Bloodride, la recensione: ai confini della realtà nella Norvegia di Netflix

La recensione di Bloodride, la serie horror Netflix creata da Kjetil Indregard e Atle Knudsen che, con sei episodi autoconclusivi, ci trasporta in una Norvegia dalle atmosfere fredde e inquietanti.

RECENSIONE di 14/03/2020
Elephant In The Room Ph Eirikevjen
Bloodride: una bizzarra immagine della serie

Non può esserci venerdì tredici che si rispetti senza un qualche prodotto horror di nuova produzione a infestare i nostri schermi: come scoprirete in questa recensione di Bloodride, Netflix non si è fatta scappare l'occasione e proprio in questa data arricchisce il suo catalogo con una serie antologica norvegese che, pur senza troppe pretese e un budget piuttosto limitato alle spalle, è comunque riuscita a stupirci. Le sei storie che compongono Bloodride, di un minutaggio di non più di mezz'ora l'una, si collocano a metà strada tra I racconti della cripta e Ai confini della realtà, inquietando lo spettatore e al tempo stesso catturandolo (e soprattutto divertendolo) con una serie di colpi di scena il più delle volte inaspettati.

Una serie da gustarsi tutta d'un fiato, in uno di questi pomeriggi di quarantena forzata, che, seppur come vedremo non funzionando sempre perfettamente, riesce comunque a lasciarci addosso una piacevole sensazione una volta terminata la visione. Peccato solo che gli episodi siano così pochi, ne avremmo voluti decisamente di più.

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Sei storie dai risvolti molto particolari

Bloodride
Bloodride: un'immagine della serie

Una donna di città che deve adattarsi alla vita di campagna; un ragazzo uscito da un'ospedale psichiatrico che rincontra i fratelli maggiori; una giovane scrittrice che si accorge che la sua vita è nelle mani di incontrollabili forze; i dipendenti di un'azienda farmaceutica che durante una cena vengono accusati dal loro datore di lavoro di aver rubato qualcosa di molto importante; una maestra di scuola perseguitata dagli spiriti di alunni scomparsi cinquant'anni prima e, infine, una festa in maschera in cui la tragedia è in agguato. Sei storie che si aprono tutte nello stesso modo: un autobus che procede in una notte piovosa trasporta i protagonisti delle nostre storie, ricoperti di sangue e dallo sguardo vacuo, verso una destinazione sconosciuta e carica di mistero.

Oldschool Ph By Eirikevjen
Bloodride: una scena della serie

Ogni episodio, oltre allo stesso incipit, condivide con gli altri svolte narrative simili, soprattutto l'onnipresente colpo di scena finale che, ogni volta, ribalta le carte in tavola e mostra quanto sta accadendo in una prospettiva nuova. Questo, ovviamente, già dopo il secondo episodio rende il tutto un po' troppo prevedibile - nel caso dell'episodio finale, a esempio, si capisce quasi da subito dove la narrazione vuole andare a parare -, ma, al tempo stesso, stimola chi guarda a cercare di indovinare il finale delle singole vicende, che il più delle volte resta comunque piuttosto inaspettato.

Bloodride 2
Una scena di Bloodride

Detto questo, dobbiamo comunque sottolineare che non tutti gli episodi di Bloodride ci hanno colpito allo stesso modo: i primo e l'ultimo, per esempio, ci sono sembrati un po' più deboli degli altri, meno avvincenti a livello di trama e di personaggi (che in senso generale è difficile approfondire, cosa che però è inevitabile in un format come questo), ma comunque interessanti.

Un'ambientazione speciale: la Norvegia

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Una scena di Bloodride

Tra i pregi di questa serie creata da Kjetil Indregard e Atle Knudsen c'è la capacità pervadere ogni storia di un'atmosfera estremamente particolare. Lo spettatore non viene mai veramente spaventato da quanto accade sullo schermo, ma si riesce senza dubbio ad inquietarlo, sensazione che è spesso più efficace (e duratura) della paura stessa.

Bloodride 1
Una scena di Bloodride

Il setting norvegese, poi, rende il tutto ancora più unico: le atmosfere e gli elementi della mitologia di quel paese (come ad esempio la pietra sacrificale vichinga del primo episodio) aiutano a dare originalità alle storie narrate e portano chi guarda in ambientazioni capaci di rendere ancora più angosciante quanto accade sullo schermo. Questo è ciò che cerchiamo e che più ci affascina delle produzioni originali Netflix "non-statunitensi", che siano ben radicate nel paese di provenienza e che ci trasportino in mondi diversi e lontani dal nostro.

Conclusioni

Concludiamo questa recensione di Bloodride sottolineando ancora una volta come questa serie Netflix norvegese sia stata una piacevole scoperte: le sei sei storie che la compongono, in cui horror e humor nero si uniscono, riescono a divertire, stupire e, al tempo stesso, angosciare lo spettatore.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

3.3/5

Perché ci piace

  • Le sei storie che uniscono alla perfezione horror e humor nero.
  • Le atmosfere norvegesi uniche ed inquietanti.
  • I colpi di scena inaspettati...

Cosa non va

  • ... e quelli decisamente più prevedibili.
  • Alcuni episodi non funziono alla perfezione.
  • Avremmo voluto più che sei episodi!