La discussione intorno all'intelligenza artificiale continua a essere polarizzata fra due posizioni antitetiche - è uno strumento utilissimo che porterà nuove possibilità di lavoro VS è uno strumento nocivo che uccide la creatività e la componente umana, rubandoci il lavoro. Fra l'altro, si tratta anche di un'etichetta già alquanto abusata nelle campagne marketing di qualsiasi oggetto di uso quotidiano: se entrate in qualsiasi centro commerciale troverete scritte come "Ora con IA integrata" su qualsiasi cosa, dagli spazzolini elettrici agli aspirapolvere passando per i frigoriferi e i phon.
Proprio per questo gigantesco calderone di roba continua a essere complicato mantenere una posizione equidistante, che sarebbe invece adottare quantomeno in fase di cronaca, pensando ad un paio di cose che sono accadute a Hollywood di recente.
Due fatti che vanno ad arricchire una narrazione che, anche sulle pagine di Movieplayer, continua ad ampliarsi sempre di più perché, nonostante le applicazioni dell'IA - sia essa intesa come software generativo o di machine learning - siano sempre più ubique, proprio chi lavora nel mondo dello spettacolo (ovviamente fra le fila dei creativi, più che dei produttori) ha sempre manifestato in maniera più veemente contro l'impiego di questo tool. Che, fra l'altro, a L.A. e dintorni viene sfruttato da ben prima che si guadagnasse i titoloni degli articoli di giornali e delle testate di settore.
Il film fatto con l'IA da Doug Liman
Doug Liman non è di certo uno di quei filmmaker capaci di fare la storia del cinema a ogni incursione sul grande schermo, ma è sicuramente un abile mestierante che, dalla sua, ha un paio di pellicole davvero degne di nota come The Bourne Identity ed Edge of Tomorrow - Senza domani.
Insomma: non è Nolan, ma non è neanche l'ultimo degli sprovveduti, come si suol dire. Ecco, in queste giornate si è parlato molto di lui e della sua ultima fatica proprio perché ha dato vita al primo film fatto tutto (o quasi) con l'intelligenza artificiale. Come sarà o non sarà questo film è presto per dirlo, ma grazie a TheWrap ci è arrivato un interessantissimo report che ci permette di capire come sia stato realizzato questo lungometraggio, perché i realizzatori abbiano optato per l'IA e, soprattutto, di sollevare un paio di interessanti quesiti di carattere etico-esistenziale, per così dire.
Il film in questione s'intitola Bitcoin: Killing Satoshi e viene appunto descritto dai produttori come il primo film di qualità hollywoodiana realizzato interamente con l'intelligenza artificiale. Il budget è stato contenuto - una settantina di milioni - e ha richiesto meno di un mese di riprese e circa trenta settimane di post-produzione.
L'abbattimento del budget
Liman è uno che, generalmente, si può permettere di lavorare con nomi abbastanza di spicco dell'industria e questo Bitcoin: Killing Satoshi non pare essere da meno.
Il cast è composto da Gal Gadot, Casey Affleck, Pete Davidson e Isla Fisher e la storia, che ruoterà chiaramente intorno al mistero del creatore del Bitcoin che si nasconde dietro allo pseudonimo citato poco sopra, è dipinta come quella di un thriller internazionale con duecento location diverse, dall'Antartide ad Antigua fino a Las Vegas. Immaginate quanto sarebbe potuto costare un lungometraggio con quei nomi nel cast che avesse la necessità di riprese effettuate in tutti quei posti. Stando alle parole dei realizzatori, non meno di 300 milioni di dollari. Solo che, appunto, alla fine ne è costati meno di un quarto.
Gadot and co. hanno recitato per una ventina di giorni in un ex showroom di automobili nella zona ovest di Londra: un gigantesco capannone con pareti ricoperte di croci disegnate a pennarello su uno sfondo grigio e una luce piatta e uniforme davanti al nulla assoluto. Le croci servivano come riferimento spaziale al software di IA che poi, in post, avrebbe riempito ogni centimetro di sfondo, mentre il grigio è stato scelto perché il green e il bluescreen non davano risultati altrettanto soddisfacenti.
Gli attori hanno indossato costumi e si sono sottoposti alle classiche sedute di trucco e parrucco e l'IA non ha toccato in alcun modo le loro performance. Ma, per il resto, Bitcoin: Killing Satoshi usa l'IA generativa non per ottimizzare un processo tradizionale, ma per rimpiazzare interi reparti produttivi.
Un film che taglia posti di lavoro?
A quanto pare no.
