La cattura di Matteo Messina Denaro è già stata raccontata al cinema e in tv, quindi come farlo in modo nuovo? Ci hanno pensato il prolifico produttore Pietro Valsecchi e il regista Michele Soavi nella miniserie L'invisibile - due serate su Rai1 il 3 e 4 febbraio - mettendo in scena il dietro le quinte, mettendo al centro della vicenda il lato umano.
L'invisibile - La cattura di Matteo Messina Denaro: cambio di prospettiva
Probabilmente per evitare l'apparente celebrazione del "villain" di questa storia vera, a dispetto degli eroi, il racconto della miniserie Rai viene fatto dal punto di vista della squadra di Carabinieri del ROS incaricata di catturare il boss della mafia, latitante da oramai trent'anni. Dopo svariati fallimenti, il Colonnello Lucio Gambera (Lino Guanciale) riceve un ultimatum dal proprio Comandante: ha tre mesi di tempo per catturarlo, altrimenti la sua squadra verrà riassegnata. C'è grande scontento da parte di tutti, in primis Lucio, come se ricominciare daccapo potesse aiutare dei novellini che non conoscono il territorio e soprattutto le abitudini del boss di Cosa Nostra.
Un timer che dona ritmo alla narrazione
La scelta, tratta da ciò che è accaduto realmente permette a Valsecchi & Soavi di sfruttare appieno il ritmo e la tensione che sono palpabili soprattutto nelle scene action. Fin dai primi tentativi, possiamo sentire e "vivere" da spettatori l'ansia de protagonisti nel non riuscire a catturare il "nemico pubblico n.1" e le mille strategie adottate per provare ad incastrarlo al suo stesso gioco. È incredibile la scia di sangue e di morti - tra cui possibili testimoni - che il boss si lascia dietro: la miniserie non edulcora la cattiveria e crudeltà del protagonista, non lo mitizza o idealizza.
Anzi mette fin da subito le cose in chiaro, come quando uno studente sedicenne ritiene Messina Denaro una persona a cui aspirare "perché la fa sempre franca e fa tutto ciò che vuole". La risposta dell'insegnante, amica di Gambera, è far vedere ai ragazzi sul proiettore in classe le foto dei massacri che l'uomo ha compiuto sulle persone, bambini e donne incinta compresi. Proprio questa corsa contro il tempo lo rende un gioco del gatto col topo messo in scena in modo avvincente ed appassionante.
Una questione di sacrifici
Ciò che cambia nel racconto de L'invisibile è la prospettiva del racconto. Non è tanto e solo quella della squadra coinvolta, ma soprattutto quella delle loro famiglie. Come la moglie di Gambera, interpretata da Levante al suo debutto come attrice, che si ritrova il dilemma di accettare una proposta lavorativa nel milanese quando il marito sembra essere vicino alla fine dell'operazione.
Come i loro figli, che non possono andare tranquillamente ad una festa di compleanno dei compagni, dato che il Colonnello non sa chi sarà presente al party e non può rischiare la vita dei propri cari come ritorsione contro di lui. Come Sancho (Massimo De Lorenzo), braccio destro di Gambera, che ha perso la moglie e quindi si è gettato a capofitto nel lavoro e nella famiglia dell'amico, da "zio acquisito".
Come la fidanzata a distanza di uno dei più giovani della squadra, Ram (Leo Gassman), che non riesce a gestire la continua assenza del ragazzo e i piani che cambiano da un momento all'altro; come il fidanzato di Nikita (Noemi Brando), unica donna della squadra votata completamente alla missione.
Un mix avvincente ma un po' troppo "impostato"
Per la maggior parte del tempo Matteo Messina Denaro (Ninni Bruschetta in un'interpretazione non facile), è una figura evanescente, inafferrabile. La regia tende ad insistere sui flashback desaturati che mostrano una versione giovane dello stesso; mentre l'esperto di identikit del gruppo, Garcia (Roberto Scorza) cerca di immaginare che faccia possa avere nel 2023 dopo trent'anni, in modo da riuscire a smascherarlo.
Parte del fascino del racconto sta proprio nell'identità "invisibile" del villain, nella sua assenza-presenza. La vicinanza temporale (tutto accade tra il 2022 e il 2023, con le festività in mezzo per acuire il sacrificio familiare) aiuta a renderlo molto vicino all'oggi; senza farlo sembrare un racconto che appartiene ad un passato lontano. La memoria è fondamentale, oltre che collettiva.
Conclusioni
L'invisibile - La cattura di Matteo Messina Denaro è un mix riuscito, seppur un po' impostato, di spy story e family drama. Cambia il punto di vista del racconto sul tramonto del boss di Cosa Nostra, non solamente della squadra protagonista ma soprattutto delle loro famiglie e dei sacrifici che sono stati fatti in nome della missione. Nonostante qualche accento un po' tirato per i capelli e una certa impostazione nella messa in scena e caratterizzazione dei personaggi, si vede l'impronta di Valsecchi nella parte action e nella corsa contro il tempo dovuta all'ultimatum iniziale, che fa bene al ritmo della narrazione.
Perché ci piace
- La prospettiva dei membri della squadra e delle loro famiglie.
- La non mitizzazione di Denaro, che infatti si vede meno del previsto.
- Il gioco del gatto col topo: ritmo e azione funzionano.
Cosa non va
- L'accento di alcuni interpreti.
- A tratti risulta un po' troppo canonica e "impostata".