La biondissima Alice si trova in macchina nel cuore della notte in compagnia del collega John, con il quale intrattiene una relazione clandestina all'insaputa del marito, che la crede via per una trasferta di lavoro. I due amanti si accorgono che il serbatoio è a secco e decidono di fermarsi in una stazione di servizio isolata per fare rifornimento, ignari che da lì a poco la situazione sia prossima a precipitare.
La protagonista di Night of the Hunted - La caccia si ritroverà infatti ben presto al centro di un incubo ad occhi aperti: un proiettile sparato da distanza ragguardevole la colpisce nell'istante in cui tenta di uscire dal mini-market della stazione. Appostato da qualche parte nell'oscurità si nasconde un implacabile cecchino, che non esita a eliminare John a sangue freddo. Ora Alice è sola, non ha possibilità di fuga e il telefono per chiamare i soccorsi è fuori portata. L'unico suo contatto con il mondo esterno è un walkie-talkie, tramite cui il tiratore comincia a parlare con lei...
Night of the Hunted - Un film che parla di oggi
Un cartellone pubblicitario che campeggia nei pressi della pressoché unica ambientazione recita in caratteri maiuscoli la scritta God is Nowhere, tutto attaccato e senza spazi. Una frase dal potenziale doppio significato: Dio non è da nessuna parte oppure Dio è qui ora. Un dualismo che racconta in quelle poche parole il senso più profondo di un film che dietro la sua anima di genere nasconde dei risvolti più sociologici del previsto.
Night of the Hunted - La caccia è infatti un survival thriller sui mali dell'America contemporanea, con l'ossessione totalizzante dei no-vax e dei negazionisti, climatici o di altro tipo ancora, che diventa un pericolo potenziale, pur mettendo in ombra anche le diseguaglianze di un Paese dove senza assicurazione sanitaria i più poveri non possono avere accesso alle cure indispensabili. E con non poche critiche alle stesse aziende farmaceutiche, complici o fautrici di tale sistema.
Le facce del male: cosa funziona
Una sceneggiatura relativamente lucida da non guardare in faccia nessuno, con proprio il vedere che diventa metafora di un'umanità allo sbando, con il volto del male che non viene mai mostrato saggiamente e volutamente, con quella resa dei conti finale che si tinge di note ulteriormente metaforiche. E il tutto in una narrazione pur non priva di parziali cedimenti, con la parte centrale che sembra ridondare nel proprio messaggio e chiede aiuto a qualche piccola forzatura qua e là.
Non stupisce che il principale produttore della pellicola sia Alexandre Aja, regista francese che ricordiamo soprattutto per un grande cult di inizio carriera come Alta tensione (2003), titolo con cui Night of the Hunted - La caccia condivide una certa ferocia. La violenza, seppur limitata per gran parte a ferimenti da colpi di arma da fuoco rammendati alla alla bell'e meglio - la colla istantanea sembra ormai diventata un classico per chiudere ampie lacerazioni - è gustosa quanto basta, epilogo in primis.
Modelli e riferimenti dietro al film
Alla base vi è un misconosciuto film spagnolo dello scorso decennio, La noche del ratón (2015), attualizzato negli States di oggi, con i germogli di una guerra civile in potenziale divenire. Franck Khalfoun, regista che con -2 Livello del terrore (2007) aveva già dimostrato di sapere come trasformare uno spazio chiuso in una trappola senza via di scampo, lo adatta con l'aggiunta di un substrato politico esplicito, che nell'originale era invece assente.
Il risultato è un film che nei suoi momenti migliori funziona come un congegno tensivo ben oliato, potendo contare sulla solida interpretazione di Camille Rowe. Vaccini, Big Pharma, movimento MeToo: un catalogo vivente delle discusse questioni odierne, costruito per essere riconoscibile allo spettatore contemporaneo, spingendolo qua e là a interrogarsi e a prendere una posizione. Un villain che è lo specchio di una radicalizzazione reale, ma anche una vittima che paga la sua più o meno inconsapevole ignavia: una resa dei conti che non fa sconti e dove nessuno può dirsi realmente vincitore.
Conclusioni
Una giovane donna intrappolata in una stazione di servizio notturna, un cecchino invisibile che si nasconde nei dintorni e un walkie-talkie che diventa mezzo di comunicazione. Comunicazione tra due visioni agli antipodi, entrambe figlie di un'America - e più in generale del moderno mondo occidentale - schiava delle proprie contraddizioni, tra deliri no-vax e la cupidigia delle case farmaceutiche. Un film che non risparmia niente e nessuno, tanto accattivante nel suo sguardo sociologico più o meno riuscito quanto a rischio di parziale monotonia in una narrazione che vive, a conti fatti, su quell'unico spunto. Un'operazione a suo modo ambiziosa, che vale la visione nonostante i propri limiti.
Perché ci piace
- Tensione notevole dall'inizio alla fine.
- Un discorso non banale sul mondo di oggi.
- La contrapposizione tra vittima e villain è più sfumata del previsto.
Cosa non va
- Qualche forzatura qua e là.
- L'impressione è che a tratti la premessa di partenza sia tirata eccessivamente per le lunghe.