Bitcoin: Killing Satoshi ha fatto lavorare in ogni caso oltre duecento persone tra set e post-produzione - con nuove figure professionali, come i cinquantacinque AI artist, che cinque anni fa semplicemente non esistevano.
Sulla carta, quello che Doug Liman e i suoi partner della Acme AI & FX hanno fatto è stato validare quello che i principali sostenitori dell'uso dell'IA vanno dicendo da sempre: rendere più democratico l'accesso alla cinematografia di "alto profilo".
Partendo dal presupposto che già da prima e dopo roba come The Blair Witch project - Il mistero della strega di Blair fare un film non richiede necessariamente la montagna di soldi normalmente esibita da un'opera di James Cameron o del Marvel Cinematic Universe, il problema è che, se un regista ha delle idee spettacolari ma un portafoglio che non può essere paragonato a quello di un qualsiasi Avengers, difficilmente potrà vederle traghettate sul grande schermo.
Ecco, da questo punto di vista, Bitcoin: Killing Satoshi può essere un apripista perché, se da una parte non abbiamo ancora idea di come sia venuto fuori, possiamo prendere per plausibile il dato relativo al budget modesto. Ora bisogna anche capire due cose. La prima: come reagiranno i potenziali acquirenti al mercato di Cannes. La seconda: quando uscirà, il pubblico riuscirà o non riuscirà a distinguerlo da una pellicola tradizionale?
Il film che "resuscita" Val Kilmer
Quello di Bitcoin: Killing Satoshi non è l'unico caso eclatante d'impiego di IA in ambito hollywoodiano che ha tenuto banco negli ultimi giorni. C'è anche il nuovo film interpretato da Val Kilmer. Sì, proprio quel Val Kilmer morto un anno fa. In occasione della CinemaCon di Las Vegas è arrivato online il trailer di As Deep as the Grave.
Come scrive Variety: "Kilmer, morto nel 2025 dopo una lunga battaglia contro un tumore alla gola, era stato scelto per il ruolo di Padre Fintan, un prete cattolico e spiritualista nativo americano, ma era troppo malato per girare le sue scene. Con il consenso dell'eredità di Kilmer e di sua figlia Mercedes, il team di "As Deep as the Grave" ha utilizzato l'IA generativa per inserire l'attore nel film finito". All'evento di Las Vegas il regista e sceneggiatore Coerte Voorhees ha svelato che il ruolo di Kilmer è bello succoso e che comparirà nella storia per più di sessanta minuti.
Sempre sulle pagine della popolare testata d'intrattenimento possiamo leggere che "i realizzatori di "As Deep as the Grave" insistono di aver usato la tecnologia solo per necessità e per il forte desiderio di includere Kilmer nel progetto. Aggiungono inoltre che la produzione si è attenuta alle linee guida della SAG e ha compensato economicamente l'eredità di Kilmer per la sua apparizione. La famiglia dell'attore ha fornito materiale d'archivio che la produzione ha usato per ricreare la performance".
La strada verso l'immortalità artistica?
Che si tratti di Brandon Lee, Carrie Fisher, Paul Walker o Peter Cushing, si dibatte da anni sull'opportunità di riportare in vita artisti passati a miglior vita grazie all'impiego della computer grafica e del deepfake. Per alcuni è qualcosa di immorale perché i morti vanno lasciati stare. Ma come la mettiamo con chi, in vita, sceglie in maniera ponderata di far sì che le sue fattezze possano continuare a essere sfruttate monetariamente dagli eredi e dalle compagnie alle quali, per tonnellate di dollari, sono state vendute?
Nel caso specifico di Val Kilmer parliamo di un attore molto amato che, già mentre era in vita, aveva acconsentito alla rielaborazione della sua voce tramite l'IA dato che, per colpa del tumore che aveva, aveva perso da tempo la facoltà di parlare.
E in quello ulteriormente specifico di "As Deep as the Grave", Variety puntualizza che "la produzione si è attenuta alle linee guida della SAG e ha compensato economicamente gli eredi di Kilmer per la sua apparizione. La famiglia dell'attore ha fornito materiale d'archivio che la produzione ha usato per ricreare la performance".
Proprio sua figlia Mercedes Kilmer ha dichiarato alla testata che "ha sempre guardato con ottimismo alle tecnologie emergenti. Tutti noi stiamo onorando il suo spirito all'interno di questo film specifico, di cui è stato parte integrante". Insomma, come ci si domanda retoricamente e banalmente in questi casi "chi siamo noi per giudicare?" se una persona, nel pieno delle sue facoltà mentali, decide di garantire una rendita alla sua famiglia tramite operazioni di questo tipo.