X-Men: La saga che lanciò la Marvel Comics al cinema

Quindici anni fa debuttò nelle sale americane il primo episodio del franchise cinematografico dedicato ai mutanti della Marvel.

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X-Men

2000 – Azione
3.2 3.2

Il 14 luglio 2000 gli spettatori americani videro per la prima volta X-Men di Bryan Singer. All'epoca i cinecomics erano in crisi, per via del fiasco di Batman & Robin, e pochi erano disposti a puntare sui film di supereroi. Blade, uscito nel 1998, aveva rappresentato un primo passo nella direzione giusta, ma il suo statuto di adattamento di un fumetto, per l'esattezza della Marvel Comics, era noto a pochi eletti, e gli avevano giovato maggiormente l'appartenenza al sottogenere dei film di vampiri e la presenza di Wesley Snipes. Fu quindi il film di Singer, due anni dopo, a segnalare la rinascita cinematografica degli eroi in calzamaglia sullo schermo, inaugurando una prima rivoluzione portata a compimento da Spider-Man di Sam Raimi e Batman Begins di Christopher Nolan.

X-men

"La mutazione è la chiave della nostra evoluzione..."

Tutto ebbe inizio nel 1994, quando la 20th Century Fox acquistò i diritti del franchise legato ai mutanti, una delle punte di diamante della Marvel da quasi due decenni (il primo periodo, dal 1963 al 1970, non riscosse un grande successo, tant'è che la prima serie venne cancellata e poi sostituita da ristampe per cinque anni). Da lì partì un lungo processo produttivo, con diverse versioni della sceneggiatura e vari candidati alla regia, tra cui Robert Rodriguez e Tim Burton. Lo script definitivo, attribuito esclusivamente a David Hayter, è in realtà un patchwork formato dai contributi di autori come Joss Whedon, John Logan e soprattutto Christopher McQuarrie (il quale rifiutò di sua sponte di essere menzionato nei titoli di coda), mentre per la regia fu scelto Bryan Singer, allora acclamato per I soliti sospetti. Il giovane cineasta accettò l'offerta, dopo qualche esitazione, perché si riconosceva, in quanto ebreo e gay, nelle tematiche legate alla discriminazione e ai pregiudizi.

Il suo nome è Jackman, Hugh Jackman

Il più grande merito di Singer, oltre ad aver saputo trovare il perfetto equilibrio fra azione e cervello per il franchise (anche se nel primo capitolo la componente spettacolare è un po' sottotono, per via del budget ridotto), è stato il suo riuscire a trovare gli interpreti perfetti per tutti i ruoli più importanti, a cominciare da Patrick Stewart (Charles Xavier) e Ian McKellen (Magneto). Ma nessuno è più rappresentativo del successo della saga al confronto con Hugh Jackman, che deve la sua carriera hollywoodiana al ruolo di Wolverine, mutante canadese carismatico e letale. La parte fu inizialmente affidata allo scozzese Dougray Scott, ma questi dovette rinunciare per via di Mission: Impossible II. Gli subentrò Jackman, su consiglio dell'amico Russell Crowe, e divenne subito il volto ufficiale del franchise: ad oggi, è l'unico attore ad essere apparso in tutti gli episodi della saga, compreso X-Men: l'inizio dove si concede un esilarante cameo.

Hugh Jackman in 'X-Men 2'

La consacrazione

Il primo X-Men godette di un buon riscontro critico e commerciale, ma per ammissione degli stessi attori e di Singer non rappresentava tutto il potenziale della materia prima a disposizione. Ed ecco, quindi, nel 2003, X-Men 2, un sequel ambizioso e stupefacente, che inaugura la tradizione, dopo un primo film che raccontava una storia inventata apposta per lo schermo, di trarre ispirazione, anche solo parziale, dalle storie più importanti del franchise fumettistico. In questo caso, si tratta di Dio ama, l'uomo uccide, scritto da Chris Claremont, l'uomo che nel 1975 trasformò Uncanny X-Men in uno dei titoli più forti della Marvel. L'altro asso nella manica è stato Alan Cumming nei panni di Nightcrawler, la cui entrata in scena all'interno della Casa Bianca ha alzato la posta in gioco per quanto concerne le scene d'azione nei cinecomics.

