Tenero, delicato ma profondo. Adorabile. La piccola Amelie arriva finalmente nelle nostre sale dopo il debutto allo scorso Festival di Cannes e il passaggio con successo in diversi eventi internazionale, tra cui la Festa del Cinema di Roma. Abbiamo avuto modo di parlarne con i due registi del film d'animazione, Mailys Vallade e Liane-Cho Han, per farci raccontare la lavorazione di questa loro prima opera, tra difficoltà di adattamento dal romanzo della scrittrice belga Amélie Nothomb, e quelle per il magnifico stile visivo con cui le imprese della piccola protagonista vengono raccontate.
Collocato con intelligenza al 1 gennaio da Lucky Red, sulla scia di altri titoli che hanno avuto un ottimo riscontro in quella data, il film racconta de la piccola Amelie, una bambina di due anni per la quale il mondo è un mistero e che inizia a scoprire grazie alla curiosità esplosa dopo la scoperta del cioccolato bianco che fa esplodere di colori ciò che la circonda. Si tratta di una fiaba che valorizza l'ambientazione giapponese e sa riportare su schermo lo stupore dell'infanzia e l'incanto che si nasconde nelle cose più semplici della vita.
Dalla carta allo schermo
Come detto, La piccola Amélie è adattamento di un romanzo, de La metafisica dei tubi di Amélie Nothomb, ma da cosa viene la scelta di adattare quest'opera? Cosa ha fatto pensare ai registi che fosse perfetto per la resa su grande schermo e in animazione? "Sono tantissimi anni che lavoriamo insieme e su questo tipo di temi" ci ha detto Mailys Vallade, "e abbiamo scoperto che la cosa che piace di più a entrambi è essere molto vicini, quasi incollati, ai personaggi, per scoprire gli elementi che fanno di loro quello che sono." Un approccio comune per affrontare un libro che "è molto breve, autobiografico e molto raccontato, che affronta tantissimi temi. Quello che ci tenevamo a raccontare era la connessione che c'è tra culture diverse, questa dimensione filosofica che si prestava molto a un racconto attraverso le immagini animate."
Il Giappone e lo stile de La piccola Amelie
Una dimensione filosofica che si riflette nell'intimità dei personaggi: "al centro del racconto c'è questo rapporto meraviglioso tra Nishio-san e Amelie" ha detto ancora la regista, "attraverso il quale la prima fa scoprire alla bambina la propria identità giapponese e tutta la bellezza del paesaggio che la circonda" che appartiene al Giappone della seconda guerra mondiale, con tutto ciò che comporta. "Quando abbiamo iniziato questo percorso" ha confermato Liane-Cho Han parlando della scelta di adattare La metafisica dei tubi, "avevamo entrambi bimbi piccoli e c'erano temi che sentivamo molto vicini." Per di più "il fatto che la protagonista sia una bambina molto piccola si prestava a delle immagini molto arrotondate e fare un'esperienza ad altezza dello sguardo di bambino, di raccontare la storia attraverso il suo sguardo e le sue percezioni."
Il cammino di successo del film
Se lo scorso anno Flow aveva iniziato il suo cammino da Cannes, passando per Annecy e tanti altri festival internazionali, La piccola Amelie sta seguendo quest'anno un percorso simile per il quale auguriamo gli auguriamo gli stessi importanti traguardi, andando oltre la nomination come Miglior Film d'animazione ai Golden Globes. Ma quando è cruciale per film di questo tipo avere questo tipo di lancio internazionale? "Facciamo piccoli film indipendenti" ci ha detto Mailys Vallade, "e in Francia abbiamo tantissimi aiuti, ma la grande preoccupazione di tutti è di far sì che questi film vengano visti in tutto il mondo. Il nostro obiettivo è che possa vederli il pubblico più ampio possibile e quindi questa ribalta è importante per portarlo all'attenzione del mondo. Il messaggio cruciale di questo film è l'importanza dell'empatia e delle connessioni, cose che oggi nel mondo in cui viviamo nel 2025 sono fondamentali."
Anche perché, aggiunge Liane-Cho Han, "puntiamo sempre sulle emozioni, visti i nostri budget limitati, perché sono quelle che arrivano di più al cuore degli spettatori. Le emozioni forti, quelle vere. E il fatto che un film di questo tipo arrivi e parli a un pubblico così ampio è importantissimo, perché è quello di cui abbiamo bisogno."