Vita mia, recensione: il potere dell’amicizia femminile nel dramma di Edoardo Winspeare

L'incontro tra due mondi opposti nell'ottimo film al femminile diretto da Edoardo Winspeare. Nel cast Dominique Sanda e Celeste Casciaro.

Dominique Sanda e Celeste Casciaro in giardino

Un'ode all'amicizia femminile in un film intriso di una forte componente autobiografica. Con Vita mia, Edoardo Winspeare confeziona un dramma familiare intimo che, al tempo stesso, racconta una pagina tragica di storia, ma riflette anche su pregiudizi, differenze sociali e sui problemi intrinsechi del Sud. Il tutto in un'opera stratificata e avvolgente con un'anima da road movie capace di unire la solare Puglia e la cupa Transilvania.

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Dominique Sanda e Celeste Casciaro in giardino

Winspeare, regista raffinato e sensibile, si supera tratteggiando un ritratto familiare vivace e realistico che non rinuncia a momenti di humor. L'intensa Dominque Sanda si cala con convinzione nei panni di Didi, duchessa di origine ungherese trapiantata in Puglia per amore, ormai anziana e vedova. La donna stringe amicizia con Vita (Celeste Casciaro), madre single di umili origini assunta per assisterla. Di fronte al menefreghismo dei figli di Didi, il legame con Vita si trasformerà in una relazione profonda che lascerà il segno in entrambe le donne.

Vita mia: il fascino dell'autobiografia

Vita mia, gioco di parole sul nome della protagonista, cattura lo spettatore fin dalle prime sequenze ambientate nel Salento, dove un assolato paesino partecipa alle sfarzose nozze di Didi. Anni dopo la ritroviamo sola e bisognosa, ma troppo orgogliosa per accettare l'aiuto che le viene offerto. Edoardo Winspeare ha rivelato che la fonte d'ispirazione della storia è stata l'amicizia instauratasi tra la vera madre, malata di Parkinson, e la donna del popolo che la assisteva.

La componente autobiografica è un ingrediente essenziale del film, efficace nel tratteggiare le relazioni familiari restituendo le complesse dinamiche psicologiche che si instaurano tra un genitore malato e i figli costretti a occuparsene. A ciò si aggiunge la presenza di Celeste Casciaro, attrice appassionata nonché moglie dello stesso Winspeare. Il legame che unisce il suo personaggio a quello della Sanda rappresenta il vero motore del film e la chimica che le due donne sviluppano rende le scene in cui sono insieme le più riuscite.

Quando la grande storia si intreccia ai destini individuali

Edoardo Winspeare usa la relazione tra Didi e Vita per raccontare due classi sociali a confronto. Da una parte una nobile decaduta, che vive nel ricordo delle sue origini e si nutre dei pregiudizi frutto del suo lignaggio anche se non possiede più un centesimo, dall'altra una popolana orgogliosa* il cui spirito pratico compensa la cultura raffinata di Didi. Cultura che non le è, però, servita a costruire una famiglia unita visto che i figli, entrambi problematici e insoddisfatti, la considerano un peso.

Vita mia, ecco il trailer e il poster in esclusiva del nuovo film di Edoardo Winspeare Vita mia, ecco il trailer e il poster in esclusiva del nuovo film di Edoardo Winspeare

Didi si nutre del ricordo del passato tanto da esigere che Vita la accompagni nel viaggio in Transilvania per partecipare alla canonizzazione del padre. Ed è qui che si innesta la parte più delicata del film, quelle visioni tenebrose che tormentano Didi - frutto del ricordo e in parte anche della malattia - trovano spiegazione. Nella dimora di famiglia, i ricordi traumatici di un passato legato al Nazismo e alla Shoah torneranno alla mente di Didi, sbloccandola e permettendole di andare avanti nel tentativo di vivere il tempo che le rimane con serenità.

Vita Mia Dominique Sanda Celeste Casciaro Mare
Celeste Casciaro scatta una foto a Dominique Sanda sulla spiaggia

La visione ottimistica di Edoardo Winspeare

Anche se le visioni di Didi sembrano integrarsi con difficoltà nel tessuto narrativo globale, è commovente scoprire come la sintesi tra la sua visione politica e quella, antitetica, di Vita divengano metafora della Storia d'Europa e dell'incontro/scontro i due grandi ceti sociali del XIX, la nobiltà e il proletariato. Mentre Didi rivendica la convinzione che romeni, bielorussi e ucraini siano dei barbari di fronte ai nobili ungheresi, le idee egualitarie e comuniste di Vita la faranno infuriare ancora di più, ma l'affetto e la comprensione reciproca le aiuteranno a trovare un punto d'incontro. Questa visione ottimistica di Edoardo Winspeare è la ciliegina sulla torta di un film classico nella struttura, ma vitale e ricco di spunti di riflessione.
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Conclusioni

Una grande storia di amicizia femminile, come si legge nella nostra recensione di Vita mia, ritorno sul grande schermo di Edoardo Winspeare dopo otto anni di silenzio. Due mondi diversi si incontrano e si scontrano in una pellicola toccante, ispirata da una vicenda familiare, che racconta il legame tra la nobile Didi, anziana affetta dal Parkinson, e la popolana Vita. Una pellicola classica nella forma emotivamente toccante con un cast capitanato da Dominique Sanda e Celeste Casciaro, perfette nei ruoli di Didi e Vita.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
5.0/5

Perché ci piace

  • Due grandi e toccanti interpretazioni femminili di Dominique Sanda e Celeste Casciaro.
  • L'approccio realistico alla storia e ai personaggi non privo di un tocco di humor.
  • L'ambientazione salentina conserva tutto il suo fascino.

Cosa non va

  • I flashback legati al personaggio di Didi risultano cupi e slegati dal contesto.