Marco Bellocchio - La porta della realtà, recensione: un ritratto appassionato tra pubblico e privato

Rigoroso, taciturno, tormentato, Marco Bellocchio si racconta davanti all'obiettivo del suo fotografo di scena Fabio Lovino in un documentario, presentato in anteprima fuori concorso a Locarno 2026

Marco Bellocchio

Come si racconta un regista come Marco Bellocchio? Con eleganza e partecipazione emotiva. E chi può farlo meglio di colui che lo segue sui set da oltre vent'anni? Fabio Lovino, fotografo di scena di tanti film di Bellocchio e autore di ritratti di grandi star, si è messo dietro la cinepresa per colmare una grave mancanza realizzando un eccezionale ritratto d'autore che, in sessanta minuti, ci offre uno sguardo breve, ma intenso sui set di Bellocchio.

A partire da Il traditore, che ha visto la stretta collaborazione tra Bellocchio e Pierfrancesco Favino, Marco Bellocchio: La porta della realtà intraprende un viaggio cinefilo alla scoperta del metodo del regista, delle relazioni coi suoi collaboratori e della complessa storia familiare che ha forgiato la sua personalità e il suo immaginario. Al cinema dal 27 agosto con Lucky Red, il film raccoglie interviste a Bellocchio, ai suoi familiari e ad alcuni collaboratori, scelti da lui stesso, nel tentativo di creare un omaggio a uno dei principali registi italiani appetibile anche per le generazioni più giovani.

Marco Bellocchio 1
Marco Bellocchio sul set di profilo

Il metodo di Marco Bellocchio: il "tradimento" all'origine di tutto

A più riprese, nel corso del documentario, assistiamo al lavoro di Marco Bellocchio sul set, alle sue indicazioni agli attori, alle urla (quando i ciak non vengono come vorrebbe lui), ma anche a risate e momenti di distensione. La forte personalità del cineasta di Bobbio trapela da ogni inquadratura mentre tutti i suoi collaboratori sono concordi nel raccontarne la riservatezza, lo spessore intellettuale, ma anche la grande umanità e la fiducia che dà agli attori, a cui concede grande libertà, con la responsabilità che ciò comporta. Attore lui stesso in origine, Bellocchio segui il consiglio del suo maestro al Centro Sperimentale, Andrea Camilleri, che lo vedeva più nei panni del regista, e si mise dietro la macchina da presa per offrire la sua visione sul presente e raccontare il groviglio di sentimenti che si portava dentro per via della complessa situazione familiare.

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Marco Bellocchio Biciletta
Marco Bellocchio pensieroso lungo la strada

Da I pugni in tasca a L'ora di religione, da Vincere a Buongiorno notte, i frammenti del suo cinema si alternano alle parole di Daniele Ciprì, che ne rivela il perfezionismo ammettendo l'iniziale preoccupazione per le complesse richieste di Bellocchio sulla fotografia di Vincere. Mentre Fabrizio Gifuni e un commosso Favino, che ha sostenuto due provini in nove mesi prima di essere scelto per Il traditore, plaudono alla sua capacità di instaurare un rapporto più umano che artistico riconoscendone l'ineguagliabile carisma. Tra gli aneddoti più spiritosi c'è quello di un giovane Marco Tullio Giordana che, impegnato a muovere i primi passi nell'ambiente romano, trovò il numero di Bellocchio sull'elenco telefonico e lo chiamò ricevendo, inaspettatamente, una risposta garbata dal regista, all'epoca noto per il temperamento burbero e sbrigativo.

La famiglia di Bellocchio fuori e dentro il set

Pier Giorgio Bellocchio Marco Bellocchio Elena Bellocchio
Marco Bellocchio in posa insieme ai figli Piergiorgio ed Elena

Come sottolinea Giordana, "Marco Bellocchio non si rassegna a ricoprire il ruolo di venerato maestro, è sempre un debuttante, un giovane ribelle". Quello stesso ribelle che, in tempi non sospetti, ha "tradito" la famiglia lasciando Bobbio per dedicarsi al mondo nel cinema attraverso cui ha provato a lenire il dolore della perdita del gemello Camillo, morto suicida a 29 anni. Questo episodio doloroso, che Bellocchio ha sublimato in molti dei suoi lavori, viene affrontato dai figli del regista, Piergiorgio ed Elena, protagonisti dell'ultima parte del documentario, quella "familiare", in cui compare anche l'attuale compagna, la montatrice Francesca Calvelli.

Marco Bellocchio La Porta Della Realta Fabio Lovino
Il regista e fotografo Fabio Lovino

Come spiega Fabio Lovino, "il film finisce in levare dopo un momento intimo e liberatorio" in cui i figli rivelano come hanno appreso la vera storia della morte di Camillo di fronte al silenzio paterno. L'arte di Marco Bellocchio nasce dalla sofferenza, ma anche dall'amore. E l'amore si percepisce chiaramente nelle scene finali del film in cui il regista è protagonista di un set fotografico insieme a compagna e figli sotto lo sguardo complice di Lovino, che chiude su un momento a coronamento di un'opera agile, ma capace di immortalare il genio di uno dei cineasti più importanti del nostro cinema.

Conclusioni

Ritratto d'autore firmato da colui che ha seguito Marco Bellocchio sul set per oltre vent'anni, ovvero il fotografo di scena Fabio Lovino, Marco Bellocchio: La porta della realtà è un documentario asciutto ed elegante che omaggia l'opera del regista di Bobbio soffermandosi anche sugli aspetti personali. Toccante il finale incentrato sulla famiglia del cineasta.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Asciutto e immediato, il film è un omaggio sincero che valorizza la carriera e anche la personalità di Marco Bellocchio.
  • Molte testimonianze sono illuminanti e svelano aneddoti inediti.
  • Molto riuscita la parte finale, incentrata su figli e compagna del regista.

Cosa non va

  • In soli sessanta minuti riassumere la carriera di Bellocchio è arduo, sotto questo aspetto il documentario si rivela piuttosto scarno.
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