Kagurabachi, l'autore spiega le drammatiche difficoltà di un autore agli inizi: "Ero sempre al verde"

Il mangaka Takeru Hokazono ha svelato le difficoltà economiche vissute durante i primi mesi di Kagurabachi, simbolo della cosiddetta "New Power Generation" di Shonen Jump.

Una scena di Kagurabachi

Dietro la patina scintillante di Shonen Jump si nasconde un mondo molto più fragile di quanto sembri: le parole di Takeru Hokazono, autore di Kagurabachi, gettano luce su un sistema che spesso divora i suoi stessi talenti, tra compensi minimi, serializzazioni rischiose e cancellazioni improvvise.

Takeru Hokazono e il prezzo del successo

Quando Kagurabachi ha debuttato sulle pagine di Weekly Shonen Jump, il nome di Takeru Hokazono è stato accolto con scetticismo. Il manga dalle atmosfere sovrannaturali e intrise di immaginario occidentale venne inizialmente bollato dal web come il "Morbius del manga", un'etichetta ironica che sembrava destinarlo al fallimento. Eppure, proprio da quell'ironia virale nacque un'onda di curiosità che trasformò la serie in un titolo tra i più richiesti dai lettori. Oggi Kagurabachi è considerato una delle nuove colonne della rivista, ma il percorso dell'autore è stato tutt'altro che semplice.

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In un'intervista rilasciata al New Yorker, Hokazono ha confessato: "Dopo l'inizio della serializzazione, per i primi tre o quattro mesi ero sempre al verde col conto in perdita. Tutto quello che guadagnavo dalle pagine andava a pagare i miei assistenti". Il motivo è presto detto: Shonen Jump paga l'equivalente di circa 140 dollari per pagina in bianco e nero, un compenso che, se da un lato permette di coprire le spese quotidiane, dall'altro non consente a un autore esordiente di costruirsi un margine di sopravvivenza reale.

Solo con la pubblicazione del primo volume, e quindi con i diritti sulle vendite e sul merchandising, Hokazono ha potuto respirare economicamente. Una "fortuna" che molti colleghi non riescono a conquistare, considerando l'altissimo tasso di cancellazioni che caratterizza la rivista.

L'instabilità di Shonen Jump e il futuro della "New Power Generation"

Il successo tardivo di Kagurabachi rappresenta un'eccezione in un contesto sempre più spietato. Shonen Jump, culla di mostri sacri come Dragon Ball, One Piece o Jujutsu Kaisen, è allo stesso tempo una fucina e una ghigliottina. Le cancellazioni sono frequenti e spesso sorprendenti: serie come More than Lovers, Less than Friends o Love is Overkill hanno chiuso i battenti prematuramente, mentre perfino Ken Wakui, autore di Tokyo Revengers, ha visto la sua nuova opera Astro Royale interrotta dopo appena cinquanta capitoli.

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Questa fragilità editoriale si amplifica in un momento di transizione: colossi come My Hero Academia e Jujutsu Kaisen stanno volgendo al termine, mentre One Piece stesso, giunto al 28° anniversario, si avvicina al traguardo finale annunciato dal suo creatore Eiichiro Oda. A raccogliere il testimone dovrebbero essere proprio i volti della "New Power Generation", ma il terreno su cui si muovono è instabile e rischioso.

The Winter Soldier: come l'MCU ha ispirato il fenomeno Shonen Jump di Kagurabachi The Winter Soldier: come l'MCU ha ispirato il fenomeno Shonen Jump di Kagurabachi

Persino chi proviene da altri ambiti ne è consapevole. Rafal Jaki, showrunner e produttore esecutivo di Cyberpunk: Edgerunners per Netflix, ha raccontato la cancellazione del suo manga No\Name su Shonen Jump+, vincitore del Manga Plus Creators' Gold Award: "Avevamo pianificato il primo arco narrativo per circa 360 pagine, ma se non hai subito un successo, vieni cancellato. È la dura realtà di JUMP+".