West Wing

1999 - 2006

West Wing: 10 motivi che ne fanno (ancora oggi) la migliore serie network di sempre

Dieci anni dopo il commiato dallo show di Aaron Sorkin, riscopriamo tutte le ragioni (e sono tante!) per cui questa serie affascinante, complessa e idealistica, popolata da personaggi magnifici, è rimasta senza eguali.

West Wing

1999 - 2006 – Drammatico
4.4 4.4

Il 14 maggio del 2006 West Wing, la serie creata da Aaron Sorkin, chiudeva i battenti dopo 7 stagioni, 26 Emmy (record assoluto insieme a Hill Street - Giorno e notte) e primati di vario genere. Sono passati 10 anni da quella data, ma ci sembrano molti molti di più; non perché la serie NBC sia invecchiata male, tutt'altro, ma perché dieci anni fa il mondo delle serie TV era completamente diverso da quello che conosciamo oggi. Per intenderci, nel maggio del 2006 il fenomeno Lost aveva appena concluso la sua seconda stagione ed era nel pieno del suo successo, di un altro show destinato a immensa popolarità come The Big Bang Theory non si era visto nemmeno il pilot, e realtà adesso potentissime come AMC e Netflix ancora non avevano messo in cantiere la loro prima serie originale.

West Wing: il presidente Bartlet e i membri del suo staff

D'altronde West Wing venne trasmesso per la prima volta nel 1999 - più o meno nello stesso periodo in cui la HBO cominciava la sua vera rivoluzione con Sex and the City e I Soprano - e possiamo effettivamente considerarlo come esponente, uno dei massimi senza dubbio, di un'altra epoca televisiva, quella in cui erano ancora i network a dettare legge e in cui la stessa NBC con la sua celebre Must See TV (E.R., Frasier, Friends e ancora prima Seinfeld, Cin Cin e Hill Street Blues) non solo infrangeva record di ascolti ma effettivamente proponeva show coraggiosi che sarebbero ben presto diventati iconici. Fare un confronto con la NBC odierna sarebbe semplicemente impietoso.

West Wing

In tutto questo West Wing rappresentò comunque un qualcosa di incredibilmente inaspettato, perché nonostante gli importanti nomi coinvolti nel progetto fin dall'inizio nessuno poteva immaginare un tale successo di pubblico e di critica per una serie politica, completamente ambientata nell'Ala Ovest della Casa Bianca, in pratica tutto l'edificio che ospita gli uffici del Presidente degli Stati Uniti d'America, a partire dal celeberrimo Studio Ovale. Eppure fin dalla prima stagione non solo 9 milioni di americani si sintonizzarono ogni mercoledì sera sulla NBC (e per le due stagioni successive quasi raddoppiarono) ma lo show di Aaron Sorkin divenne immediatamente il punto di riferimento per tutte le drama series a venire, soprattutto dopo che vinse quattro volte, consecutivamente, l'Emmy come miglior serie drammatica per le prime 4 stagioni, battendo rivali come E.R, CSI, 24, Six Feet Under e soprattutto il già citato I Soprano.

Un'immagina tratta dall'episodio pilota di West Wing

Anche per questo non abbiamo dubbi nel dire che West Wing sia stata una delle serie TV più importanti ed influenti mai esistite, perché è uno show che ha cambiato per sempre il modo di guardare ad un certo tipo di prodotti da parte del pubblico generalista. Ha aperto la strada, insomma, a quella che oggi è la nuova era d'oro delle serie TV e lo ha fatto, paradossalmente, diventando l'ultima vera grande serie TV dei network e il battistrada per il successo di quelle via cavo. Se non conoscete lo show, o se l'avete messo in lista d'attesa da tempo finendo sempre col privilegiarne altri, cercheremo di convincervi che questa è l'occasione giusta per cercare i DVD e recuperarlo con i 10 motivi che fanno di West Wing il miglior drama network di sempre.

1. Il capolavoro di Aaron Sorkin

Premio Oscar per The Social Network, una delle sceneggiature più apprezzate degli ultimi decenni, ma anche autore di film di culto come il recentissimo - e vergognosamente ignorato dai più - Steve Jobs, lo sportivo L'arte di vincere - Moneyball o un vero e proprio classico quale Codice d'onore; autore televisivo della divertente comedy Sports Night, dell'amato/odiato Studio 60 on the Sunset Strip e soprattutto del chiacchieratissimo The Newsroom. La carriera - Oscar a parte, volutamente non abbiamo citato le decine e decine di premi vinti - in questi casi parla da sola e difatti Sorkin è uno degli autori più importanti degli ultimi 25 anni sia per il cinema che per la TV, ma West Wing è senza alcun dubbio la sua opera summa, la sua massima espressione.

