Parlata veloce, con un'inflessione romana che conosciamo bene. Dall'altra parte del telefono, al terzo squillo, risponde con sicurezza Michela Quattrociocche. Una sicurezza quasi istintiva, da parte dell'attrice, con cui condividiamo non solo l'età anagrafica - almeno chi scrive, ovvio - ma anche una certa nostalgia verso quegli anni - i 2000 - che definisce "sognanti". Del resto non è un mistero la Quattrociocche sia stata l'emblema di quei teen movie che, rivisti oggi, andrebbero rivalutati. Percorso particolare il suo, tra cinema e tv, prima di una pausa dedicata tutta alla famiglia in cui, però, non è di certo mancato lo studio e l'applicazione.

Una pausa adesso interrotta con L'ultima sfida di Antonio Silvestre, storia di un calciatore a fine carriera (interpretato da Gilles Rocca) stretto tra il campo da gioco e un'organizzazione criminale. Nel film, Michela Quattrociocche interpreta Germana, la moglie influencer del calciatore. "Il cinema come lo sport è intrattenimento. Il pubblico si appassiona, ed è come vedere un film", spiega l'attrice, "Riguardo al mio personaggio ho trovato una donna forte, che mi ha ispirato. È una moglie che lotta per essere una manager, come tutte le donne del mondo che provano ad avere più ruoli. Parità di genere, ecco".
Michela Quattrociocche, la nostra intervista
A proposito di parità di genere, Michela Quattrociocche, con cui abbiamo chiacchierato per mezz'ora, ci racconta che "Ho una figlia che gioca a calcio, e del film una cosa mi ha colpito: la tematica forte. Lo sport è visto come qualcosa di maschile, eppure mia figlia, che frequenta scuola americana, così come le sue amiche, è appassionata di calcio. È una fortuna, in Italia siamo ancora indietro: perché il nuoto può essere una disciplina femminile e il calcio no? C'è troppo maschilismo, e questa mentalità da gladiatori no è ancora sconfitta".
Tuttavia, il calcio ne L'ultima sfida non è il cardine unico rispetto alla sceneggiatura firmata da Silvestre. "Il calcio non è il tema principale, è uno sfondo, chiaro: il calcio avvicina le persone, e per questo non va mai banalizzato. Per non parlare a tutte le cose negative che gli girano attorno. Insomma, è una grande macchina". Come detto, Michele Quattrociocche mancava al cinema da un po' (dobbiamo tornare al 2010 con la commedia Sharm el Sheikh, senza considerare il piccolo ruolo in Burraco fatale del 2020). A tal proposito, l'attrice si apre, entrando in confidenza: "Ti racconto... ho iniziato molto presto a recitare. Tante cose le ho bruciate subito, facendo film importanti. Quando ho avuto le mie figlie mi sono un po' chiusa, volevo fare la mamma, la situazione famigliare, all'epoca, mi faceva spostare di città in città, le mie figlie avevano solo me, in pratica. Ho preso tempo, quindi, anche se ho sempre coltivato lo studio della recitazione, e ho sempre voluto riprendere la carriera. Cercavo però il ruolo giusto, e non volevo bruciarmi con i ruoli sbagliati. Volevo tornare nel momento giusto, e sono contenta di aver aspettato".
I teen-movie e gli anni irripetibili

Del resto, una carriera si giudica più dai no che dai sì. "Tante cose anche allettanti ho preferito non farle. Tutti si sono si meravigliati che abbia aspettato, ma è una pausa che mi sono voluta prendere". Un ritorno, quello di Michela Quattrociocche, che corrisponde ad un'epoca dominata dagli influencer, dalla perfezione, e dalle scelte indotte. "Parli con una che non si farebbe influenzare nemmeno dal papa! Non faccio parte di questa categoria... Per dire: cerco su Netflix da sola la serie da guardare. Sempre da sola scelgo che cosa leggere. Sono parte di una generazione a cavallo, e forse sono fortunata. Vado in negozio e provo le cose, senza stare dietro ai loghi, non faccio parte di questo approccio. Forse le mie figlie, ma anche loro hanno una loro opinione. Non è una critica verso gli influencer, fanno il loro lavoro, dico solo che ho ancora la libertà di scelta".
Un'epoca dominata dall'ansia, molto diversa da quella in è cresciuta l'attrice. "Sì, ho questa sensazione anch'io, ma ho fatto un lavoro negli anni di terapia, di analisi, e sono molto serena come persona, mi concentro sul lavoro o in famiglia, senza lasciarmi prendere dall'ansia, poi se va bene o non va bene dico pazienza... sono naif in questo, e vivo bene".

Parlare con Michele Quattrociocche è come salire a bordo di una macchina del tempo, essendo stata la protagonista, tra il 2008 e il 2010, di Scusa ma ti chiamo amore e Scusa ma ti voglio sposare, diretti da Federico Moccia. Teen movie poco apprezzati dalla critica, ma destinati - ci scommettiamo - ad essere rivalutati (anche perché il genere, oggi, è assolutamente debitore ai suddetti titoli). Erano anni speciali, quelli lì, di quando "eravamo felici senza saperlo". Film che l'attrice non ha timore - a ragione - di definire "generazionali". "I film che ho fatto all'inizio li trovo iconici. Sono rimasti impressi, sono attuali, anche se girati vent'anni fa. Sono fiera di averli fatti, in quel momento lì tutti li vedevano, belli o brutti che siano, potevano piacere o non piacere. Era tutto più naturale. Non c'erano i social, per dire. Tornerei indietro volentieri, era un periodo perfetto per i sognatori",