Cena di Classe, recensione: Francesco Mandelli ci ricorda quando eravamo felici

Uno strepitoso manifesto millennial che non si crogiola nella nostalgia, ma anzi riflette sul potere salvifico dei ricordi capaci di ristrutturare la nostra identità. Cast perfetto.

Cena di Classe: foto di gruppo del cast

Francesco Mandelli c'è riuscito. Niente frasi a effetto, niente giri di parole, niente "podcast che ti dicono che volere è potere". Insomma, niente retorica spicciola: solo l'esatta traslitterazione di quella "generazione ponte", come la chiama Beatrice Arnera in una scena capace di riassumere il pensiero dei Millennials. Sì, "una generazione ponte, in un paese dove i ponti crollano". Manifesto preciso fino alla virgola. Mica era facile, anzi. Soprattutto se l'ispirazione arriva da un brano, quello dei Pinguini Tattici Nucleari.

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I protagonisti di Cena di Classe

Dall'omonima traccia nasce Cena di classe, una commedia corale più di così non si potrebbe. Potentissima, divertente e partecipata - e sì, quando il cast crede in ciò che recita, è tutto più facile - ma anche attraversata da un'ironia amara che si scontra con la più dura delle consapevolezze: la vita dopo la scuola fa letteralmente schifo.

Cena di classe, un manifesto millennial

A proposito di scrittura, il regista - che ha scritto il film insieme a Roberto Lipari, Tiziana Martini, Andrea Pisani e Ignazio Rosato - parte da uno dei concetti primordiali: la comunità. Al centro del film ci sono otto compagni di classe (più il bidello) che, complice la dipartita dell'amico "visionario" Pozzi, si ritrovano per una fatidica cena alla vigilia del funerale. Se è una sfida gestire nove attori costantemente presenti in scena, Mandelli - alla quarta regia (se escludiamo i film de I soliti idioti) - riesce a rendere coeso il gruppo senza dimenticare mai nessuno. Tutti in primo piano, con le loro storie, i loro cuori infranti, i loro lividi.

Sfida mica da poco, visto il tono - a tratti esplosivo, inarrestabile. Dopo l'imbarazzante cena, tra sbiadita nostalgia e sogni ammaccati, i protagonisti - complice una sostanza bevuta inconsapevolmente - si ritrovano al mattino strafatti nella loro scuola, a poche ore dalla campanella. Come se non bastasse, il feretro dell'amico sembra scomparso.

Un cast di assoluto spessore

In questo caso, la menzione non può che andare al cast. Semplicemente perfetto: Beatrice Arnera, Herbert Ballerina, Roberto Lipari, Nicola Nocella, Andrea Pisani, Francesco Russo, Giulia Vecchio, Annandrea Vitrano. Sono loro il colore di Cena di classe, la spina dorsale, il riflesso diretto - e spesso accecante - di un'intera generazione. Vite vissute, vite sprecate, odio, amore, legami, amicizia. Un frullato di rimorsi e illusioni, segnato da un'aspettativa puntualmente delusa. Una generazione schiacciata, avvilita, indecisa, incompresa, insoddisfatta. Personaggio dopo personaggio, emerge una verità riconoscibile, talmente forte da restare in testa ben oltre i titoli di coda.

Un linguaggio riconoscibile, tra divertimento e un filo di amarezza

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Dietro le quinte del film

In qualche modo, prendendo a piene mani dall'immaginario pop che ha segnato l'accavallarsi tra Novecento e Duemila, Mandelli si rifà a un linguaggio ben preciso, rimpinzando il film di musica, omaggi, citazioni e dettagli - e ce n'è pure uno al videoclip di A Thousand Miles di Vanessa Carlton, tra i brani simbolo di quegli anni meravigliosi e irripetibili. Generazione MTV. Perché poi è una questione di romanticismo: PES 2008 con i nomi sbagliati, i desideri, le occasioni perse, i baci non dati, il fragoroso rumore della memoria che viaggia forte, lasciandoci svegli la notte a guardare in faccia un ricordo irraggiungibile.

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Nocella, Ballerina e Giovanni Esposito in scena

Ed è qui, tra gli estremi di una commedia che non si risparmia, spingendo sulla battuta senza mai perdere di vista il contesto, che Cena di classe punta al cuore, dando forma all'emozione che accomuna tutti i Millennials: la nostalgia. Ma attenzione: Francesco Mandelli non si crogiola nell'atto effimero di un'innaturale esaltazione; al contrario, rilegge con onestà e profondità un pensiero collettivo, ricordandoci quanto - e quando - eravamo felici. In questo flusso narrativo incontrollato, improvvisato ed eclettico, tra pecore e indovinelli, non può non esserci anche una certa dose di dolore, che fa il giro largo per colpire al momento giusto. Sì, Mandelli c'è riuscito davvero: ha chiamato a raccolta un'intera generazione - quella più bella, quella più sfigata - ristrutturandone l'identità.

Conclusioni

Come pochi prima, Francesco Mandelli riesce a parlare direttamente ai millennials, creando una sorta di manifesto in cui il pensiero nostalgico si fonde con la consapevolezza di dover tornare a vivere il presente. Divertente, mai banale, colorato, spontaneo, onesto, una commedia dalle giuste venature (anche amare) sorretto da un cast di grande fedeltà emotiva. Applausi.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Il cast, tutti in parte.
  • Gli omaggi a un certo immaginario.
  • Regia raffinata e non banale.
  • Divertente, divertito e sferzato da una certa amarezza.

Cosa non va

  • Nessun difetto preponderante.