a Mahmood di inserirla nel bicchiere.

Per questa ragione, i legali dello stilista hanno espresso l'intenzione di sentire il cantante italiano come teste. La sua versione sarà considerata utile nella fase di discovery (la raccolta delle prove prevista dal sistema statunitense) per fare chiarezza sullo stato di lucidità dei presenti e sull'esatta linea temporale della serata, elementi ritenuti chiave dalla difesa per smontare l'impianto accusatorio.

Le ultime notizie sul presunto coinvolgimento di Mahmood

In un update di Louis Pisano, che sulla bio di X scrive di essere un giornaista americano che vive a Parigi, si legge: "Nuovi atti depositati nel caso di violenza sessuale contro Riccardo Tisci sostengono che l'artista italiano Mahmood potrebbe aver versato della droga nel drink di Patrick Cooper su indicazione di Tisci, mentre quest'ultimo intratteneva con lui conversazioni in italiano che Cooper non riusciva a comprendere".

Inoltre, nel post di Louis Pisano si legge:"Cooper afferma di aver avuto un blackout pochi minuti dopo che il suo amico aveva lasciato il bar, un allontanamento che, secondo l'accusa, Tisci avrebbe calcolato deliberatamente. A Mahmood è stato chiesto di deporre volontariamente, ma ha Rifiutato. Ora il team legale di Tisci lo sta perseguendo in Italia tramite la Convenzione dell'Aia, richiedendo che porti con sé il proprio telefono, nello specifico per verificare gli SMS e i messaggi WhatsApp relativi alla questione in oggetto".

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