Recensione Thicker than Water (2014)

La serie, nata per la SVT, mostra come la televisione svedese e i suoi creatori hanno appreso alla perfezione i segreti della suspence hitchcockiana per poianpolicarla al loro personale gusto per il noir.

Lasse dirige un ristorante in città ma dai personaggi poco amichevoli che lo inseguono si comprende che la ristorazione non è il suo unico interesse. Jonna, invece, é un'attrice di teatro soddisfatta della propria carriera anche se profondamente insicura come gran parte degli artisti. Ad accomunare i due, altre al legame di sangue, sono delle misteriose cartoline arrivate dalla meravigliosa isola di Sunnanö con cui la madre li invita ad una imprevista riunione famigliare. Qui, ad accoglierli con sorpresa e disappunto, é Oskar, il fratello minore, rimasto a dirigere il loro B&B insieme alla moglie e ad Anna - Lisa, la madre.

Questa riunione, evidentemente poco desiderata dai tre fratelli, porta immediatamente scompiglio dando vigore a vecchi rancori, gelosie sopite ed un passato di torti che viene accennato senza svelare molto. L'unica ad essere consapevole di cosa sta accadendo é Anna - Lisa che, nonostante si renda conto delle tensioni in atto, ha voluto riunire i suoi figli sotto lo stesso tetto con uno scopo ben preciso. Dopo solo ventiquattro ore, infatti, la donna verrà trovata morta lasciando ai suoi tre ragazzi il compito e il dovere di vivere insieme e continuare la direzione dell'impresa di famiglia come una squadra, almeno per un anno. In caso contrario nessuno di loro riceverà la sua eredità. Ma cosa accade quando tre fratelli si ritrovano costretti su di un'isola ad affrontare i fantasmi del passato? La risposta é incerta e poco rassicurante, visto anche la presenza di un segreto "sepolto" proprio sull'isola.

Suspence svedese

Thicker than Water: una foto di scena della serie
Thicker than Water: una foto di scena della serie

Una donna é seduta all'interno di una piccola barca a remi. Mentre le onde e il vento impacciano i suoi movimenti, estrae dal fondo una scatola di latta. Al suo interno c'é una pistola e dei proiettili. É evidente che un evento sconvolgente sta per accadere, qualche cosa che accenderà la miccia di tutta la narrazione. Così, con pochi elementi visivi e attraverso una scena di totale silenzio, fatta eccezione per lo sciabordio dell'acqua e il soffiare del vento, Thicker Than Water mostra come la televisione svedese e i suoi creatori hanno appreso alla perfezione i segreti della suspence hitchcockiana. Lo scopo, naturalmente, é di mettere lo spettatore un passo avanti ai suoi protagonisti, accendendo l'ansia e l'attesa di un momento che sappiamo arriverà in modo inevitabile a travolgere le loro esistenze. A dirigere questo "inganno" ansiogeno sono quattro registi, Erik Leijonborg, Molly Hartleb, Anders Engström, Anette Winblad, che, utilizzando tre personaggi dalle differenti personalità e un ambiente claustrofobico, costruiscono un classico crime family che non ha nulla da invidiare ai prodotti statunitensi. Indubbiamente la fotografia, come la realizzazione estetica, può risultare meno raffinata, ma poco importa se alla fine della prima puntata si rimane con il desiderio di continuare fino a scoprire i segreti custoditi dall'isola.

Delitto che passione

Thicker than Water: una scena della serie
Thicker than Water: una scena della serie

Da qualche anno le fredde terre del nord hanno rivelato un'anima dark di grande effetto. La prima a mostrare questo propensione per il delitto é stata senza dubbio la letteratura. Da Il senso di Smilla per la neve, diventato poi un film diretto da Bille August, al successo mondiale di Stieg Larsson, si sono sviluppate delle opere tutte collocabili nel genere dello scandidrama. A questo gusto per il noir ha risposto anche la tv pubblica svedese, almeno in questo caso, coinvolgendo uno scrittore di successo come Jo Nesbø nella produzione della serie Occupied e dando vita al primo vero grande successo del piccolo schermo nordico con The Killing. Thicker than water, dunque, non rappresenta certo un caso isolato ma rientra in quello che potremmo definire il nuovo movimento nordico delle serie tv, capaci di riportare un successo di pubblico notevole, almeno per quanto riguarda i loro standard. Parlare di numeri, infatti, non é rilevante come é poco realistico fare un confronto con il mercato e le possibilità produttive statunitensi. Ovviamente le risorse economiche sono molto inferiori rispetto a quelle messe a disposizioni di colossi americani come HBO, Fox o ABC, ma questo non comporta un livello narrativo inferiore. Anzi, avendo la consapevolezza di budget limitati, le produzioni nordiche puntano tutto sulla costruzione dei personaggi e sulle loro interazioni, affidandosi spesso al minimalismo poco caloroso dell'esterno per creare la scenografia criminale.

Movieplayer.it

3.5/5