Rigopiano, Pablo Trincia dopo Elisa Claps: il podcast e la docuserie sulla sciagurata valanga

Dopo l'enorme successo ottenuto con Dove nessuno guarda - Il caso Elisa Claps, Pablo Trincia torna con un nuovo podcast e una nuova docuserie sempre prodotta da Sky Tg24 e Chora Media sulla tragedia di Rigopiano.

Pablo Trincia, giornalista, autore televisivo e podcaster

Meno di una settimana fa, il podcast Dove nessuno guarda - Il caso Elisa Claps (diventato poi una docuserie) si è aggiudicato il premio come miglior True Crime e per il miglior sound design agli Italian Podcast Awards.

Podcast e docuserie sono parole che indicano un format, i contenitori di un racconto, ma ciò che l'autore Pablo Trincia è riuscito a realizzare è in realtà una straordinaria inchiesta. Un reportage investigativo che gli ha permesso di raccontare in modo sontuoso, attraverso una ricostruzione certosina, una vicenda coperta dall'omertà della Chiesa e un colpevole che la polizia non ha saputo (o voluto?) individuare, tanto da permettergli di commettere un nuovo omicidio in un altro Paese.

Trincia si è immerso anima e corpo in questo lavoro, riuscendo a sciogliere dubbi e domande, mostrando le responsabilità di quelle istituzioni che avrebbero dovuto aiutare la famiglia Claps e invece l'hanno ostacolata nel percorso di scoperta della verità. La risonanza che podcast e docuserie hanno avuto ricorda l'eco suscitata dal film su Stefano Cucchi, esempio perfetto di come la fiction possa non solo scuotere l'opinione pubblica, ma addirittura portare ad accelerare e risolvere un processo giuridico.

"La gioia più grande me l'ha data il fratello di Elisa, Gildo, quando mi ha ringraziato per aver fatto chiarezza sulla vicenda" sottolinea Trincia. "Mi ha detto che, dopo il podcast e la docuserie, i cittadini di Potenza hanno iniziato a capire le loro ragioni e a guardarli in modo diverso. Restituire dignità alla famiglia Claps è stato il vero premio al nostro lavoro."

Il nuovo podcast: il disastro di Rigopiano

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Il disastro di Rigopiano

Dopo aver raccontato il naufragio della Costa Concordia, l'attentato alle British Airways del 1985 e il caso Claps, ora è il turno di un'altra grande tragedia avvenuta nel nostro Paese, più precisamente in Abruzzo, a Rigopiano. Sono passati 7 anni da quando una valanga travolse il resort di Farindola (Pescara), lasciando senza vita sotto le macerie 29 persone e solo 11 sopravvissuti.

E poi il silenzio - Il disastro di Rigopiano, prodotta come Elisa Claps da Sky Italia e Sky TG24, e realizzata da Chora Media, sarà composta da un podcast in otto puntate disponibili da fine settembre, e da una docuserie in cinque puntate in onda da metà novembre. Attraverso il podcast prima e la docuserie poi, verranno ripercorsi in un continuum narrativo fra le due declinazioni, audio e video, gli errori e le approssimazioni del sistema amministrativo e politico.

Pablo Trincia Verticale 2
Un primo piano di Pablo Trincia

Lo farà attraverso le voci dei sopravvissuti, dei testimoni e dei parenti delle vittime, affiancando all'inchiesta un grande racconto corale che restituirà la memoria di chi non c'è più, cercando, inoltre, di capire se quanto avvenuto sia stato solo colpa della valanga.

Perché, tra tante tragedie poco chiare avvenute nel nostro Paese, Trincia ha deciso di puntare i riflettori proprio su quella sciagurata valanga? "Qualche anno fa, dopo il podcast sulla Costa Concordia, moltissime persone mi hanno mandato dei DM (Direct Messages Social, Ndr) chiedendomi di parlare di Rigopiano. Ho capito che era una storia rimasta nel cuore di molte persone e ho assecondato l'interesse del pubblico. Bisogna ascoltare le richieste degli spettatori, andargli incontro."

Rigopiano Hotel
La valanga di Rigopiano

Che differenza c'è tra la narrazione dei notiziari e un podcast? "La narrazione ufficiale è sempre incompleta e insoddisfacente, perché è frammentata. Rispetto a un servizio al Tg, noi che facciamo i podcast abbiamo il vantaggio di stare anche otto ore su un caso. Quindi, riesci a ricostruire benissimo una vicenda e dare una visione d'insieme che un normale reportage non potrebbe fornire", conclude Trincia.

Individuare i responsabili

Come per il caso Claps, per Trincia alla base c'è un'urgenza che è sia narrativa, sia etica. "Mi piacerebbe che tutti capissero che cosa è avvenuto esattamente. Ci sono delle responsabilità, se non giuridiche quanto meno morali. Perché si può anche non andare a processo o essere assolti, però rispetto al ruolo che si ricopriva in quel momento e a come si sarebbe dovuti intervenire, io posso farmi un'idea di quali siano state le mancanze e le omissioni. Vorrei che della tragedia di Rigopiano arrivasse la ricostruzione capillare dei fatti e le storie umane delle persone che sono finite lì sotto, che hanno perso i loro cari, che non hanno ancora visto la fine di un processo, che non hanno mai visto un euro di risarcimento...".

