My Father's Shadow, il cinema politico e il cibo come "racconto": intervista ad Akinola Davies Jr.

"Volevamo catturare le vibrazioni di un luogo incredibile, facendo da ponte tra diverse generazioni". Il nostro incontro - via Zoom - con il regista rivelazione.

Akinola Davies Jr. sul set di My Father's Shadow

Il più classico degli sliding doors, forse, ha permesso ad Akinola Davies Jr. di realizzare l'esordio che voleva. Del resto, come dice nella nostra intervista, My Father's Shadow è un esordio nato da "un'urgenza", ovvero quella di "creare dei ponti" tra diverse epoche. Nel 2020, Eva Yates, direttrice della BBC Film, propose al regista un lungometraggio. Un'occasione unica, che chiunque avrebbe accettato. Invece, Akinola girò il corto Lizard che lo portò a vincere il Gran Premio della Giuria al Sundance.

My Fathers Shadow Immagine
My Father's Shadow: Sope Dirisu, Godwin Egbo, Chibuike Marvelous Egbo in una foto

Che fosse bravo si sapeva già: non è da tutti collaborare come visual per Gucci, Kenzo o Louis Vuitton - all'inizio del suo percorso - finendo poi per essere letteralmente osannato per un cortometraggio lungo 18 minuti. Nato a Londra, cresciuto a Lagos, e poi laureatosi alla New York Film Academy nel 2009, Akinola Davies Jr. ha saputo aspettare l'occasione giusta per debuttare con un film che gli potesse dare l'occasione di esprimersi a pieno. Occasione che arriverà grazie alla sceneggiatura scritta dal fratello Wale, per un film lungo un giorno che, seguendo un padre e i suoi due figli, racconta la vivacità di Lagos, in attesa dei risultati elettorali - controversi - nel giugno del 1993.

My Father's Shadow: secondo Akinola Davies Jr. è un film che parla anche del nostro presente

Il suo è ambientato in Nigeria nel 1993. In che modo la storia parla al nostro presente?
"Penso che come esseri umani, se non siamo consapevoli della storia che ci ha preceduto, finiamo per commettere molti degli stessi errori. Ovviamente la storia cambia. E cambia di generazione in generazione. Ma credo sia davvero importante che ci impegniamo in modo più attivo, soprattutto come artisti, nell'insegnarci a vicenda, nel creare ponti per poter conoscere la storia degli altri, in modo da non ripetere gli stessi errori. E sì, soprattutto imparando dal passato.

My Fathers Shadow Frame
Sope Dirisu, Godwin Egbo, Chibuike Marvelous Egbo in scena

Adoro la musica. È molto delicata. Come hai lavorato con il compositore?
"Lavoro con due compositori incredibili, un artista chiamato Duval-Timothy, che è per metà della Sierra Leone e metà inglese, e crea molti paesaggi sonori, registra molte texture delle persone che passano nelle città. E così li inseriamo in molti dei paesaggi sonori e delle composizioni. Lavoro anche con CJ Mirra, con cui ho collaborato alla progettazione del suono per tutti i miei lavori, e pensiamo che il sound design aiuti davvero a posizionare un genere di sensazioni all'interno del film. Nel complesso, abbiamo cercato di creare qualcosa che fosse molto melodico e allegro, ma che potesse allo stesso tempo risultare inquietante e pericoloso. Facciamo sempre riferimento alla frutta marcia, che da un lato sembra buona, ma che se la giri è completamente andata".

Le vibrazioni di Lagos diventano cinema

Si percepiscono le vibrazioni urbane di Lagos, mi ha fatto pensare a un mondo simile a quello di Star Wars. Cosa ne pensa?
"Volevamo davvero che Lagos sembrasse un personaggio. È una metropoli tentacolare. È diversa da qualsiasi altra città. È molto intensa, molto estrema. La gente cerca solo di sopravvivere. Ancora oggi molte delle comunità che abbiamo filmato siano costantemente minacciate. Quindi è importante far sentire alle persone che è una città vissuta. È una città in cui succede sempre qualcosa, ovunque si guardi. Volevamo davvero celebrare questo aspetto e non limitarci alle cose belle o altro. La varietà della città che abbiamo mostrato dimostri quanto sia diversificata una città come Lagos".

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Sul set con due bambini non attori (e l'importanza del cibo)

Qual è stata la sfida di girare un film con due bambini non attori?
"Beh, l'idea di chiedere a questi due bambini che non avevano mai recitato prima di portare avanti un intero film e di stare al passo con un attore incredibile come Sope Dirisu, che interpretava il loro padre. La prima cosa è stata chiedere a Godwin Chiemerie Egbo e Chibuike Marvellous Egbo di credere in quello che stavamo cercando di fare come registi, cercando di dare loro lo spazio per essere bambini e divertirsi. Avevamo un team intorno a noi e degli insegnanti di recitazione incredibili che hanno davvero tirato fuori il meglio. Abbiamo cercato di incentivarli e di dare loro delle ricompense in modo che sentissero che il lavoro fosse apprezzato. È stato davvero difficile, li abbiamo protetti e difesi".

Il cibo è un elemento importante nel film. Può essere considerato in qualche modo un vero e proprio espediente narrativo?
"Il cibo, la musica, la fotografia, l'abbigliamento, tutto è politico. Se ci rifletti bene, so come sono i cibi italiani. So come sono i cibi francesi. So che aspetto ha il cibo americano. Ma voglio che le persone di quei luoghi sappiano che aspetto abbia il cibo nigeriano, è un modo identificabile per insegnare qualcosa di te stesso. Cercando la familiarità e le differenze. Quindi sì, il cibo è davvero importante. Un ambasciatore del luogo da cui provieni".