Kingdom

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Kingdom, la recensione: gli zombie coreani invadono Netflix

La recensione di Kingdom, la serie coreana in arrivo su Netflix che mischia il drama storico all'horror.

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Netflix ha dimostrato in più occasioni il suo interesse a produrre e distribuire film originali e serie tv create localmente in paesi diversi, superando così l'iniziale egemonia dei prodotti statunitensi, conscia di quanto esplorare storie ambientate in realtà e culture diverse possa interessare il pubblico di tutto il mondo. Le produzioni internazionali originali sono sempre più numerose, basti pensare alla recente serie britannica Sex Education o all'italianissima Baby, e Netflix ha deciso di dare più spazio anche a quelle asiatiche: dal 25 gennaio sarà disponibile Kingdom, la prima serie tv sudcoreana del colosso dello streaming (ne è stata prodotta un'altra Love Alarm, che debutterà in futuro).

Kingdom, diretto da Kim Seong-hun (The Tunnel), è l'adattamento del webcomic The Kingdom of the Gods, scritto da Kim Eun-hee (conosciuta per il drama procedurale Signal) che ha anche curato la sceneggiatura della serie: Netflix ha deciso di investire su un progetto su cui si lavorava fin dal 2011, ma che la tv coreana non avrebbe potuto trasmettere per le scene di estrema violenza. In questa recensione di Kingdom vedremo come questa serie, che mescola sapientemente gli stilemi del drama storico coreano con quelli horror dei film sugli zombie, parta da una premessa decisamente particolare per creare qualcosa di assolutamente originale, che la farà apprezzare tanto in patria quanto dal pubblico occidentale.

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Elementi horror, fantasy e thriller si mescolano in una trama inaspettata

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L'incipit della serie suona come qualcosa di già visto in molte serie tv asiatiche in costume: il sovrano è debole, e a corte, tra intrighi ed inganni, nobili e cortigiani si contendono il potere. In Kingdom il re, deceduto per un'improvvisa malattia, viene tenuto in vita da un ambizioso ministro, padre della nuova e giovane regina, con l'aiuto di un medico esperto in erbe rare.
La medicina somministrata al sovrano lo ha però trasformato in una mostruosa creatura, dormiente durante il giorno e bramosa di carne umana la notte, che viene tenuta incatenata e confinata negli appartamenti reali, in modo tale da non mettere a rischio la posizione a corte del ministro e della sua famiglia. In questo gioco di troni troviamo anche un principe ereditario figlio di una concubina, ma determinato ad essere il legittimo successore di suo padre, che vuole scoprire perché il re è improvvisamente assente.

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Le sue indagini lo porteranno ad assistere alla diffusione di un morbo che tramuta le persone in zombie assetati di sangue, prima in una remota regione tra le montagne poi nel resto del paese. Kingdom è collocato nell'ambientazione storica ben precisa del periodo Joseon, in cui la Corea è governata dall'omonima dinastia, e prende ispirazione da un'epidemia repentina che devastò il paese nel diciannovesimo secolo. La cura nella ricostruzione del contesto storico e delle ambientazioni è probabilmente tra i più grandi pregi della serie: dai dettagli dei bellissimi costumi tradizionali fino alla scelta delle spettacolari location, sia quelle naturali che i vari palazzi abitati dalla nobiltà, è evidente quanto Kingdom sia stata pianificata in maniera meticolosa, diventando una prodotto impressionante dal punto di vista visivo oltre che da quello della trama, sempre avvincente e coinvolgente per lo spettatore.

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Personaggi che evolvono nel corso degli episodi e altri che rimangono sullo sfondo

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Passiamo ora al tasto dolente: la costruzione dei personaggi. Se alcuni di loro, come ad esempio il principe ereditario (interpretato da Ju Ji-Hoon), dal primo all'ultimo episodio vanno incontro a cambiamenti notevoli, altri, come Seo-bi, la dottoressa interpretata da Doona Bae (Sense8), non vengono mai approfonditi a sufficienza. In modo particolare sentiamo come ad essere trascurati siano gli antagonisti, rimanendo bidimensionali e dalle motivazioni superficiali, che non vanno al di là della brama di potere fine a se stessa.

Kingdom Principe

Il principe ereditario è però una piacevole sorpresa, il personaggio evolve infatti in maniera notevole nella seconda metà della stagione: se inizialmente a spingerlo è la volontà di fortificare la sua posizione a corte col passare del tempo è evidente che il suo primo interesse diventano i suoi sudditi e la necessità di debellare il morbo che sta infestando il paese. Il problema dei comprimari poco approfonditi si sente così tanto perché gli episodi di questa prima stagione solo sei: Kingdom si prende i suoi tempi per introdurre ed approfondire le diverse sottotrame legate ad alcuni personaggi, lasciando in sospeso per le stagioni future interessanti sviluppi che in questa vengono solo accennati. Il regista Kim Seong-hun ha dichiarato di aver immaginato la serie come un film diviso in tre parti: fatta questa premessa è quindi comprensibile come questa prima stagione sembri a tratti solo un'introduzione a quello che verrà. Non temete però, la seconda è già stata confermata.

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Una serie che finisce troppo presto

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Chi ha già visto drama asiatici in costume si renderà conto di quanto questo Kingdom si distanzi dai prodotti dello stesso genere (ovviamente sans zombie): se nella tipica serie storica coreana la violenza è più che altro accennata, qui abbiamo più di una scena di tortura e le teste di numerosi malcapitati vengono fatte volare senza esitazione. I non-morti affamati non hanno poi niente da invidiare ai loro simili della cinematografia occidentale; quando entrano in scena sono genuinamente terrificanti e le sequenze che li hanno per protagonisti sono costruite estremamente bene, da brivido ma al tempo stesso spettacolari. Un altro punto debole della serie non può che essere il finale: i primi cinque episodi vengono passati a costruire quello che accadrà nel sesto, che si interrompe però repentinamente subito prima del momento d'azione che stavamo aspettando. Le intenzioni del regista di fare una seconda e poi probabilmente una terza stagione le conosciamo, ma concludere la prima in modo così repentino con un cliffhanger risulta affrettato e innecessario. Siamo sicuri che si poteva trovare un escamotage migliore con cui mantenere alta l'attenzione del pubblico fino all'uscita di Kingdom 2.

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Carlotta Deiana
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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