James Cameron conquistato da Hamnet: “Ho visto due volte il film e ho pianto ogni volta, più volte"

James Cameron ha smesso per un attimo di parlare di tecnologia, mondi digitali e franchise miliardari per raccontare Hamnet, film che continua a colpire il cuore dell'élite cinematografica mondiale.

Un ritratto di James Cameron

James Cameron rivela di aver visto Hamnet due volte, commuovendosi profondamente. Il film di Chloé Zhao continua a raccogliere consensi tra i grandi nomi del cinema, da Terrence Malick a Denis Villeneuve, consolidandosi come uno dei titoli più discussi della stagione.

Cameron, Zhao e un film che disarma anche i giganti di Hollywood

Dopo Terrence Malick, un altro nome pesante del cinema internazionale si è ufficialmente unito al coro degli estimatori di Hamnet: James Cameron. Il regista di Avatar non si è limitato a un complimento di circostanza, ma ha raccontato apertamente quanto il film di Chloé Zhao lo abbia travolto emotivamente. Cameron ha rivelato di aver visto Hamnet due volte, e di aver pianto entrambe: "Ho pianto tutte e due le volte, più volte durante il film", ha detto senza filtri, lasciandosi andare a un entusiasmo quasi contagioso.

Hamnet Immagine
Hamnet - Nel nome del figlio: un'immagine del film

L'occasione è stata un incontro pubblico all'Aero Theatre, dove Cameron ha intervistato Zhao sul palco, trasformandosi di fatto nel suo fan più appassionato. A colpirlo non è stato solo il film in sé, ma la cifra emotiva della regista. "Il tuo superpotere è l'empatia. Allora che diavolo ci fai a Hollywood?", le ha detto scherzando ma non troppo, in una frase che suona come un riconoscimento rarissimo in un'industria spesso accusata di cinismo.

Le parole di Cameron arrivano poche settimane dopo un altro attestato di stima clamoroso: una lettera privata inviata da Terrence Malick, che avrebbe definito Hamnet "un'opera magnifica". Un passaggio di testimone ideale, considerando che il cinema di Zhao è spesso accostato proprio alla poetica malickiana, fatta di silenzi, natura e spiritualità. In questo contesto, Hamnet sembra aver trovato un punto di equilibrio raro tra racconto intimo e respiro universale, capace di parlare a sensibilità molto diverse tra loro.

Un consenso trasversale e il futuro possibile di Zhao

Cameron e Malick non sono casi isolati. Hamnet - Nel Nome Del Figlio sta generando una reazione quasi unanime tra i grandi autori contemporanei. Bong Joon Ho ha dichiarato che il film "lo ha guarito" durante la visione, mentre Denis Villeneuve ha ammesso di averlo visto due volte, segno di un'opera che invita al ritorno più che al consumo rapido. Anche Hideo Kojima, figura chiave tra cinema e videogame, ha espresso parole altisonanti, sostenendo che Hamnet "ha il potere di riscrivere il cinema". Dichiarazioni forti, che contribuiscono a costruire attorno al film un'aura quasi mitica.

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Hamnet - Nel nome del figlio: una scena

Non sorprende quindi che Hamnet abbia raccolto otto nomination agli Oscar, tra cui Miglior Film, Miglior Regia per Zhao e Miglior Attrice per Jessie Buckley, la cui interpretazione è considerata uno dei pilastri emotivi del film. In vista della cerimonia del 15 marzo, il titolo può contare su un sostegno che va ben oltre le campagne promozionali tradizionali, includendo anche il suo produttore, Steven Spielberg.

Questo entusiasmo diffuso ha inevitabilmente alimentato nuove speculazioni sul futuro di Zhao. Secondo alcune voci emerse a inizio 2026, riportate anche da Polygon, la regista sarebbe considerata una candidata "logica" per raccogliere l'eredità di James Cameron qualora decidesse di non dirigere Avatar 4. È stata definita "l'unica persona che potrebbe prendere in mano il franchise", un'ipotesi che, fino a poco tempo fa, sarebbe sembrata impensabile.

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Al di là delle congetture, Hamnet resta un caso raro: un film capace di mettere d'accordo autori diversissimi, di emozionare chi ha costruito mondi digitali e chi ha fatto del cinema una forma di meditazione. E forse è proprio questa la sua forza più grande: ricordare, anche ai giganti, perché hanno iniziato a fare cinema.