'Maremma amara', diceva un antico canto popolare. Ma la Maremma appare invece dolcissima nel documentario di Ruedi Gerber, Tatti, paese di sognatori. Lo svizzero Gerber è arrivato a Tatti, paesino di 200 anime nei pressi di Massa Marittima nel 1992 e ha deciso di stabilirsi lì. Non contento, Gerber è arrivato a realizzare un documentario sul luogo, dipinto come il paesino delle meraviglie.
Tatti viene dipinto come un borgo festoso, arroccato su una collina tra filari di viti e tramonti sulle valli della Maremma. Le interviste che rappresentano il cuore del film ci introducono una sfilza di tatterini sorridenti, rilassati, che cantano affacciati alle finestre, danzano nei locali e amano il loro paese alla follia. Purtroppo, come è capitato a molti altri borghi isolati, i negozi chiudono e i giovani se ne vanno in cerca di realtà più stimolanti e ricche di opportunità. Ma quello che il documentario di Ruedi Gerber ci presenta è una ricetta su come bloccare lo spopolamento.
Quando il regista è parte integrante del racconto
Un documentario "idilliaco". Così potremmo definire Tatti, paese di sognatori, film che inanella una serie di immagini bucoliche, incontri gioviali, interviste e immagini di repertorio (uno dei pochi momenti drammatici sono le immagini dell'Istituto Luce dedicate all'esplosione della Miniera di Ribolla del 1954, ma questo episodio viene appena accennato), con la voce narrante del regista a fare da collante. La bellezza e la tranquillità del paesino tutto casette di mattoni e vicoli stretti hanno attirato stranieri, tra cui il regista, che ha comprato una cascina trasformandola nel suo rifugio, ma anche italiani che provengono dalla città come le mogli dei gemelli Verdiani, i tuttofare del paese la cui ciarliera madre ribadisce in tutte le interviste come la sua sia una famiglia in cui tutti vanno d'amore e d'accordo.
Curiosamente, nel suo film Ruedi Gerber indaga su un fenomeno di cui è lui stesso parte integrante. Dopo essersi stabilito a Tatti, il regista è diventato imprenditore in prima persona, dandosi alla produzione di olio e vino biodinamico. Nasce da lui e dagli altri imprenditori locali l'imput per la rinascita del borgo culminata nella riapertura di locali come il mitico Barrino. Il racconto avviene attraverso vedute paesaggistiche di grande eleganza unite e scene poetiche come la mungitura o l'addestramento dei cavalli, con musiche allegre (diegetiche e non) a commento.
L'ottimismo in un documentario
Così, nonostante le voci dei giovani che sognano di andarsene o i negozi chiusi con sopra il cartello vendesi, Tatti, paese di sognatori è la storia di una rinascita possibile grazie alla collaborazione, alla fiducia, all'utopia e a quel sano pragmatismo tipico di chi vive lontano dalle grandi città. La positività che il documentario trasmette, inevitabilmente contagia anche lo spettatore, veicolando valori "sani" come la fiducia, l'operosità, l'unione e diffondendo una sensazione di piacevolezza e ottimismo. In tempi come quelli che stiamo vivendo è una boccata d'aria fresca.
Conclusioni
Vivace, positivo e ricco di immagini bucoliche di grande eleganza, Tatti, paese di sognatori è il racconto di una rinascita che avviene grazie all'impegno degli abitanti del borgo maremmano riportato a nuova vita grazie all'impegno dei suoi abitanti vecchi e nuovi. Il tutto narrato con stile vivace in un'opera che accosta scene bucoliche, immagini di repertorio e interviste mirate.
Perché ci piace
- La visione positiva che trapela dal documentario.
- La gestione e il contenuto delle interviste degli abitanti del paese.
- Le musiche vivaci.
Cosa non va
- Alcune scene sembrano voler volontariamente trasudare affetto e buoni sentimenti tanto da risultare poco spontanee.