Leggi anche: Steve Jobs: genio, idealismo e leggenda nel nuovo capolavoro firmato Sorkin

Una scena dell'episodio finale di The West Wing, 'Domani'

Dire di conoscere ed amare Sorkin senza aver visto West Wing equivale a dire di amare Shakespeare senza aver mai letto l'Amleto, o Stanley Kubrick senza aver mai visto 2001: Odissea nello spazio o Pablo Picasso ed aver ignorato Guernica; eppure è un "vizio" molto comune, soprattutto in Italia, perché West Wing - oltre ad essere stata penalizzata da una trasmissione italiana mai all'altezza dell'importanza dell'opera - ha soprattutto la nomea di serie "difficile", per via della sua natura politica ma anche per i dialoghi complessi ma, come da standard sorkiniano, al fulmicotone. Tutto vero in effetti, ma prima ancora di vedere le sue opere quanti pensavano di potersi appassionare alle sorti di un TG fittizio americano, di una squadra di baseball con sede ad Oakland o del fondatore di Facebook? Se Sorkin è riuscito a farvi avvincere alle sorti di queste persone, fidatevi quando vi diciamo che a maggior ragione questo vale per West Wing considerato che tutte le prime quattro stagioni le ha scritte lui, e non è solo un modo di dire: dei primi 89 episodi, 86 portano la sua firma, mentre dei restanti 3 lui è "solo" creatore, produttore e supervisore.

Pensate poi a cosa avete amato dei precedenti lavori di Sorkin: sono soprattutto i dialoghi e i personaggi, vero? Immaginate cosa può aver fatto con protagonisti che seguiamo passo dopo passo (spesso letteralmente, ma a questo ci arriviamo dopo) per ore ed ore, personaggi che, per lavoro, discutono, scrivono discorsi e sublimano la loro (e quindi quella di Sorkin) arte oratoria. Per chi ama dialoghi brillanti e perfettamente congegnati si tratta di un vero e proprio paradiso.

Leggi anche: Da Zuckerberg a Steve Jobs: con Aaron Sorkin la tecnologia è al servizio del talento e dell'amore

2. Un drama inaspettatamente divertente

Il cast di The West Wing in una scena dell'episodio Isacco e Ismaele

Se l'idea di una serie sulla politica USA può spaventarvi (anche se adesso House of Cards ha in parte contribuito a rendere l'idea meno ostica), state pur certi che non siete gli unici, anzi un commento del tipo: "che palle" se non l'abbiamo detto tutti ad alta voce alla sola idea di guardare uno show del genere l'abbiamo quantomeno pensato. La verità è che West Wing è sì una serie politica ed una serie che tratta temi serissimi (c'è anche un bellissimo e commovente episodio "speciale" scritto in seguito all'11 settembre), ma è anche il drama più divertente che vi capiterà mai di vedere.

Chi conosce Sorkin sa già della sua capacità di scrivere battute e dialoghi memorabili e qui ci sono forse i migliori della sua carriera, ma non si tratta solo di questo: l'atmosfera nella West Wing è quella di qualsiasi posto di lavoro del mondo, tesissima in molte occasioni, ma anche rilassata e conviviale quando c'è l'opportunità. E se tra i tuoi "colleghi" di lavoro si sono il Presidente USA, leader stranieri e quanto altro, questi momenti più rilassanti possono portare a situazioni davvero originali e irresistibili.

Il bello dello show è però proprio l'attenzione con cui l'elemento ironico viene inserito: Sorkin ama scherzare e giocare con i suoi personaggi, ma nonostante questo non ne sminuisce mai il ruolo o la professionalità e lo show non diventa mai una parodia. Può sembrare un'inezia ma non lo è, perché passare dal (bonariamente) prendere in giro un personaggio e poi portarlo a parlare davanti alla stampa o davanti ai leader politici del paese di terrorismo, disoccupazione o golpe militari richiede grande delicatezza e abilità.

