La Torta del Presidente, la recensione: una fiaba neorealista nell’Iraq di Saddam Hussein

Il film premiato a Cannes di Hasan Hadi, che mescola fiaba e neorealismo nell'Iraq di Saddam Hussein, arriva al cinema in Italia

Baneen Ahmed Nayyef in una scena di La Torta del Presidente

Per il suo esordio alla regia di un lungometraggio, La Torta del Presidente, l'iracheno Hasan Hadi, ormai residente negli USA ma cresciuto nel sud dell'Iraq, si è messo in connessione con il bambino che è stato, per raccontare una storia di sopravvivenza, di resistenza e di paradosso, ambientata proprio durante gli anni '90 del regime del presidente del titolo, Saddam Hussein.

Il film, presentato in anteprima italiana ad Alice nella città lo scorso ottobre, è stato il prescelto a rappresentare l'Iraq agli Oscar e, all'ultimo Festival di Cannes, dove si è portato a casa sia la Camera d'Or, per la migliore opera prima, sia il premio del Pubblico alla Quinzaine des Cinéastes (oltre ad essere il primo film iracheno nella storia della manifestazione).

Girato interamente in Iraq, grazie all'aiuto della Maiden Voyage Pictures di Chris Columbus, il film, dopo il Sundance Lab dove è stato ultimato, ha incontrato il consenso di Marielle Heller ed Eric Roth che sono saliti a bordo come produttori esecutivi.

La trama de La torta del Presidente

La Torta Del Presidente Scena
una scena da La Torta del Presidente

Hasan Hadi racconta la storia di una bambina di 9 anni, Lamia (Baneen Ahmed Nayyef), studentessa modello che vive solo con l'anziana nonna Bibi (Waheed Thabet Knreibat), nelle stesse condizioni indigenti dentro cui versano la maggior parte dei suoi compagni di scuola e le loro famiglie.

La incontriamo poco prima di essere sorteggiata, in classe, per un compito "prestigioso": preparare la Torta per il compleanno del Presidente Saddam Hussein. Ecco il paradosso menzionato poc'anzi, per il fatto che in un paese che, a causa delle sanzioni USA, vive in carestia e in guerra, sia obbligatorio festeggiare il presidente. Ma soprattutto non portare a compimento il fantomatico dessert è punibile con ben altro che il disonore.

È con una premessa così onerosa per una bambina (che il regista fa quasi subito, a voler chiarire il contesto in cui si muoverà il suo film) che inizia la difficile impresa di Lamia accompagnata dall'amico (e abile borseggiatore) Saeed e un inseparabile gallo portato a tracolla.

Hasan Hadi riesce nell'obiettivo, sulla carta impossibile, di realizzare una fiaba tanto avventurosa, ironica e buffa quanto radicata in una realtà piena di contraddizioni.

Tra fiaba e realtà

La Torta Del Presidente Baneen Ahmad Nayyef
Baneen Ahmed Nayyef in una scena di La Torta del Presidente

In un paese al collasso per la mancanza delle cose più semplici, come si può sperare di trovare della farina, delle uova e ancor peggio, del lievito? Non possiamo che tifare per Lamia, e la speranza che ci troviamo a nutrire per i nostri "eroi" mostra il talento di Hasan Hadi nel combinare degli elementi tipici di una fiaba, come il credere nel lieto fine oppure il trovare magicamente una soluzione (o un ingrediente), con la crudezza di adulti che sopravvivono in uno stato perpetuo di mors tua vita mea, dove neanche dei bambini importa niente a nessuno.
Né alla polizia che non li cerca veramente, neanche quando la nonna denuncia la scomparsa della nipote, né a coloro che incontrano sulla strada.

I "grandi" si mettono allo stesso livello dei piccoli che diventano preda, persone da ingannare, sfruttare, adescare, minacciare oppure semplicemente ignorare. Attraverso i visi dei suoi interpreti, tutti attori non professionisti, Hasan Hadi ci tiene saldamente ancorati alle realtà, sociale, politica ed economica del tempo che racconta.

Una dramedy con ispirazioni neorealiste

La Torta Del Presidente Immagine
La torta del presidente: un'immagine del film

A proposito di adulti tra fiaba e realtà, c'è un momento in cui Hasan Hadi fa imbattere la sua Lamia in un pericolo più subdolo, quello che possiede l'ombra della pedofilia. Non fa un passo oltre per non abbandonarsi al vero dramma e, mantenendo sempre i toni da dramedy, ci ricorda che a volte il pericolo si nasconde in chi, da grande affabulatore, sa mascherare la sua vera identità, la malvagità.
Mai fidarsi delle apparenze è la prima lezione di una fiaba che si rispetti.

È evidente in La Torta del Presidente la fascinazione del suo regista per il neorealismo italiano e per quel Ladri di Biciclette a cui si è dichiaratamente ispirato. Lo conferma l'atto stesso del viaggio di ricerca della protagonista e lo confermano quei volti, quegli sguardi pregni di storie.

Il film come racconto politico

La Torta Del Presidente Frame
una scena da La Torta del presidente

Nel mostrare il modo rassegnato con cui grandi e piccoli vivono la mancanza di possibilità, la disperazione, la guerra, l'indigenza e le regole che li circondano, Hasan Hadi fa indirettamente un film molto politico. Lo humour dark con cui, attraverso i colori pastello della fotografia di Tudor Vladimir Panduru, sottolinea l'assurdità della devozione imposta a Saddam è mezzo efficace per farci fare un bel ripasso di storia e per ricordarci, senza retorica alcuna, che, esistono tutt'oggi paesi in cui ci sono bambini costretti a vivere gli effetti di guerre, sanzioni, limitazioni, incongruenze.

Bambini e adulti che, come Lamia e Saeed, si sono talmente "abituati" a vivere così che lo considerano normale. La Torta del Presidente racconta più di un'infanzia violata. Non è una paternale, è un fatto. È accaduto, sta accadendo, accadrà.

Conclusioni

Camera d’Or e Premio del pubblico alla Quinzaine dell’ultimo Festival di Cannes, l’opera prima di Hasan Hadi, La torta del presidente,ambientato nell’Iraq di Saddam Hussein messo in ginocchio dalla guerra e dalle sanzioni USA, è l’avventura fiabesca ed incredibilmente piena di humour ma intrisa di realtà e realismo di una bambina alla ricerca di ingredienti introvabili per realizzare la torta del titolo, quella obbligatoria per festeggiare il compleanno del presidente. Un esordio memorabile, politico e delicato al tempo stesso.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Ha dei protagonisti i cui volti sono indimenticabili
  • Riesce a mantenere l’equilibrio tra dramma e commedia anche in una storia in cui non ci dovrebbe essere spazio per ironia e humour
  • È tanto una fiaba quanto un film radicato nella realtà e fotografia di un doloroso momento storico.

Cosa non va

  • Per mantenere il tono fiabesco, dribbla su situazioni che nella realtà non si sono o sarebbero risolte bene.
  • Seppur per esigenze di racconto, rischia di dividere la società in buoni e cattivi.