A contatto con emozioni forti

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Pablo Trincia mentre registra il podcast

Ricostruire tragedie di questo tipo può mettere a dura prova e Trincia ha raccontato più volte negli anni come questo lavoro gli abbia per certi versi "tolto la pelle" e lo abbia anche incupito. Per non parlare di come tutte le ingiustizie raccontate finora gli abbiano fatto perdere fiducia nella società e nel genere umano.

Per l'autore resta comunque un lavoro che lo appassiona e lo porta a vivere fortissime emozioni: "Il momento più toccante nella ricostruzione di Rigopiano è stato quando stavo intervistando un sopravvissuto estratto dalle macerie. Mi si è avvicinato il padre sussurrandomi una cosa toccante nell'orecchio. Lì non ho retto, mi sono messo a piangere e me ne sono andato".

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L'autore su un set delle sue indagini

Dietro a queste ricostruzioni si nasconde un lavoro enorme, fatto di lettura di rapporti ufficiali, interviste ai sopravvissuti, alle autorità e così via, che richiede anche grandi doti comunicative e di persuasione: "Siamo riusciti a recuperare video e audio delle vittime attraverso i parenti, con una sorta di telefono senza fili nella comunità, e poi devi fare un'opera notevole di convincimento, perché devi andare da una persona che magari ha perso una sorella o una figlia o una madre e chiedere se condivide con te i video, i vocali o i messaggi che quella persona ha inviato prima di essere travolta dalla valanga e poi abbiamo passato in rassegna anche circa duemila file audio di telefonate che sono state effettuate in quei due giorni al centro operativo regionale. Attraverso le quali risulta evidente come non ci fosse nessuna preparazione per quanto riguarda l'emergenza neve. La Regione sapeva già due settimane prima che ci sarebbero state fortissime nevicate, la Provincia conosceva lo stato delle strade provinciali e, quindi, si era ben consapevoli di quali mezzi funzionassero e quali no. Le responsabilità delle istituzioni sono palesi".

I segreti di un podcast avvincente

Come prende forma lo script di un podcast true crime che sa irretire gli ascoltatori? Secondo Pablo Trincia: "Un po' vai a istinto. Per esempio, abbiamo scelto di iniziare il racconto con l'intervista a questa impiegata dell'albergo che non riesce ad andare al lavoro a causa della neve che le blocca la porta del garage e quindi si salva. Perché poi non si comincia mai un racconto dall'inizio, ma ci si entra un po' di lato, saltando dal passato al futuro, pasando per presente. E poi si scelgono i personaggi principali, facendo entrare gli altri piano piano, in modo che le persone si abituino e le conoscano. Dopodiché segui il racconto cronologico dei fatti."

Dove nessuno guarda - Il caso Elisa Claps, la recensione: dal podcast allo schermo un efferato caso di cronaca

E aggiunge: "Però si cerca anche di mischiare i piani temporali per non renderlo troppo didascalico o prevedibile. Ci deve essere sempre una tensione narrativa, perché il nostro obiettivo come autori è che l'ascoltatore parta dal primo episodio e arrivi fino alla fine. Bisogna quindi mantenere una tensione costante, posizionare dei cliffhanger tra un episodio e l'altro e, soprattutto, gli episodi devono essere divisi in scene. In un episodio standard da 45/50 minuti, al suo interno ci saranno sei scene da 7 minuti circa. Ci deve essere ritmo e dei cambi di scena e di personaggio. Il racconto non deve mai ristagnare".

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Trincia

Nel narrare vicende angosciose di persone comuni e dei loro cari il rischio di scivolare nel patetico o nel sensazionalistico è sempre dietro l'angolo. "Lo strappalacrime lo usa chi non sa raccontare. Ci sono delle storie talmente forti, talmente belle, talmente intense, che le fai semplicemente parlare. Il racconto emotivo va dosato, sennò diventa tutto un pianto. Ma se porti una storia veritiera, non hai bisogno delle lacrime. Il pubblico è sempre in cerca di una bella storia a cui affezionarsi, di personaggi in cui immedesimarsi e di elementi universali che lo leghino ai protagonisti. E poi via, una volta lo porti in Sud Africa, una volta a Potenza, una volta in Abruzzo. Ma il minimo comune denominatore è che vogliono una bella storia, che li intrattenga e al contempo insegni qualcosa".

E poi il silenzio - Il disastro di Rigopiano, prodotta da Sky Italia e Sky TG24, e realizzata da Chora Media, sarà composta da un podcast in otto puntate disponibili da fine settembre, e da una docuserie in cinque puntate in onda da metà novembre su Sky TG24 e Sky Documentaries.

La partnership tra Sky e Pablo Trincia non si ferma qui, però, perché è in arrivo un nuovo cold case ancora top secret, una produzione originale che riporterà all'attenzione del pubblico e dei media uno tra i più noti e irrisolti casi di cronaca del nostro Paese. "Nessuno ne ha mai parlato, ma è una storia nota a tutti", conclude Trincia stuzzicando la nostra curiosità, da abile narratore qual è.