3. Personaggi memorabili e per tutti i gusti

Il successo di una serie TV è quasi sempre dovuto alla riuscita dei suoi personaggi, e in West Wing di personaggi straordinari, tra i più belli della storia della televisione, ce ne sono a bizzeffe. I primi da citare non possono che essere i membri del senior staff del Presidente: ovvero C.J. Cregg, Portavoce della Casa Bianca; Toby Ziegler, Direttore delle Comunicazioni; Sam Seaborn, vice Direttore delle Comunicazioni; Leo McGarry, Capo dello Staff della Casa Bianca; Josh Lyman, vice-Capo dello Staff. Ciascuno di questi cinque personaggi rappresenta in qualche modo una componente del cuore dello show e si tratta di una vera e proprio famiglia in cui si litiga e ci si riappacifica, ci si ama e ci si odia, si scherza (tanto) e insieme si cambia il destino di un paese intero e, a volte, del mondo.

La naturalezza con cui ci si affeziona a questi personaggi, che in teoria dovrebbero essere lontanissimi dallo spettatore, è la vera forza del lavoro di Sorkin, nonostante, in realtà, tutto sia perfettamente congegnato a tavolino per offrire il maggior numero di soluzioni possibili: il personaggio femminile forte ma comunque meno addentro alla politica, l'anziano saggio e paterno, il burbero e iroso dal cuore d'oro, il tipo tenero, buffo e maldestro e ovviamente il più giovane ed affascinante che, secondo l'idea iniziale, dovrebbe essere il protagonista e quindi portare avanti anche sottotrame romantiche al di fuori dell'Ala Ovest.

Il punto è che questi cinque personaggi funzionano talmente bene, sia insieme che singolarmente, che prendono davvero vita propria ed è per questo che la serie così come era stata inizialmente concepita cambia: non c'è più un vero protagonista, non c'è più nemmeno la necessità di andare a cercare sottotrame altrove, tutto quello che serve è proprio lì nell'Ala Ovest e in quello che rappresenta, perché sono questi cinque personaggi a funzionare tra loro. A questi poi se ne aggiungono tanti e tanti altri, ma al centro rimangono sempre (o quasi) i cinque di cui sopra e un manipolo di altri fedelissimi, tra cui l'adorabile Donna Moss (Janel Moloney), assistente di Josh, o il fedele e sincero Charlie Young (Dulé Hill), assistente personale del Presidente. Ed ovviamente il Presidente Josiah Bartlet e la sua famiglia.

4. Il miglior presidente di sempre

West Wing: Martin Sheen e Rob Lowe in una foto della serie

Pensavate forse che quel pazzo di Sorkin avesse realizzato uno show incentrato sulla Casa Bianca senza farci vedere il Presidente degli USA? No perché Sorkin folle lo è davvero e all'inizio c'aveva pensato sul serio a fare una cosa del genere, per nostra e sua fortuna le cose sono presto cambiate e Josiah Bartlet è diventato un protagonista a tutti gli effetti della serie e non solo un deus ex machina. La sua entrata in scena nel primo episodio è spettacolare e alcuni dei momenti più emozionanti e spesso anche divertenti dello show sono proprio dovuti a lui.

West Wing: il presidente Bartlet e il suo staff

Perché il miglior Presidente di sempre? Perché prima di tutto "Jed" Bartlet è un grande uomo: un ottimo amico, un marito leale, un padre severo ma affettuoso nei confronti dei suoi veri figli ma anche di quelli "acquisiti" sul lavoro, e in fondo di tutti i cittadini americani. Bartlet è discendente di uno dei firmatari della Dichiarazione di indipendenza, è un premio Nobel per l'economia, un uomo di grande intelletto, colto ma anche fervente cattolico. È anche uno snob, un uomo orgoglioso e spesso cocciuto, un uomo che non è certamente perfetto ma è invece perfettamente consapevole delle sue imperfezioni.

West Wing: Stockard Channing e Martin Sheen in una foto della serie

Pur essendo un uomo anziano e vecchio stile per moltissimi aspetti, Bartlet è un presidente moderno: è un presidente liberale, idealista, che non ha paura di infrangere le regole e di combattere per portare avanti il suo pensiero, ma è anche un uomo che sa che la politica è fatta sempre e comunque di compromessi. Così come di compromessi è fatta anche la vita privata di un Presidente, soprattutto di un Presidente che nasconde un segreto (che non vi sveleremo) e che, per questo motivo, deve scontrarsi spesso con la First Lady o le proprie figlie. Non è un caso insomma che ancora oggi, a dieci anni di distanza, il Presidente Bartlet rimanga un'icona non solo televisiva ma della cultura americana, un ideale a cui guardare spesso, soprattutto in piena campagna elettorale.

