Il Cinemino: a Milano nasce il cinema che mancava

Siamo stati al Il Cinemino, la nuova sala aperta a Milano lo scorso 10 febbraio per promuovere la cultura cinematografica e dare visibilità ai film che non l'hanno avuta o privi di una distribuzione. In questo articolo vi raccontiamo la nostra esperienza.

Maurizio Ermisino

Dedicato a chi dice che il cinema è morto. Parliamo di cinema inteso come sala cinematografica, dai più data ormai per spacciata, cancellata dalle nostre nuove abitudini a base di Netflix e di download. Invece il cinema è vivo più che mai, e ritorna in nuove forme. A Milano, in via Seneca 6 (zona Porta Romana) ha aperto Il Cinemino, un piccolo grande cinema di quartiere, una porta affacciata sulla strada, un bar, un luogo dove incontrarsi, dove condividere l'amore per il cinema. Arrivati al cinema, veniamo subito colpiti dall'insegna a logo dal sapore vintage. Una porta in ferro battuto e vetro ci invita all'interno, in quello che prima era lo uno studio di una designer.

Appena entrati, sulla sinistra veniamo subito colpiti da una carta da parati con il pattern della moquette dell'Overlook Hotel di Shining, con degli alternative poster di film famosi. Sulla destra troviamo il bancone del bar, con delle linee orizzontali beige e ocra, un altro bell'effetto cromatico. Poi si passa alla seconda saletta del bar, che qui amano chiamare "la Lynch Room": sulle pareti una carta da parati riprende il motivo del pavimento della Black Lodge di Twin Peaks, con le poltroncine rosse da cinema che richiamano le famose tende di quel luogo. Da qui una scaletta ci fa scendere e ci porta finalmente nella sala cinema: si arriva in una piccola lobby color pavone, con poltroncine e una lampada gialla, ed entriamo in una sala con la rampa in discesa che permette di vedere bene lo schermo da tutti i posti. La moquette è nera, come tutti i pannelli (sono stati studiati da Sonica, un'azienda specializzata in arredi per il teatro, ora al lavoro su una linea per il cinema inaugurata proprio con Il Cinemino). Le poltroncine sono rosse e in legno, rigorosamente vintage (sono state recuperate da un teatro di Piacenza).

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Poltroncine con dedica

Attraverso il crowdfunding è possibile donare e dedicare una poltroncina a chi si vuole. Valerio Mastandrea l'ha dedicata a Claudio Caligari e la figlia di Ettore Scola al padre. Gli studenti del cineforum Bocconi l'hanno dedicata al professore che ha formato generazioni di cinefili, e una casa di produzione a Rossella Rosa, storica comparsa di Cinecittà che ha partecipato a centinaia di film. La moglie del fotografo milanese Gabriele Basilico ha dedicato una poltrona al marito. E poi ci sono dediche tra mariti e mogli, nonni e nipoti, tra amici con la passione comune del cinema. Che le poltroncine siano d'epoca lo testimonia un'incisione sul legno del bracciolo con la scritta John Travolta...

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Film da valorizzare e ospiti importanti

Il Cinemino nasce con un'impronta ben precisa. L'idea è di dare visibilità ai film che non l'hanno avuta o non hanno proprio una distribuzione cinematografica. "Abbiamo mostrato tre film italiani che secondo noi meritano di incontrare il pubblico, ma che nella distribuzione normale sono stati tenuti un po' ai margini" ci racconta Sara Sagrati, una delle fondatrici de Il Cinemino. "Gli asteroidi di Germano Maccioni, I figli della notte di Andrea De Sica e L'assoluto presente di Fabio Martina, girato e prodotto a Milano con attori milanesi. Verranno proiettati con i registi in sala".

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"Faremo anche delle maratone di corti, incontri con ospiti importanti" continua. "Sandra Milo è venuta da noi in una giornata speciale dedicata a lei, con tre film in cui è stata diretta da Pietrangeli: La visita, Lo scapolo, Adua e le compagne. È stata nostra ospite per la proiezione del documentario Salvatrice. Sandra Milo si racconta, diretto da Giorgia Wurth, ed è stata intervistata da Gianni Canova". Ogni pomeriggio c'è una proiezione per bambini alle cinque con merenda, e presto ci saranno anche dei veri e propri workshop per i più piccoli. "Proiettiamo film solo in lingua originale, ma il primo spettacolo del pomeriggio è doppiato, perché ce lo hanno richiesto gli anziani del quartiere" aggiunge Sara Sagrati.

