Berlino 2019, Juliette Binoche "Tante registe in concorso? Un buon segno, ma la strada è lunga"

La 69° Berlinale si apre all'insegna del femminile, introdotta dalla splendida Presidente di giuria Juliette Binoche.

Il Berlino Film Festival 2019 si apre oggi all'insegna delle donne. Di fronte alle polemiche sollevate da un'edizione #OscarSoMale, Berlino è sempre un passo avanti e quest'anno vanta una presenza femminile d'eccezione. Il 43% degli autori in concorso sono donne, ad aprire il festival sarà, stasera, The Kindness of Strangers, diretto dalla danese Lone Scherfig, ed è una donna la Presidente di giuria, l'attrice francese Juliette Binoche.

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La diva d'oltralpe si presenta in conferenza stampa con un elegante completo grigio antracite, i capelli lunghi e lisci, accompagnata dai suoi giurati. Parlando di questa edizione così femminile, l'attrice non nasconde la sua soddisfazione: "Quando mi ha invitato, il direttore della Berlinale mi ha confessato di essere felice che le donne in concorso fossero sette e che avessero tutte film fossero belli. Questo è un passo avanti, la strada è ancora lunga, ma credo sia un buon segno". Trudie Styler, produttrice e moglie di Sting, qui in veste di giurata le fa eco applaudendo il "coraggio" del festival che ha dato spazio a tante voci femminili diverse.

Tutto ciò che è umano è politico

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La Berlinale si è sempre distinta tra le kermesse internazionali per essere il festival più politico. E parlando di politica, Juliette Binoche specifica che "prima di tutto il festival deve essere umano. Se è umano, sarà per forza anche politico. Tutto ciò che riguarda l'umano è politico, è una conseguenza, ma al momento il mondo è egoistico. La tendenza è quella di chiudere le frontiere. La crisi, i cambiamenti climatici ci spingono a certe urgenze. Non so quanto i governi riescano o vogliano rispondere a questa questione anche se sarebbe il loro dovere".

Netflix per la prima volta in concorso a Berlino

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Per la prima volta, il concorso di Berlino ospiterà una produzione Netflix, lo spagnolo Elisa & Marcela, diretto dalla regista Isabel Coixet. Una storia difficile, un period movie sull'omosessualità femminile che farà discutere sia per il tema scottante che per le modalità produttive. "Netflix è un nuovo modo di produrre, è eccitante, è qualcosa di nuovo" commenta Juliette Binoche "ma c'è da riflettere. Un film Netflix è per la prima volta in concorso, ma in Spagna il film sarà proiettato nei cinema. Una forma di distribuzione non dovrebbe escludere l'altra". Quando le viene chiesto se le è capitato di dover rifiutare sceneggiature che non rispecchiavano il suo io, l'attrice sospira: "E' difficile spiegare le ragioni per cui si rifiuta o si accetta un film. A volte non è mia la decisione, a volte vuoi fare il film anche se non sai perché, ma ne hai bisogno perché il tuo corpo te lo impone. E' sempre un rischio, ogni volta fai un salto nel vuoto e non sai mai quale relazione avrai col regista, coi colleghi o con la troupe. Amo l'ignoto, fa parte del gioco della vita. E' qualcosa che va oltre la ragione". Quale film ha toccato la Binoche nel profondo di recente? L'attrice non ha dubbi: "La Douleur, è girato in modo magico, è semplice pur essendo un period movie, un montaggio elegante, semplice e modesto".

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Harvey Weinstein? Gli auguro di trovare la pace

L'ultima battura è sul caso Weinstein. Di fronte alla richiesta di commentare lo scandalo sessuale che ha coinvolto il produttore americano, Juliette Binoche si irrigidisce: "E' tutto nei giornali, basta che li apri e cerchi. A suo tempo tante persone ne hanno parlato, anche io mi sono espressa, ma ora vorrei lasciarmi questa polemica alle spalle. Io non ho mai avuto problemi con lui, sarebbe potuto succedere, ma non è stato così. Con me Harvey è stato un grande produttore, nel suo lavoro era fantastico, ha aiutato tanti registi. La giustizia farà il suo corso, ma io gli auguro di trovare pace".

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