Sulla carta, immaginare di ambientare un racconto fiabesco nel contesto di un paese oppresso da un regime dittatoriale e messo in ginocchio da guerra e sanzioni che lo isolano dal resto del mondo, sembrerebbe impossibile ed anche fuori luogo. Ma Hasan Hadi, regista iracheno, cresciuto durante gli anni '90 del suo paese costretto dalla tirannia di Saddam Hussein, per il suo esordio al lungometraggio ha voluto dimostrare che tutto ciò era possibile e realizzabile. Nei suoi ricordi di infanzia, ce n'era uno che era così eclatante da sembrare credibile solo nella finzione: un suo compagno di classe era stato scelto per preparare la torta di compleanno per il Presidente, un compito assolvibile solo con la magia, considerando che il paese era tormentato dalla carestia.
È proprio da questa contraddizione, da questo assurdo, che Hasan Hadi ha trovato la chiave per La Torta del Presidente, suo debutto alla regia-. Durante la nostra intervista, ha spiegato quanto abbia facilmente mescolato fiaba e dura realtà: "in un certo senso, i bambini sono gli adulti qui e gli adulti sono i bambini. Gli adulti chiedono cose ridicole, e sono i bambini quelli ragionevoli, che cercano di ottenere qualcosa di sensato. Questa combinazione dà al film il suo aspetto favolistico ma anche realistico".
La Torta del Presidente, vincitore della Caméra d'Or e del premio del Pubblico alla Quinzaine di Cannes 2025, ha potuto contare sull'apporto produttivo e carismatico di Chris Columbus, grazie al quale il film si è potuto girare in Iraq, condizione imprescindibile per il suo regista e su quello di Marielle Heller e del premio Oscar Eric Roth, incontrati dove il film ha ultimato il suo percorso, il Sundance Lab.
Intervista a Hasan Hadi
Qual è la genesi del film? Eri un bambino durante il regime di Saddam Hussein, è autobiografico?
È sicuramente ispirato alla mia infanzia, crescendo in Iraq. Come regista, soprattutto per il tuo primo film, vuoi toccare temi, personaggi, luoghi e persino guerre che conosci. E quindi sei immediatamente attratto dai tuoi ricordi, che senti ancora molto vivi. E da adulto ti fai anche delle domande: cosa è morale o immorale di fronte all'ingiustizia? Il silenzio delle persone, di una comunità intorno a noi, ci rende complici? Queste le origini. I ricordi frammentati dell'infanzia combinati con le domande di un adulto, hanno dato al film il suo registro da fiaba.
Realismo e favola
Come sei riuscito a mantenere un tono fiabesco ma al tempo stesso ancorarti alla realtà?
È stata una combinazione di elementi. Uno di questi erano le location, persino le paludi sembravano maestose, bellissime, quasi un'acqua magica: le case galleggianti sull'acqua, gli animali. Tutto questo mi ha aiutato a mantenere quel registro. Poi ci sono i personaggi scritti con un tono da favola, ne ero consapevole mentre li costruivo, anche nel casting. Poiché tutto il cast è composto da attori non professionisti, la loro è una presenza molto specifica. Poi c'è la fotografia, il montaggio, la musica. Ma la cosa principale è la storia e la sua missione: un bambino deve preparare una torta di compleanno per il dittatore, per il Presidente del paese.
Il debito con il cinema italiano
Finalmente il film arriva in Italia ed hai spesso dichiarato che devi molto al nostro cinema. Quali sono stati i tuoi riferimenti per questo film?
Sono davvero onorato di essere qui, onestamente, a Roma, la culla di tanti maestri e tanti capolavori. Mentre camminavo pensavo: Roma città aperta è stato girato qui, Rossellini era qui. Sono le persone a cui posso ricondurre la nascita della mia passione per il cinema. Sono ancora ossessionato da una versione VHS di Ladri di biciclette che vidi da bambino. L'ultima scena, lo scambio di sguardi tra il padre e il figlio, mi perseguita ancora. Questi sono il tipo di film, personaggi e registi che ti ispirano a creare mondi e percorsi bellissimi, accessibili al pubblico di tutto il mondo.
Hai lavorato con bambini, animali e attori non professionisti: tra le cose più difficili da fare nel cinema. Tornando indietro, rifaresti tutto o ti faciliteresti un po' la vita?
Penso che farei la stessa cosa. Forse sarei più preparato, ma tutto quello che abbiamo fatto, lo abbiamo fatto perché la storia lo richiedeva, perché il film lo chiedeva. Lavorare con i non attori, per esempio, credo che la storia ne avesse bisogno, il film aveva bisogno di quel tipo di sguardo autentico, di quel tipo di emozioni e performance grezze che non credo sarebbero state realizzate da attori professionisti. Quindi farei la stessa cosa di nuovo, sperando di evitare qualche errore.
I grandi nomi dietro le quinte
Chris Columbus è tra i produttori di questo film. È un esperto di film per bambini, è intervenuto in qualche modo?
Si è unito al film ed è stato molto di supporto rispetto all'intera visione, alla storia e a tutto il resto. È stato meraviglioso averlo accanto, ma non si è mai intromesso, si è fidato completamente del mio istinto e ha lasciato tutte le decisioni creative a me. Sapere che potevo contattarlo per chiedergli della direzione dei bambini mi ha forse reso più sicuro, ma non c'è stato nessun vero e proprio ricorso ai suoi consigli in quel senso.
Ti ha sorpreso che Chris Columbus ma anche Marielle Heller abbiano voluto unirsi alla produzione del tuo film?
Sì, perché come regista iracheno questi nomi hanno dato molta spinta e forza al film. Immagina di fare il tuo primo lungometraggio in Iraq con dei non attori, con animali, con l'acqua, tutto ciò crea così tanti problemi. Ci era stato effettivamente offerto un finanziamento per realizzare questo film a condizione di non girarlo in Iraq. Ho pensato che avrei preferito di gran lunga rischiare di non fare il film piuttosto che girarlo altrove. Quindi avere questi nomi e il loro sostegno al film è stato molto utile, ma allo stesso tempo non si sono mai intromessi nella mia libertà creativa, l'integrità artistica del film è rimasta intatta. È una storia irachena, raccontata da una prospettiva molto irachena. Purtroppo viviamo in un mondo in cui raccontare storie di questa regione con questi tipo di elementi non è facile, quindi hai bisogno di quel tipo di supporto affinché la tua visione diventi realtà.