Strike - Figli di un'era sbagliata è un film del 2025 diretto da Gabriele Berti e Giovanni Nasta con Gabriele Berti e Giovanni Nasta. Durata: 107 min. Distribuito in Italia da FilmClub Distribuzione. Paese di produzione: Italia.
Durante un'estate romana con temperature record, i destini di tre giovani sui vent'anni si incrociano all'interno di un Ser.D. (Servizio per le Dipendenze Patologiche). Dante è un laureando in psicologia, timido e oppresso dalle aspettative paterne, che presta servizio nella struttura. Pietro è un neodiplomato che frequenta il centro per obbligo legale dopo essere stato trovato in possesso di marijuana. Tiziano è un ragazzo di periferia che nasconde dietro un atteggiamento aggressivo una reale dipendenza da crack.
Nonostante le diverse estrazioni sociali, i tre iniziano a frequentarsi nel cortile della struttura sanitaria, trovando l'uno nell'altro una forma di supporto che né le istituzioni né le famiglie sembrano in grado di fornire. Il film segue come la loro amicizia iniziale diventa un vero e proprio percorso di auto-aiuto, dove la fragilità viene vissuta non come una sconfitta ma come un punto di partenza per una resistenza comune.
Attraverso il confronto con figure adulte a tratti grottesche — come la dottoressa Marzioni e il cinico professor Zanetti — e l'incontro con altri frequentatori del centro come Forrest ed Elisa, i ragazzi comprendono che la guarigione passa attraverso la rottura dell'isolamento. La vicenda culmina nella decisione collettiva di compiere un gesto simbolico di ribellione contro le etichette sociali che li vorrebbero "falliti", scoprendo che "fare strike" nella vita reale significa avere il coraggio di ammettere le proprie debolezze e salvarsi insieme.
Il progetto segna il debutto alla regia del trio composto da Gabriele Berti, Giovanni Nasta e Diego Tricarico, operando una trasposizione cinematografica della loro omonima esperienza teatrale. Prodotto da Paco Cinematografica e Neo Art Producciones, il film espande i confini della pièce originale trasformando un dramma da camera in un coming-of-age corale.Il percorso di adattamento ha richiesto una profonda riscrittura a otto mani, che ha visto il coinvolgimento di Gianni Corsi accanto ai tre registi-protagonisti, con l'obiettivo di preservare l’ironia tagliente del palcoscenico pur aprendosi alle potenzialità del linguaggio filmico. Presentata in anteprima al 43° Torino Film Festival nella sezione Zibaldone, l'opera ha raccolto numerosi consensi per la capacità di restituire un'immagine autentica del disagio giovanile contemporaneo.
Sebbene la storia sia dichiaratamente ambientata durante una torrida estate romana, le riprese principali si sono svolte per circa quattro settimane tra giugno e luglio 2024 nelle Marche, coinvolgendo località come Macerata, Potenza Picena e Civitanova Marche. Questa scelta logistica, supportata dalla Marche Film Commission, ha permesso di isolare i protagonisti in un contesto geografico che amplifica il senso di stasi e afa asfissiante. Il produttore Arturo Paglia ha sottolineato come la scommessa su un'opera prima diretta da tre esordienti sia stata motivata dalla "forza del testo e dalla verità delle interpretazioni", optando per una fotografia calda in grado di trasmettere fisicamente allo spettatore il clima di oppressione termica e psicologica vissuto dai ragazzi.
La visione dei registi si è concretizzata in quello che definiscono un approccio di "regia invisibile", studiato per lasciare largo spazio all'improvvisazione e all'alchimia naturale tra gli attori. Berti, Nasta e Tricarico hanno descritto la genesi dell'opera come "una necessità di raccontare tre figure che, pur non avendo nulla in comune, si ritrovano bloccate in un limbo istituzionale" come il Ser.D. (Servizio per le Dipendenze Patologiche). Nelle loro dichiarazioni, i registi chiariscono che il film non nasce come una denuncia sociale classica, quanto come un "racconto sull'amicizia che nasce nel fango". Il concetto di "fare strike" diventa quindi una metafora esistenziale: abbattere i pregiudizi e le etichette sociali che pesano su una generazione spesso definita "sbagliata" o in ritardo rispetto alle aspettative collettive.
L'integrazione di volti noti del cinema italiano ha fornito un contrappunto fondamentale alla freschezza degli esordienti. Matilde Gioli, nel ruolo della dottoressa Marzioni, ha descritto la lavorazione come un "esperimento di democrazia creativa costante", evidenziando la sfida di interfacciarsi con tre visioni registiche simultanee. Massimo Ceccherini, nel ruolo del cinico Professor Zanetti, ha invece lavorato su una recitazione sottilmente amara, rappresentando quella parte di mondo adulto che ha smesso di credere nel cambiamento.
La partecipazione di Pilar Fogliati e Lorenzo Zurzolo arricchisce ulteriormente il mosaico umano, con la Fogliati che ha evidenziato il sottile equilibrio del film "tra la risata e il groppo in gola". A sigillare l'identità sonora dell'opera interviene la colonna sonora originale di Davide "Dade" Pavanello, che esalta il ritmo della narrazione. L'uscita in sala, con la distribuzione di FilmClub Distribuzione, è stata anticipata da un'imponente operazione di guerrilla marketing a Roma, dove l'apparizione di birilli giganti alti nove metri ha tradotto visivamente l'impatto dirompente che il film ambisce ad avere sul pubblico.
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