Un'attesa durata mesi, che è poi culminata con un evento che non ha deluso le aspettative. Clash in Italy ha reso l'Inalpi Arena di Torino palcoscenico mondiale del wrestling, regalando alla folla presente e a tutti coloro che vi hanno assistito live su Netflix uno spettacolo imponente.
Da noi in Italia il wrestling non ha il fandom e l'impatto culturale che ha in patria: ce ne siamo innamorati negli anni novanta attraverso personaggi che dal ring sono passati al cinema e alla tv, e che poi hanno portato a una trasmissione seguita ma discontinua sulle reti generaliste, specialmente nei primi anni del duemila. L'acquisizione dei diritti di diffusione da parte della piattaforma, quindi, ha segnato un punto di svolta nella percezione e nella diffusione di questo spettacolo anche da noi, regalando ai fan una gioia tanto attesa.
Durante quello che è stato il primo PLE (Premium Live Event) italiano, infatti, abbiamo percepito intorno all'evento un hype e un calore senza pari. Vedere intonare cori da stadio a volume altissimo per Gunther, Cody Rhodes, Rhea Ripley, Sol Ruca, Oba Femi, Brock Lesnar, Roman Reigns e le altre superstar del settore presenti, ha fatto capire che la risposta a questo tipo di show tutto sommato è positiva anche da noi che forse, anche per ragioni culturali, non riusciamo a comprendere fino in fondo il fenomeno.
Oltre lo spauracchio della violenza: l'arte dello show
Quello che dalle nostre parti si sente spesso dire sul wrestling sono frasi del tipo: "Ma come fai a guardare tutta questa violenza?", oppure "Ma tanto è tutto finto!". Sì, il wrestling è "tutto finto", non è uno sport nell'accezione più classica ma una vera e propria forma di intrattenimento, uno show ad uso e consumo degli spettatori, cucito su di loro in base alle statistiche riguardanti le loro preferenze. Il wrestling è fatto per farti divertire a tutti i costi: ti dà ciò che vuoi confezionandolo con un look patinato, sfavillante ed esagerato.
È uno spauracchio della violenza, la mostra e la rende inoffensiva grazie a performer che sono sia atleti che giullari. Ovviamente, come molti prodotti di intrattenimento che la spettacolarizzano, ha bisogno di una chiave di lettura più matura e quindi non può essere considerata una forma di intrattenimento adatta a tutti. Ma anche in questo, come per molte altre cose e situazioni nella vita, la consapevolezza aiuta.
La rivoluzione femminile: potenza e spettacolo dal vivo
Il wrestling visto dal vivo è un'esperienza totalmente diversa da quella della fruizione televisiva e ce ne siamo resi conto proprio tra gli spalti di Clash in Italy. A sorprenderci positivamente, infatti, sono stati soprattutto i match femminili. Potenza, agilità e uno spettacolo in linea di massima più curato e vario.
Rhea Ripley, Jade Cargill, Sol Ruca e Becky Lynch hanno offerto attimi di grande spettacolo e il pubblico, che prima guardava alla divisione femminile quasi con sufficienza, si è scatenato in un tifo sfrenato prendendo posizioni spesso nette e polarizzate. È innegabile, quindi, che dei passi avanti negli ultimi anni siano stati fatti e, come diceva anche Charlotte Flair nella nostra intervista, il prossimo passo è avere storyline migliori, ancora più curate, meno stereotipate, perché da quel punto di vista, purtroppo, c'è ancora molto su cui lavorare.
Algoritmi sul ring: le storyline si stanno davvero appiattendo?
E sono proprio le storyline, in questo periodo, ad essere sotto la lente d'ingrandimento del pubblico e dei fan. Dopo la notizia sull'utilizzo dell'IA da parte degli sceneggiatori WWE, per cavalcare al meglio i gusti del pubblico, la federazione è stata accusata di aver appiattito i suoi contenuti. La rincorsa al consenso popolare è infatti sempre un'arma a doppio taglio con la quale, a fasi alterne, il colosso del wrestling ha dimostrato di sapersi giostrare, che però ora necessita ancor più di prima di rimanere al passo con i tempi.
Lo stesso Clash in Italy si è dimostrato uno snodo perfetto per momenti chiave di alcune seguitissime linee narrative, con una partecipazione e un gradimento piuttosto alto. Perché alla fine, pur se sempre chiacchierato, criticato e, a volte, snobbato, il wrestling mantiene indubbiamente ancora quel fascino dell'impossibile che lo caratterizza da sempre, quella propensione alla meraviglia verso donne e uomini che riescono a spingere al limite i confini del proprio corpo e della nostra immaginazione