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Un sogno che si avvera

L'inaugurazione del 10 febbraio è stato un successo. "Abbiamo deciso di fare una serata in cui regalavamo il cinema a chi voleva venire a vedere il posto" ci racconta Sara Sagrati. "Il film scelto, da proiettare in loop, è stato Faithfull di Sandrine Bonnaire. Sono arrivate un migliaio di persone, la sala è stata sempre attiva, ma è stato il bar il vero protagonista della serata. E soprattutto la via, che era invasa di persone, con una serie di ragazze meravigliose che ci hanno dato una mano e hanno fatto tessere a profusione. C'erano molte persone del settore, produttori e distributori locali. La vera sorpresa è stata la visita del sindaco Sala: ci ha fatto un bel regalo, anche in fatto di attenzione mediatica".

Quello de Il Cinemino è un sogno che si avvera, uno di quei sogni che si hanno fin da bambini. "Già da piccola ero una grande appassionata di cinema, mi piaceva stare in sala" rievoca Sara Sagrati. "Mia madre mi ricorda quando, da bambina, eravamo in viaggio in Umbria, e dovevamo tornare prima perché dovevo andare a vedere Bianca e Bernie al cinema del paese. Quell'idea 'un giorno avrò un cinema tutto mio' nel cuoricino c'è sempre stata. È un desiderio che negli anni ho scoperto di condividere con molte persone. Io e gli altri otto pazzoidi avevamo questo sogno da sempre: l'incontro tra noi nove, avvenuto circa un anno fa, evidentemente è stato quello giusto". I magnifici nove sono Alberto Bozzoli, Guido Casali, Agata De Laurentiis, Luisa Giannitrapani, Graziano Palamara, Paola Ruggeri, Sara Sagrati, Raoul Simoni e Davide Verazzani. "Abbiamo messo insieme competenze diverse e variegate, architetti, giornalisti, programmatori per canali tv, chi, come me, si occupa di promozione cinematografica, e chi è più esperto in maniera amministrativa e fiscale" racconta Sara Sagrati. "È stato un momento magico, abbiamo trovato subito un posto adatto per una piccola sala con un bar".

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Il bar del Cinemino

Parliamo anche di lui: il bar. È un altro protagonista di questa storia. Uno di quegli elementi che fanno di un piccolo cinema un posto speciale. "Era fondamentale nella nostra idea: da una parte, in maniera utilitaristica, perché i costi del cinema non sono sostenibili altrimenti senza aiuti, è impossibile pensare a una proposta culturale dentro le regole" commenta Sara Sagrati. "Dall'altra, a livello di offerta culturale, è importante avere un luogo dove sedersi, incontrarsi, raccontarsi qualcosa prima e dopo il film, bersi qualcosa con una persona sorridente, o arrabbiata perché ha visto qualcosa con cui non è d'accordo. Secondo noi è parte dell'esperienza, del bello del dover ancora uscire di casa per andare nel buio della sala a gustarsi la magia del cinema". Nel bar de Il Cinemino vengono serviti taglieri con ottimi salumi, torte e panini per i bambini e i cocktail che il barista Pietro ha costruito appositamente per Il Cinemino. Uno dei questi è il Milano-Torino: campari e vermouth shakerato con ghiaccio. Non troppo alcolico, dal gusto secco, e perfetto per una serata al cinema.

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Lunga vita al cinema!

Il cinema quindi non è morto. E in questi tempi torna alla ribalta, con nuove formule che lo rendano sempre più un'esperienza unica. "Il cinema in sala per me non morirà mai" afferma Sara Sagrati. "Non morirà mai perché è un'esperienza di condivisione. Io ho visto migliaia di film in dvd, sono iscritta a tutte le piattaforme di streaming perché sono una forte consumatrice di cinema. Ovviamente il forte consumatore al cinema ci va più volentieri. E la sala diventa l'unico modo per avere questa condivisione che crea magia, crea ricordo ed esperienza. I film che mi ricordo davvero sono quelli che ho visto al cinema. Il cinema ci imprime nella memoria, perché dai attenzione, dai valore. Visto come vanno le cose oggi, che c'è poco tempo per fare tutto, c'è disponibilità di contenuti ovunque e siamo tutti un po' pigri, e se il contenuto viene da noi siamo più contenti, riesci a ricreare delle esperienze di condivisone quando le condisci con qualcos'altro. Quando crei un'esperienza alternativa".

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