Siamo tutti soli. Sembra questa la prerogativa che muove Rooster, la nuova serie con Steve Carell firmata da Bill Lawrence e Matt Tarses. Disponibile su HBO Max, al centro della storia c'è Greg, scrittore di bestseller popolari - forse troppo popolari, di quelli che riempiono le librerie delle stazioni e degli aeroporti - che decide di approfittare di un invito all'università per controllare come sta la figlia Katie (Charly Clive), docente in piena crisi dopo essere stata lasciata dal marito (tradendola con per una studentessa, classico cliché). Quello che doveva essere un breve passaggio nel campus si trasforma però in una permanenza molto più lunga.
Rooster: una serie sui rapporti umani
Dietro il progetto c'è un'idea semplice ma universale: raccontare il rapporto tra genitori e figli adulti. "Abbiamo parlato di fare uno show su padri e figlie e su cosa significhi rendersi conto che cercare di gestire la propria vita non fa davvero per te", racconta Lawrence. Per lo sceneggiatore, il punto di partenza sono stati i rapporti umani: "La correlazione tra noi è che tutti stiamo lottando con cosa significhi essere genitori di una giovane donna che è entrata nell'età adulta e forse non ti vuole nella sua vita quanto tu vorresti".
Per Carell, la forza di Rooster è nella coralità, sempre funzionante quando si parla di serie tv. "La cosa che mi intriga di più è lavorare con persone che ammiri", spiega l'attore. "Quando questi ragazzi mi hanno chiamato ho pensato che potesse nascere qualcosa di speciale". Anche perché, sottolinea, la chimica tra le persone conta più di qualsiasi previsione sul successo: "Non sai mai come andrà a finire uno show. Puoi avere grande scrittura e tutte le migliori componenti, ma non lo sai. Quello che ho capito subito è che sarebbe stata una delle esperienze più piacevoli".
Commedia e fragilità: Bill Lawrence e Steve Carell raccontano la serie
Un elemento chiave per Carell è stata proprio la relazione tra Greg e la figlia Katie. "Non volevo che fosse un personaggio sciatto o una caricatura", spiega. "È un uomo abbastanza sicuro di sé, con senso dell'umorismo e consapevolezza. Deve esserci qualcosa in lui che possa attrarre una donna forte e competente come sua moglie. La parte interessante è esplorare tutte le sfumature di chi è davvero e forse scoprire che non vuole esattamente ciò che pensava di volere".
Secondo Bill Lawrence, il tono della serie nasce dall'equilibrio tra commedia e fragilità. "Parliamo molto di tono nella stanza degli sceneggiatori", dice. "È come camminare su un filo: passare dalla commedia più sciocca a momenti di vera profondità emotiva. Funziona solo se hai attori capaci di fare entrambe le cose". Carell è d'accordo e ricorda che proprio quell'atmosfera di collaborazione gli ha riportato alla mente l'esperienza di The Office: "C'era una generosità incredibile tra tutti, cast e troupe. Nessuno era più importante degli altri. Era un vero ensemble e volevamo solo che fosse bello lavorare insieme".
Alla fine, come detto, più che una semplice comedy universitaria, Rooster prova a raccontare qualcosa di più grande. "Sotto tutto c'è una corrente di solitudine", conclude Lawrence. "È un mondo caotico là fuori, e guardare questi personaggi affrontarlo - ciascuno a modo proprio - è ciò che rende lo show interessante".