Raoul Bova: "Per interpretare Giorgio Armani mi sono venuti i capelli bianchi"

Raoul Bova racconterà la storia di Manuel Bortuzzo e sarà Giorgio Armani nella serie TV Made in Italy.

INTERVISTA di 12/04/2019
Raoul Bova in una scena di Scusa, ma ti chiamo amore
Raoul Bova in una scena di Scusa, ma ti chiamo amore

È stato il protagonista dell'apertura degli Incontri internazionali del cinema di Sorrento, e presto lo vedremo come protagonista, nei panni, essenziali ed eleganti, di Giorgio Armani, della serie tv Made In Italy. Stiamo parlando di Raoul Bova, accolto ieri a Sorrento con calore e intervistato da Piera Detassis. Bova ha raccontato di aver parlato con Armani, che conosce da tempo, prima di accettare il ruolo. "L'ho chiamato per chiedergli il permesso, per capire se fosse d'accordo" ha confessato l'attore. "Lui non sapeva che avessero proposto a me quel ruolo. Mi ha detto: ma tu sei troppo bello per fare me, non voglio essere protagonista di questa storia, con te verrebbe troppo fuori il mio personaggio. Poi mi ha richiamato e mi ha detto: ci ho pensato, anch'io sono stato bello da giovane. Forse più di te".

D'altra parte Giorgio Armani è il "Re" degli stilisti italiani, e alcuni tratti del suo volto, come gli zigomi alti, ben si adattano alla bellezza di Bova. Che per calarsi nella parte ha anche affrontato un cambiamento non proprio semplice. "Non volevo mettere parrucche, ho voluto imbiancarmi i capelli" svela l'attore. "Così me li hanno decolorati, per otto giorni, perché non riuscivano a imbiancarli, prendevano tutti i colori possibili. E quando ho girato avevo proprio i capelli di Armani". Made In Italy è una serie che racconta i nostri stilisti, Armani, ma anche Valentino, Rocco Barocco, Versace. "È il momento in cui la moda da alta moda passa al prêt-à-porter. Si parla della donna che non diventa è più donna oggetto, Armani l'ha resa più rigorosa. Diceva che non occorre colpire ma lasciare un bel ricordo di sé. È stato bello vivere come Giorgio Armani, mi sono sentito importante".

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Raoul Bova in una scena del film Io, l'Altro
Raoul Bova in una scena del film Io, l'Altro

Massimiliano Rosolino, Manuel Bortuzzo e il nuoto

Raoul Bova
Raoul Bova

Un altro progetto a cui sta lavorando Raoul Bova, in fase di sceneggiatura, è legato al nuoto, ed è un cerchio che si chiude, visto che da giovane, prima di abbracciare la carriera d'attore, era un campione di nuoto. "A breve inizierò un progetto che parla di nuoto, di quel concetto dell'essere campione che ti spinge a fare di sacrifici, a rinunciare alla discoteca e ai tuoi amici per allenarti" ha raccontato l'attore a Piera Detassis. "Alcuni sacrifici ripagano, altri no. I campioni devono poi mettersi un costume, il costume del supereroe, perché entrano nell'Olimpo. Quando diventi un campione riesci ad avere quell'identità che non hai mai avuto: tanti lo fanno per lasciare un segno. Ed è qualcosa che si avvicina alla morte, perché in quel momento per arrivare dove vuoi sei disposto a morire. È per questo che spesso i campioni non riescono a vivere una vita normale". "La storia avrà a che fare con Massimiliano Rosolino, ma anche con Manuel Bortuzzo: mettiamo a confronto quattro campioni e un ragazzo giovane che aveva un sogno e non ha potuto raggiungerlo". Bova ha ricordato anche il momento in cui, dal nuoto, è passato alla recitazione. "Era un periodo difficile per me, avevo fallito la gara più importante della mia vita" rievoca. "Era una selezione per i campionati europei: avevo già fatto il miglior tempo della stagione, ma in gara sbagliai una virata e mancai l'obiettivo. Dopo questa delusione cominciai a insegnare nelle piscine. Mia sorella mi disse: perché non provi a fare la pubblicità, a fare dei provini? C'era un regista che non trovava il protagonista del suo film, e così iniziai".

