Cattiva strada, recensione: un brutale coming of age nella periferia di Bari

L'opera prima di Davide Angiuli presentata in anteprima al Bif&st è un coming of age drammatico che racconta il bisogno di accettazione nella periferia criminale barese.

Giulio Beranek e Malich Cissè

Un melting pot di culture si intreccia nella Bari violenta. L'incontro tra Donato, giovane afroamericano adottato da una famiglia pugliese, e August, albanese trapiantato dedito ad affari criminali, è di quelli da far scintille nell'opera prima di Davide Angiuli, di cui parliamo nella recensione di Cattiva strada. Un esordio asciutto, dirompente, che concede poche spiegazioni lasciando parlare i fatti in un mix di barese e albanese che amplifica l'effetto cinéma vérité.

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Malich Cissè con Lucia Zotti

L'incontro (im)possibile è quello tra Donato (Malich Cissè), un giovane gentile e volonteroso, ma insicuro che si occupa della nonna malata di Alzheimer e lavora in un parcheggio sotterraneo. Nella sua esistenza grigia e malinconica fa irruzione August (Giulio Beranek), piccolo criminale albanese che vive secondo l'antico codice d'onore del Kanun e lo trascina in un vortice di rapine, inseguimenti, armi, droga, pericoli e nottate folli, facendolo sentire per la prima volta veramente vivo. Infrangendo le regole, Donato si innamora della sorella di August, Erina (Romina De Giglio), ma un evento imprevisto sconvolgerà la situazione.

Educazione criminale: il passaggio dalla maturità all'età adulta

Per il suo esordio, Davide Angiuli confeziona un'opera coraggiosa e niente affatto scontata a cominciare dalla scelta del protagonista. Il regista aderisce al punto di vista di Donato, un afroamericano dal marcato accento pugliese che appare perfettamente integrato nella Bari periferica e multietnica in cui si svolge il film. I problemi del giovane sono legati più a un'emarginazione dovuta alla mancanza di istruzione o di lavoro che al colore della sua pelle. Perfino la comunità albanese, dominata da un rigido codice d'onore fatto di sgarri, faide familiari e maschilismo (l'uomo procura il denaro con metodi leciti e illeciti mentre alla donna non è permesso lavorare né uscire di casa), lo accoglie "a braccia aperte" quando diventa, suo malgrado, l'autista della gang.

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Un primo piano di Giulio Beranek

Lo sguardo del regista si concentra, dunque, sulla periferia violenta che pullula di disoccupati e disperati, costretti a dedicarsi ad attività illegali pur di sbarcare il lunario. In questo mondo criminale Donato appare come un pesce fuori d'acqua, ma non ha la forza di tirarsene fuori, o forse non vuole farlo visto che è alla disperata ricerca di una famiglia ora che la sua sta svanendo (la nonna che, per via dell'Alzheimer, non lo riconosce più).

Angiuli sembra volersi rifare ai temi e alle atmosfere alla Claudio Caligari e al suo Non essere cattivo, ma alla violenza globale contrappone momenti di grande delicatezza come quello in cui Donato insegna a Erina a guidare la macchina. Al regista i personaggi sembrano stare a cuore più di tutto, così la sua telecamera si incolla sui loro volti riprendendoli da distanza ravvicinata, seguendone i movimenti e lasciandone trapelare le angosce in un film cupo, notturno, allucinatorio, ma al tempo stesso lucido e doloroso.

Il coraggio di un'opera prima che rifugge le mode

Cattiva Strada Foto Csxisig
Il protagonista Malich Cissè

Coming of age rigoroso, Cattiva Strada racconta il passaggio di Donato dall'adolescenza alla vita adulta attraverso l'incontro col sottobosco criminale albanese. Lo stile frenetico, amplificato da musiche incalzanti, che stordiscono lo spettatore a ritmo di techno, ben rappresenta le situazioni al limite in cui il protagonista, trascinato sulla "cattiva strada" da August e dai suoi compari, si ritrova.

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Il sorriso di Giulio Beranek

Donato attraversa la periferia di Bari nella sua auto scassata, il "guscio" che lo protegge dal mondo caotico e pericoloso che lo circonda, ma anche la chiave per essere accettato dal branco Uno dei compari di August gli rinfaccia apertamente che lui è lì "solo perché possiede l'auto" che serve per accompagnarli a fare le rapine o scortarli nelle spedizioni punitive. E l'auto è al centro di un finale claustrofobico e lacerante. La chiosa perfetta per un film anomalo, avulso dalle mode e mai consolatorio che rivendica la voglia del regista di trovare la sua voce in un panorama sempre più standardizzato.

Conclusioni

Quello di Davide Angiuli è un esordio crudo e dirompente che non fa sconti nel raccontare il passaggio dalla adolescenza all'età adulta di un giovane insicuro, catapultato nel sottobosco criminale dall'incontro con un ladro albanese. Una storia nera e disperata che occhieggia al Claudio Caligari di Non essere cattivo, ma si concede anche momenti di tenerezza.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.0/5

Perché ci piace

  • Il cast, efficace e convincente.
  • Il melting pot culturale e linguistico.
  • Lo stile registico diretto, immediato, a tratti frenetico, sempre coinvolgente.

Cosa non va

  • La dolorosa rappresentazione di personaggi privi di speranza a tratti è asfissiante.