La storia de Il Mago di Oz continua a incantare generazioni diverse fornendo spunti per inedite fughe di fantasia. Dopo il successo di Wicked, versione matura e politicizzata della fiaba, tocca alla rilettura in sala russa per famiglie. Ellie e la città di smeraldo, nei cinema dal 15 gennaio distribuito da Notorius Pictures, porta sullo schermo con notevole dispendio di mezzi il classico russo di Alexander Melentyevich Volkov del 1939 Il mago della città di smeraldo, adattandolo a un contesto contemporaneo.
Diretto da Igor Voloshin, il film racconta le gesta di Ellie, ragazzina impertinente ossessionata da internet, e del suo cane Toto. Mentre si trovano in vacanza con i genitori, un tornado strappa la roulotte in cui si trovano Ellie e Toto dall'auto del padre e la solleva in aria per poi farla ricadere su uno strano castello di pietra. Qui la bambina e il suo cane vengono accolti da una folla festosa di Mastichini che celebra la morte della strega cattiva, schiacciata dalla roulotte. Ben presto Ellie si mette in marcia verso la città di smeraldo per convincere il mago James Goodwin a rimandarla a casa, ma lui potrà a aiutarla solo se condurrà con sé altre tre creature che hanno un desiderio da esprimere: lo Spaventapasseri, il Boscaiolo di Ferro e il Leone codardo.
Come è nato un classico della letteratura russa per ragazzi
Se si esclude l'ambientazione contemporanea, con tanto di smartphone sempre acceso, Ellie e la città di smeraldo non differisce di molto da Il Mago di Oz. D'altronde la genesi del romanzo russo è piuttosto inusuale. Alexander Melentyevich Volkov, matematico e romanziere poliglotta, aveva intrapreso la traduzione del classico di L. Frank Baum per apprendere l'inglese, ma durante l'operazione introdusse una serie di modifiche che lo spinsero a pubblicare la sua versione, riscuotendo uno strepitoso successo nel Blocco Orientale e in Cina.
La voglia di realizzare un prodotto che potesse accontentare tutti, invitando il pubblico a liberare l'immaginazione, ha convinto le major russe Central Partnership e Kinoslovo a metter mano al portafogli finanziando un film strapieno di effetti speciali che fa ampio uso della CGI per ricreare ambienti e personaggi. Costata 900 milioni di rubli (circa 12 milioni di dollari), questa versione live-action del classico russo si sforza di trovare una chiave originale offrendo al pubblico più giovane un gancio a cui appigliarsi e conservando, al tempo stesso, la struttura originaria. E il gancio è proprio lo smartphone a cui Ellie è perennemente incollata perfino in un regno in cui internet non esiste. Ma ciò non le impedisce di fare selfie e autoscatti coi nuovi amici Spaventapasseri, Boscaiolo e Leone.
Arrivederci Dorothy, benvenuta Ellie
Un cambiamento sostanziale rispetto alla versione originale de Il Mago di Oz introdotto da Volkov è la scelta di dare a Ellie una famiglia tradizionale. Mentre Dorothy vive in Kansas con gli zii, Ellie ha un padre e una madre amorevoli che cercano di aiutarla a "disintossicarsi da internet" almeno quando è in vacanza per spingerla ad apprezzare ciò che la circonda. E più dell'originale, la versione russa si concentra sui buoni sentimenti, sottolineando il valore dell'amicizia e dell'aiuto reciproco e arrivando a far sentire in colpa la ragazzina per aver cercato egoisticamente di tornare a casa senza Toto quando le è stata offerta l'opportunità.
Se la cornice contemporanea rappresenta l'aspetto più curioso e intrigante della storia, su questa pesa l'ombra del moralismo conservatore. Quanto all'avventura nel regno incantato, che si interrompe con l'arrivo a Oz facendo presagire l'arrivo di un secondo capitolo, gli sforzi per costruire sequenze spettacolari non sempre vanno di pari passo con l'emotività. Il film di Igor Voloshin sembra concentrare tutta l'attenzione sull'estetica, offrendoci un Leone maestoso, campi di papaveri sterminati, castelli gotici e ponti vertiginosi che crollano, penalizzando però il ritmo narrativo. Di conseguenza la narrazione a tratti risulta fiacca. Tanta bellezza, ma poca emozione e nessun vero sussulto.
Villain che non fanno paura
Nei panni di Ellie, la giovanissima Ekaterina Chervova risulta convincente nella sua sfrontatezza infantile. Regge anche il trio di improbabili accompagnatori, sostenuto dallo humor e dalla saggezza del cane Toto, la creatura più graziosa di questo magico universo. Ma ogni fiaba che si rispetti deve possedere dei cattivi all'altezza e in Ellie e la città di smeraldo gli antagonisti risultano fiacchi e macchiettistici. La strega buona e la strega cattiva, talmente incisive nell'originale da sentire il bisogno di dedicargli due romanzi spinoff e addirittura un musical a Broadway (il succitato Wicked), sono talmente caricaturali da risultare dimenticabili così come i loro assistenti e i tentativi di fermare il viaggio di Ellie non generano preoccupazione né nello spettatore né nei personaggi stessi.
La scelta di seguire i binari della tradizione rischia di distrarre lo spettatore, che conosce a memoria questa storia grazie alla sua popolarità e ai numerosi adattamenti e vede la mente vagare senza forti appigli narrativi, ma va detto che, per il momento, ci viene negata la visione di James Goodwin. Chissà che le soprese maggiori non arrivino proprio dalla figura del mago, ma questo lo scopriremo nel prossimo capitolo, se e quando sarà realizzato.
Conclusioni
Versione alternativa de Il Mago di Oz ispirata all'adattamento russo di Alexander Melentyevich Volkov, il film di Igor Voloshin modernizza la fiaba ambientandola nel presente e inserendo temi d'attualità come l'abuso di internet da parte dei giovani. le scene d'azione e i personaggi creati in CGI sono sontuosi, ma l'aspetto estetico sembra avere la meglio sul ritmo narrativo e sull'aspetto emotivo della storia.
Perché ci piace
- L'idea di ambientare la storia nel presente.
- La verve della giovanissima protagonista.
- Il cane Toto, personaggio meglio riuscito della storia.
- La spettacolarità degli effetti visivi.
Cosa non va
- Il ritmo narrativo lento indebolisce una storia troppo nota per rappresentare una novità.
- I villain sono troppo deboli e non fanno paura.