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Il ricordo di Carlo Vanzina

Raoul Bova
Raoul Bova

A proposito di nuoto, c'è una scena cult per le fan di Bova che è la sua uscita dall'acqua in Piccolo grande amore di Carlo Vanzina. "Mi sentivo più a mio agio così, più vestito con il costume da bagno, che in altri ruoli più sexy" ha ricordato l'attore. Che ha parlato con affetto del regista romano scomparso lo scorso anno. "È quello che mi ha insegnato l'idea del bello in assoluto" riflette Bova. "Faceva i vecchi film a Cortina, con le belle macchine. Il primo film che ho fatto con lui eravamo a Porto Cervo, in un hotel di lusso dove avevo una suite. Io venivo dal Torrino a Roma e in questo albergo avevo una suite. Dissi a Carlo che non me la meritavo. Ma lui diceva: io sono qui, e gli attori devono stare qui, devono stare bene. È stato un uomo d'altri tempi, un grande signore con tutti".

L'occhio della macchina da presa

Raoul Bova
Raoul Bova

Ma quando è che Raoul Bova ha capito che sarebbe diventato un attore? "Non ci si sente mai attori" si schernisce. "A questo proposito posso raccontare qualcosa. Io prima avevo la mentalità da sportivo e al mio primo set dicevo di non avere la preparazione. Mi dicevano: non c'è tempo, ma non ti preoccupare. Quando per la prima volta la macchina da presa ha fatto un primo piano, e il suo occhio è stato come una pupilla che si allargava e si avvicinava ho sentito per la prima volta la vicinanza con la macchina e la possibilità si esprimermi". "Poi ho studiato.. non è servito a niente però" scherza Bova, ottenendo un applauso molto sentito. E mettendo in scena una delle sue caratteristiche, la modestia.

Bova Goes To Hollywood

Raoul Bova in una scena di Alien Vs. Predator
Raoul Bova in una scena di Alien Vs. Predator

Ma, nella sua carriera, Raoul Bova è anche stato a Hollywood, e ha toccato con mano il sogno americano e tutto quello che c'è dietro. "La prima cosa che ho fatto è stata la foto con la scritta di Hollywood, che è bruttissima, ma è una foto che va fatta" ricorda. "Era un periodo in cui avevo fato un film con Diane Lane, Sotto il sole della Toscana, era andata benissimo e fu l'occasione per il per trasferirmi lì. Ho fatto il classico film di studio americano, Alien Vs. Predator, girato tutto in studio con le maschere e le scenografie". Ma il sogno americano ha anche un risvolto amaro, come si può immaginare. "La vita lì non mi è piaciuta, sono stato deluso dalle persone e dai rapporti umani" racconta. "Se incassi hai tutto, se hai una piccola flessione non hai più niente. Semplicemente non fatturi, e lì sei solo un mulo che deve portare soldi. E così sono tornato in Italia con la mia ricchezza, che è un'altra".

Ultimo, il ruolo più amato dagli italiani

Piera Detassis ha anche chiesto a Raoul Bova quale fosse il ruolo che è più amato dal pubblico. "Ultimo è uno che non si è mai sottomesso al potere, spesso ha mandato a quel paese i suoi superiori, che è una cosa che abbiamo sognato tutti nella vita" risponde Bova. "È un personaggio che ha fatto breccia nel cuore di tanta gente" ha spiegato l'attore. "Ultimo continuo a frequentarlo, è bello che un personaggio che è nato per la televisione si sia portato avanti anche nella vita". Una delle cose che sembra interessare a Bova è proprio questa: che pezzi di vita diventino cinema, e che il cinema sconfini anche nella vita.