Jamie Lee Curtis ha confessato di non aver compreso affatto il copione di Everything Everywhere All at Once alla prima lettura, nonostante il ruolo le abbia fruttato un Oscar. L'attrice spiega però perché il personaggio di Deirdre fosse chiarissimo e profondamente umano.
Curtis e il copione impossibile del suo multiverso
Avere esperienza non significa decifrare tutto al primo colpo, soprattutto quando ti capita in mano un copione come quello del film rivelazione del 2022, Everything Everywhere All at Once. Nel corso di un'intervista concessa a 60 Minutes, Jamie Lee Curtis ha rivelato di non aver capito affatto il film durante la prima lettura. Quando le è stato chiesto se avesse compreso la trama al momento dell'offerta di ruolo, la risposta è arrivata rapida e schietta: "Ovviamente no... Niente. Ho capito quel copione? Nemmeno un attimo."
La sincerità disarmante dell'attrice ha fatto sorridere molti, specie perché parliamo della stessa performance che le ha consegnato un Premio Oscar come Miglior Attrice Non Protagonista, affiancata da un BAFTA e un Golden Globe. Difficile immaginare una distanza più comica tra la confusione di partenza e l'esito finale.
D'altronde, la trama non era delle più intuitive: una proprietaria di lavanderia sino-americana che, durante un controllo fiscale, scopre di dover connettersi a sé stessa nelle varie linee temporali per salvare il multiverso. Un esercizio cinematografico fuori dagli schemi, pieno di fili narrativi, realtà alternative e cambi di tono, perfettamente coerente con lo stile dei registi Daniels.
Curtis ha rivissuto anche l'attimo del trionfo agli Oscar, ricordando di aver letto sulle proprie labbra il labiale "shut up" mentre il suo nome veniva annunciato: "Non sarebbe dovuto succedere." Un momento di incredulità pura, degno di quell'energia da "multiverso impazzito" che permea l'intero film.
Deirdre Beaubeirdre: la donna triste dietro la giacca ingiallita
Se il multiverso era un rompicapo, Deirdre Beaubeirdre no. Qui, Curtis non ha avuto bisogno di appunti, diagrammi temporali o ripetizioni. Il personaggio le era chiaro appena letto. Nella stessa intervista afferma: "Conosciamo tutti Dierdre. È una donna che non è amata. Una donna che usa il potere del suo lavoro per controllare gli altri perché nella sua vita non c'è amore."
Un ritratto tutt'altro che sci-fi: un essere umano incastrato nella solitudine, uno di quei personaggi che funzionano perché non hanno bisogno del multiverso per risultare credibili. Forse è proprio in quella malinconia compressa che risiede la forza della sua interpretazione: negli archivi dell'IRS, dietro le camicie sgualcite e gli occhi segnati, Deirdre era più reale di tante versioni di sé sparse negli universi paralleli.
Curtis ha anche riflettuto su un piano personale, parlando dei suoi celebri genitori - Tony Curtis e Janet Leigh - entrambi nominati agli Oscar ma mai vincitori. Qui il discorso si sposta dall'industria hollywoodiana al territorio emotivo. "Penso al fatto di aver superato i miei genitori... emotivamente. Li ho superati con la sobrietà."
E ancora, a proposito della madre: "Era limitata da ciò che l'industria voleva e si aspettava da lei". Lei, oggi, si sente più libera invece, l'attrice infatti ha aggiunto che Leigh avrebbe detestato The Last Showgirl (2024), spiegando: "Come mi sono sentita libera qui"
Una libertà conquistata, che passa per film impossibili da spiegare, per personaggi che si riconoscono a colpo d'occhio e per un percorso artistico che non ha smesso di sorprendere nessuno, nemmeno lei stessa.