Una storia di amicizia femminile si intreccia al trauma del ricordo del passato e al senso di appartenenza alla propria patria nella nuova opera di Edoardo Winspeare, Vita mia, in sala dal 9 aprile con Draka Film. Il trailer e il poster lanciati in esclusiva quest'oggi anticipano il mood della pellicola, che racconta l'incontro magico tra un'anziana nobildonna decaduta interpretata da Dominique Sanda e una popolana in cerca di lavoro (l'ottima Celeste Casciaro).
La storia è immersa nel sole della Puglia, regione natale di Winspeare, ma il film si rivela anche un road movie visto che una parte importante è rappresentata da un viaggio in Transilvania che la protagonista compie per onorare le proprie radici e la memoria della propria famiglia. Nel cast anche Ninni Bruschetta, Ignazio Oliva, Karolina Porcari, Johanna Orsini, Francesca Ziggiotti, Dora Sztarenki, Josef Scholler, con la partecipazione di Stefan Liechtenstein e Christian Liechtenstein.
Trama completa di Vita mia
Dominique Sanda torna sulle scene nei panni di Didi, anziana duchessa transilvana trapiantata in un paese del Salento per amore. La donna, rimasta vedova, deve far fronte alle difficoltà economiche e al cattivo rapporto coi due figli, egoisti e irresponsabili. Impossibilitata a vivere da sola per via delle sue condizioni fisiche, Didi assume una badante ed è così che incontra Vita, madre single di origine contadina che ha bisogno del lavoro per sbarcare il lunario.
Nonostante le differenze culturali e di ceto, tra Didi e Vita nasce un'amicizia profonda. Le loro diverse visioni del mondo diventano terreno di scambio, rispetto e complicità e così quando Didi decide di tornare in Transilvania per il processo di beatificazione del padre, contro il parere dei figli, sceglie di affrontare il viaggio con Vita. Nella dimora di famiglia riaffioreranno ferite legate alla guerra, al nazismo, alla Shoah che spingeranno Didi a una diversa visione sul futuro.
Vita mia: un film autobiografico per Edoardo Winspeare?
Parlando della genesi del film, il regista Edoardo Winspeare ha confermato l'origine autobiografica del progetto.
"L'idea mi è venuta osservando, negli ultimi anni, il rapporto che mia madre, malata di Parkinson, ha sviluppato con una signora salentina che si è presa cura di lei" ha detto. "È passata da un iniziale sentimento di frustrazione e rabbia per il suo stato di salute, a uno di tenerezza quasi materna verso questa donna semplice, intelligente e molto buona. La mia esperienza personale mi ha spinto a scrivere una storia di fantasia che, tuttavia, presenta molti punti in comune con quella reale, soprattutto per quanto riguarda l'ambiente familiare, l'esperienza della malattia e il rapporto tra le due protagoniste. Tuttavia, il film non è solo il racconto di un'esperienza umana, ma anche un pretesto per riflettere sull'Europa. La piccola storia di Didi e Vita diventa metafora della grande Storia d'Europa. Il Vecchio Continente, infatti, con tutta la sua cultura, la sua storia, le sue lingue e le sue società, oltre a fare da sfondo alla nostra storia, ne influenza lo stile, la forma e il pensiero, al punto da diventare il protagonista nascosto del film".