"Ma il libro era meglio!" Quante volte lo abbiamo sentito, quante volte noi stessi lo abbiamo detto, perché non sempre le trasposizioni per lo schermo riescono a rendere giustizia a un'opera letteraria e servono grandi autori per farlo. Christopher Miller e Phil Lord lo hanno fatto con L'ultima missione: Project Hail Mary, il film di fantascienza tratto da Andy Weir e interpretato da un ottimo Ryan Gosling.
Il film al cinema dal 19 marzo non è solo una resa fedele del romanzo, ma anche una riuscita ed emozionante avventura spaziale che si candida sin da ora a essere uno dei titoli migliori del 2026, nel suo genere ma anche oltre. Per questo siamo stati molto felici di poterci confrontare con i suoi registi, che seguiamo e apprezziamo da tempo, per gli splendidi titoli animati che hanno diretto come Piovono polpette e Lego Movie, ma anche gli script di Spider-Man - Un nuovo universo, che è valso l'Oscar per il miglior film d'animazione. Ecco cosa ci hanno raccontato del dietro le quinte di Project Hail Mary.
L'adattamento di Project Hail Mary: non solo una lista di eventi del libro
E partiamo proprio dall'adattamento lodato in apertura, per un film che, caso più unico che raro, possiamo considerare persino migliore del romanzo. È una provocazione, perché amiamo anche noi il libro di Andy Weir, lo stesso di The Martian, come lo amano Miller e Lord, ma il lavoro di resa su schermo è veramente eccellente. Come ci hanno lavorato? Hanno individuato subito cosa dovesse necessariamente rimanere e a cosa poter rinunciare? "Ci sono state molte conversazioni con Drew Goddard, lo sceneggiatore" ci ha spiegato Christopher Miller, "su come prendere questo enorme audiolibro da 16 ore e condensarlo nella durata di un film. Devi per forza perdere molti elementi della trama, ma eravamo tutti d'accordo che la chiave per un buon adattamento fosse catturare l'anima e lo spirito del libro, piuttosto che limitarsi a una lista degli eventi."
E quali sono gli elementi necessari a preservarne lo spirito? "C'erano due relazioni principali che volevamo davvero rendere bene" ha continuato Miller, "quella tra Ryland Grace e Stratt. Ovvero Ryan Gosling e Sandra Hüller, e poi quella tra Grace e Rocky. Sentivamo che se fossimo riusciti a rendere giustizia a quelle relazioni e a toccare i punti chiave della storia e i grandi colpi di scena che ci hanno sorpreso o emozionato, allora tutti i dettagli della trama e i vari meccanismi non avrebbero contato tanto quanto riuscire a rendere questi elementi." E c'è ovviamente anche tutto il resto in un intreccio che appassiona, come ci spiega Phil Lord: "Sono lì, ma il primo piano doveva essere la relazione. È questo che rende il libro unico. È un grande spettacolo con una posta in gioco altissima su più mondi... ma per salvare il mondo, devi farti un amico."
Ryland Grace e Rocky: un'amicizia universale
Il punto dell'amicizia al centro della storia, quella tra Grace e Rocky, è il gancio per la nostra domanda successiva, perché l'enfasi del romanzo è sulla cooperazione, sia sulla Terra per organizzare la complessa missione di cui la Hail Mary è oggetto, sia nello spazio tra il personaggio di Ryan Gosling e la sua controparte aliena. È questo il messaggio centrale del film? Che dobbiamo coesistere e lavorare insieme per sopravvivere? "Sì, ma direi che il libro enfatizza la nostra innata capacità di cooperare" ha confermato Phil Lord, "Collaboriamo in gruppo e risolviamo problemi insieme da millenni ed è una grande affermazione di ciò che è possibile fare."
Una cooperazione il cui riflesso si è concretizzato anche sul set di Project Hail Mary, come spiegato da Christopher Miller: "Persino la troupe di questo film era un team internazionale. Centinaia e centinaia di persone, oltre mille persone sul set e per gli effetti visivi in tutto il mondo, che hanno lavorato insieme per risolvere un problema difficile. Non c'era in palio il destino del mondo, ma era comunque un gruppo di persone che cooperavano per creare qualcosa di speciale. E vedevamo il parallelo mentre lo realizzavamo."
I segreti di Rocky: come dare un'anima a un alieno senza volto
E uno dei punti chiave della realizzazione del film è stato proprio il personaggio di Rocky, vera star capace di tener testa al talento di un Ryan Gosling perfetto nei panni del professione delle medie Ryland Grace, catapultato in questa incredibile avventura spaziale. Come hanno lavorato per immaginarlo e portarlo su schermo? "Avevamo molta fiducia nel fatto che, nonostante Rocky non abbia occhi o bocca, potesse essere molto espressivo e avere molto carattere con il giusto movimento" ha spiegato Phil Lord sottolineando che "veniamo dall'animazione che è storytelling attraverso il movimento, quindi è iniziato tutto con un design incredibile grazie all'aiuto di Neal Scanlan e di tutti questi fantastici concept artist."
Tanta enfasi sul movimento e l'animazione, ma anche sui dettagli che hanno reso unico il design di Rocky: "Abbiamo cercato di creare molti dettagli culturali e familiari nelle braccia di Rocky: abbiamo scolpito ogni genere di cosa" da una fede nuziale a uno stemma di famiglia e un canto speciale con l'intento di "il più possibile in modo che quando James Ortiz e il team di burattinai arrivavano sul set, avessero tutta questa narrazione a cui attingere." Un lavoro di costruzione completato in post-produzione dagli "incredibili animatori alla Framestore che hanno aiutato a definire la performance di Rocky. Circa metà delle inquadrature sono animate al computer, quindi è stato un vero matrimonio tra ogni reparto per cercare di creare questa performance."
Senza però sottovalutare un punto essenziale che contribuisce a rendere il tutto riuscito, credibile ed emozionante, come tiene a sottolineare Christopher Miller: "l'ingrediente segreto finale per farti amare e credere in Rocky è Ryan Gosling: il modo in cui interagisce con lui, lo fa sembrare reale e ti spinge a tenerci perché lui è il primo a tenerci."