Il caso 137, recensione: la bravura di Léa Drucker per un film che non arretra mai

La morale, la morale corrotta e poi la frattura tra Stato e cittadino. Dominik Moll porta in scena una storia di marcata rilevanza socio-politica, soffermandosi sul concetto di verità e di abuso.

Léa Drucker, protagonista de Il caso 137

C'è una scena, nella seconda parte, capace di trasmettere, in sottrazione, tutta la potenza narrativa de Il Caso 137. La splendida Léa Drucker, che interpreta un'agente incaricata di indagare sugli abusi dei colleghi, si ritrova a interrogare un gruppo di poliziotti (tutti uomini, e quindi sintatticamente l'allegoria è ancor più potente), rei di aver (intenzionalmente) colpito un giovane ragazzo disarmato.

Il Caso 137 Photo Credits Fannydegouville Lea Drucker
Il caso 137: Léa Drucker durante una scena

Il regista, Dominik Moll, che ha spiegato di aver voluto raccontare la storia mosso da un senso di giustizia, mira a elaborare il punto di vista, elaborando il senso delle immagini e della verità, per implementare - con grande piglio cinematografico - lo spunto socio-politico che viene costruito attraverso una costante e inesorabile tensione.

Il caso 137, tra giustizia e violenza

A scrivere Il caso 137 (passato a Cannes con il titolo Dossier 137), oltre allo stesso Moll, anche Gilles Marchand, pregevole firma che ha tra l'altro co-firmato il bel La mattina scrivo di Valérie Donzelli. Nemmeno a dirlo, è proprio la scrittura a tenere immobile lo spettatore, lungo i 115 minuti di montaggio. Al centro, come detto, Stephanie Bertrand, che lavoro all'ispettorato generale della Police nationale. Un ex marito (anch'esso poliziotto), un figlio adolescente da crescere e un gattino appena adottato pesano, e non poco, sul caso che sta seguendo.

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Il caso 137: Léa Drucker, Jonathan Turnbull in una scena

Stephanie, infatti, segue la denuncia perpetrata dal giovane Guillaume (Come Peronnet) nei confronti di un gruppo di poliziotti antisommossa, a margine di una manifestazione portata avanti dai Gilet Gialli. Il ragazzo, arrivato a Parigi con la famiglia, non aveva nulla a che fare con le frange più estreme dei manifestanti, tuttavia si è visto sparare in faccia un proiettile di gomma, restando gravemente ferito. Se il video che mostra il palese abuso degli agenti parla chiaro, per Stephanie non sarà facile arrivare alla verità.

Morale e morale corrotta: cittadini e poliziotti

La stessa verità che il regista allunga e allarga, agganciandola all'ossatura di un poliziesco che rompe lo stereotipo, e anzi avanza ragionando sugli opposti, sulle contraddizioni, sulla rettitudine, sulla morale e sulla morale corrotta. Perché, se il caso raccontato non arriva da una storia vera ma è drammaticamente uguale a tanti altri (e come non citare l'omicidio di Renée Good, uccisa dagli agenti dell'ICE a Minneapolis), Dominik Moll porta avanti con coraggio un cinema d'impegno che illumina la profonda frattura tra cittadini e Stato, addentrandosi nelle pieghe oscure della République française - ragionando di sponda sull'involuzione del macronismo e sulla credibilità delle istituzioni.

Un film lucido

E lo fa senza sconti, né sotterfugi: l'utilizzo dell'immagine come mezzo comunicativo, che vada ben oltre l'insindacabile realtà dei fatti. Con una domanda: cosa è verità, e cosa è menzogna, oggi? Per questo, asciugando la messa in scena da inutili orpelli, Il caso 137 non lesina e anzi esalta l'umanità di quella giustizia votata al rispetto, onorando i valori di una divisa che dovrebbe tutelare e mai schiacciare il popolo e la democrazia.

Il Caso 137 Photo Credits Fannydegouville Scena
Un momento de Il caso 137

Allora, senza mai essere fazioso, ma anzi giusto nell'esatto punto di contatto (nonostante un finale leggermente ridondante), Moll puntella al meglio gli espedienti narrativi per dare cuore e sostanza a una forma di pensiero cinematografico che non ha l'utopia di voler cambiare le cose, ma ha tuttavia la lucidità per portarle in rilievo. Senza mai indietreggiare, anzi.

Conclusioni

Dominik Moll con Il caso 137 porta in scena una storia di marcata rilevanza socio-politica, soffermandosi sul concetto di verità e di abuso. Non solo, attraverso la morale e la morale corrotta, sottolinea - senza strafare - la profonda e forse insanabile rottura tra Stato e cittadino. Tensione, sottrazione, complessità emotiva, punti di vista e contraddizioni. Elementi ben dosati, a cui si aggiunge la bravura di Léa Drucker.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Léa Drucker, bravissima.
  • La regia, sempre in sottrazione eppure potente.
  • Il centro della storia.

Cosa non va

  • Forse un finale troppo allungato.