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Il declino?

Per alcuni anni, si è temuto che la saga avesse raggiunto l'apice con il secondo episodio. Colpa dei due film successivi, segnati da ragionamenti più "industriali" da parte dello studio e disaccordi dietro le quinte. Stanco infatti di attendere il via libera della Fox per un terzo lungometraggio, Singer accettò di dirigere Superman Returns per la Warner Bros., proponendo di tornare all'ovile una volta terminate le riprese del nuovo film dedicato all'Uomo d'acciaio. La Fox, decisa a far uscire X-Men: Conflitto Finale - questo il titolo definitivo - nel maggio del 2006, decise di procedere senza Singer, ingaggiando prima Matthew Vaughn, il quale scritturò Vinnie Jones e Kelsey Grammer, e poi Brett Ratner, che dovette accontentarsi di una sceneggiatura schizofrenica (la Saga di Fenice Nera, in teoria capace di giustificare un film intero, fu affiancata dalla storyline della "cura per i mutanti" creata a suo tempo da Joss Whedon) e un cast parzialmente ridotto (James Marsden e Rebecca Romijn appaiono poco poiché avevano già firmato per altri progetti). Il grande pubblico apprezzò, i fan molto meno.

La situazione non è migliorata con X-Men - Le origini: Wolverine, prequel/spin-off sulle avventure in solitario del mutante canadese. Anche qui colpisce un copione confuso, che nella seconda metà del film si trasforma sostanzialmente in una sequela di sequenze e personaggi scartati dalle pellicole precedenti (Gambit in primis). Ai limiti dell'offensivo, inoltre, il trattamento riservato a Wade Wilson alias Deadpool, interpretato da Ryan Reynolds, il quale dovrà aspettare quasi sette anni per riscattarsi.

Ritorno alle origini e rinascita

Il destino del franchise mutante è migliorato nel 2011, con l'uscita di X-Men: l'inizio, prequel ambientato nel 1962 e incentrato sull'amicizia fra Xavier (James McAvoy) e Magneto (Michael Fassbender). Dietro le quinte si muovevano due partecipanti improbabili, date le loro esperienze passate con la Fox: Matthew Vaughn alla regia e Bryan Singer in veste di produttore. La buona accoglienza da parte di critica, pubblico e fan segna un nuovo inizio creativo per la saga, la cui forza si riconferma successivamente con Wolverine: L'immortale di James Mangold e X-Men: Giorni di un futuro passato di Singer, un incontro fra titani dove i due cast, del 2000 e degli anni Sessanta, interagiscono per creare un crossover degno di The Avengers. E il pubblico dimostra di apprezzare l'operazione, poiché attualmente il settimo lungometraggio della saga è quello di maggiore successo al box office, con un incasso globale di oltre 700 milioni di dollari.

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E il futuro?

Singer chiuderà la trilogia incentrata sul cast più giovane con X-Men: Apocalypse, previsto per maggio 2016. Nello stesso anno usciranno anche Deadpool e Gambit, quest'ultimo con Channing Tatum nei panni del ladro cajun. Il 2017, invece, sarà un anno triste per i fan della saga, poiché uscirà il terzo Wolverine, film che segna l'addio di Hugh Jackman al franchise che l'ha lanciato come star del cinema internazionale. Dopodiché, tutto è possibile, a partire dallo spin-off The New Mutants, diretto da Josh Boone. Considerata la quantità di materiale a disposizione, è logico supporre che la saga continuerà a mutare nel corso degli anni, sempre pronta a stupire il pubblico.

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