Sabina Guzzanti: “La tv italiana? Preferisco The Handmaid’s Tale”

Le artiste come lei non hanno vita semplice. La politica ha finito per privarle degli strumenti utili a valorizzare la propria arte. Sabina Guzzanti si racconta a Movieplayer.

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Se tutto va come deve andare in autunno potremmo rivederla sul piccolo schermo in occasione del ritorno della Tv delle ragazze di Serena Dandini. Lo storico programma satirico verrà riesumato in occasione del suo trentesimo compleanno. Ma non è detta l'ultima parola, ci avverte Sabina Guzzanti.
La incontriamo al Taormina Film Festival dove, nonostante si dica stanca di lottare contro i mulini a vento, non rinuncia a dimostrare tutta la sua verve e quella sincerità che le ha impedito di avere tutte le occasioni che il suo talento comico avrebbe meritato.

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Politica & tv

Cominciamo dall'inizio. Com'è nata la sua avventura nel mondo dello spettacolo ?

La mia carriera ha avuto un inizio canonico con l'Accademia dell'Arte Drammatica ma io non ero molto tradizionale quindi, invece di pensare ad inserirmi nel mondo teatrale, feci un provino per la tv. Il mio primo programma lo censurarono nel 1986 e non è mai andato in onda. Lo trasformai in uno spettacolo teatrale che ebbe un grande successo. Avevo 22 anni, ero impressionata da tutti i soldi che riuscivo a guadagnare.

Poi divenne incredibilmente popolare con il programma tv Avanzi...

Nel nostro Paese l'interesse politico crebbe a dismisura dopo lo scandalo Mani Pulite. Dopo il successo di Avanzi virai verso la satira politica. Mi appassionai moltissimo fino a esplorare i confini di ciò che si può e non si può dire. Già all'epoca si percepivano degli irrigidimenti che poi sarebbero diventati censura.

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Come è cambiata la situazione politica nel nostro Paese?

Dopo Mani Pulite ha continuato ad essere appassionante, poi nauseante e ora è marcia. Mi hanno cacciato dalla tv nel 2003 ma poi in tanti hanno copiato la mia idea di mescolare l'informazione alla satira. Ho cominciato a fare cinema per raccontare la verità sulla mia censura perché venivo continuamente delegittimata. Il successo di Viva Zapatero! mi ha incoraggiato a continuare. Il cinema mi appassiona più della tv ma se anche volessi non dipende da me.

Un tentativo c'è stato di recente con il Tg Porco...

Sì. Era un progetto nato sul web che realizzavo nel tempo libero, gratuitamente. Ho provato ad andare su La7 ma mi hanno cacciato anche da lì senza nessuna spiegazione. Dovevo andare in onda fino a giugno ma a novembre mi hanno detto che sarebbe stata la mia ultima puntata. Ormai si imbestialiscono tutti. I politici di oggi sono tutti più stupidi e permalosi di quelli di prima. Ti dispiace pure sapere che ci rimangono così tanto male. Per me da buddista prendere in giro qualcuno è un atto di compassione. Invece non apprezzano.

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I comici non sono clown

Sabina Guzzanti presenta Le ragioni dell'aragosta nelle Giornate degli autori 2007

Si è mai trovata a confronto con i politici che ha imitato?

Non è avvenuto spesso. Lo trovo di cattivo gusto. Oggi sembra che il comico renda un servizio al politico ma non dovrebbe essere lui il mio pubblico. Quando li vedo in tv farsi grandi risate capisco che non c'è nulla di sufficientemente efficace. Hanno tante cose di cui dovrebbero vergognarsi. In Italia i politici intendono i comici come i clown. Io mi sentirei molto a disagio a salutare Salvini dopo averlo preso per il culo.

Chi sono stati i suoi maestri, gli esempi?

Alighiero Noschese. Non l'ho mai guardato con l'idea di fare quello che faceva lui ma mi sembrava irraggiungibile. Così come Benigni, Verdone, Troisi. Li guardavamo con incredulità e ammirazione. Con tanta pazienza sono riuscita anche io a farmi valere.

Oggi che tv guarda?

Quella italiana mi annoia. Adoro Elizabeth Moss e quindi non posso rinunciare a The Handmaid's Tale, una serie tv straordinaria.

Con La trattativa come è andata?

Nessuno ha accettato di distribuirlo. Devo la diffusione de La trattativa solo all'impegno dei militanti. Quando Freccero ha chiesto che venisse trasmesso al direttore della RAI, hanno risposto che era vecchio e inutile nonostante ci fosse una sentenza a sostegno della tesi del mio film. Poi è comprensibile che la gente a tale tracotanza risponda con un bel vaffa ma non essendo una risposta politica strutturata c'è il rischio che venga manipolata, come in effetti sta accadendo.

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Le donne e la censura

Sabina Guzzanti in un'immagine del film Draquila - L'Italia che trema

Come potrebbe migliorare l'industria cinematografica italiana?

Non saprei. Non sono mai entrata nell'industria, non mi sembra un'industria. Preferirei fosse un'attività artigianale con dei talenti che si uniscono in modalità diverse. In Italia quando va bene un film tutti i produttori lo emulano per i dieci anni successivi. È una situazione abbastanza disastrata. Ci sono pochi finanziamenti statali che vengono mal distribuiti. Non ho seguito la nuova legge sul cinema ma se la chiamano salva-Tozzi ci sarà un perché. Non ho avuto rapporto con i produttori italiani ma me li hanno sempre raccontati come persone che non vivono grazie al cinema ma alle sovvenzioni che intascano.

Che momento storico stanno vivendo le donne?

Quello che è cambiato rispetto a 50 anni fa è che una ragazza oggi può sognare di fare la regista perché le donne hanno guadagno consapevolezza. Ma il mondo dello spettacolo è ancora molto maschilista. Le donne sono invisibili. Sono ignorate. Fanno fatica a convincere chiunque di essere in grado. Il percorso sembra ancora evolutivo sotto questo aspetto. In questo paese se dici quello che pensi vieni subito diffamato. Te la vedi brutta. Il modo in cui ti insultano se sei donna è diverso. Nel mio caso l'insulto è andato più sul terreno della malattia mentale. Non credo mi abbiano mai dato della zoccola, forse perché non c'è appiglio.

E per il futuro?

Sto scrivendo un documentario quasi fantascientifico con un desiderio di evasione per non pensare a quello che ci sta succedendo. Non è che pensi che sia nazismo ma è una deriva sadica in cui ci sono sacrifici umani per ingraziarsi degli idioti. Peggio di così si può. Vorrei cambiare continente più che direzione. Ho sempre dovuto auto-produrre tutti i miei film. Non si può continuare così. È troppo faticoso. Per di più senza neanche sapere se avrà una distribuzione. Non è giusto.

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