Leggi anche: Tutti i volti del Presidente: quando cinema e TV reinventano un simbolo

5. Il cast pluripremiato e guest star prestigiose

West Wing: il cast riunito in una foto promozionale

Se i personaggi funzionano il merito è per la gran parte proprio di Aaron Sorkin, è chiaro, ma se c'è un team di attori che nella sua interezza e nel suo essere così corale ha saputo davvero elevare la recitazione televisiva sul finire degli anni '90 è il cast di West Wing. Nelle intenzioni originarie di Sorkin e della NBC, Sam doveva essere il protagonista dello show e non è certo un caso che per quel ruolo fu scelto un divo come Rob Lowe, un attore con una lunga carriera cinematografica alle spalle, ma la vera e propria star dello show era curiosamente un altro attore che aveva fatto la sua fortuna grazie a Francis Ford Coppola: Martin Sheen, l'ex protagonista di Apocalypse Now, aveva già lavorato con Sorkin per il film Il presidente - Una storia d'amore, in cui interpretava il ruolo del Capo dello staff della Casa Bianca. La sua fu quindi una doppia promozione che si rivelò un'intuizione davvero geniale: benché Sheen sia stato l'unico del cast principale a non vincere mai un Emmy, la sua performance è assolutamente straordinaria.

West Wing: Martin Sheen e Allison Janney in una foto della serie

E lo stesso vale per tutti gli altri, a partire dal già citato Lowe, sicuramente al miglior e più riuscito ruolo della sua carriera, ma la vera sorpresa furono i tre colleghi: Allison Janney (C.J), Richard Schiff (Tobey) e Bradley Whitford (Josh); 6 Emmy tra tutti e tre (per tacere di tutti gli altri premi), di cui 4 solo per la fenomenale Allison, per tre delle performance più elettrizzanti ed incredibili della storia del piccolo schermo. A loro si aggiunge anche il veterano Josh Spencer, altro mostro di bravura, e tantissimi altri tra cui Stockard Channing o Alan Alda, sempre premiati con l'Emmy. Basti pensare che per la terza stagione ci furono ben 9 attori nominati, altro record assoluto.

Ma forse più che i premi, a rendere l'idea della qualità del cast aiuterebbe segnalare alcuni dei nomi che si sono susseguiti nelle 7 stagioni; alcuni erano già famosissimi, altri lo sono diventati solo in seguito, ma di certo la lista è impressionante: Laura Dern, James Cromwell, Marlee Martin, Teri Polo, Hal Halbrook, Matthew Perry, Mark Harmon, Felicity Huffman, Lance Reddick, Jorja Fox, Lisa Edelstein, J.K. Simmons, Lily Tomlin, Mary McCormack, Joshua Malina, Amy Adams, Oliver Platt, Jane Lynch, Terry O'Quinn, Ty Burrell, Christian Slater, Kristin Chenoweth, Glenn Close, Gary Cole, Eric Stonestreet, Connie Britton, Janeane Garofalo, Clark Gregg, Evan Rachel Wood, Nick Offerman, Ian McShane, Dean Norris, e perfino Jon Bon Jovi, i Foo Fighters e Yo-Yo Ma.

I nostri preferiti, oltre ai protagonisti ovviamente, però sono una giovanissima Elisabeth Moss nei panni della figlia minore di Bartlet Zoey, Mary-Louise Parker nei panni della brillante e sfacciata lobbyst Amy Gardener, Kathryn Joosten nell'emozionante ruolo della segretaria del Presidente Mrs. Landingham, Emily Procter in quello della politica repubblicana più sexy e divertente di sempre Ainsley Hayes, il folle Lord John Marbury di Roger Rees, il simpatico reporter Danny Concannon di Timothy Busfield, un altro candidato democratico ideale, il Matt Santos di Jimmy Smits, ed infine un irresistibile John Goodman di cui non vi sveliamo nulla ma a cui è destinato un cliffhanger epocale. Niente male come cast, vero?

Leggi anche: Da West Wing e E.R. a Il trono di spade: le serie TV con il record di nomination nella storia degli Emmy Award

West Wing - Tutti gli uomini del presidente: una foto del cast

6. Fa capire meglio di qualsiasi altra cosa la politica americana

West Wing: Richard Schiff e Allison Janney in una foto della serie

Avvicinarsi a West Wing da spettatore italiano, l'abbiamo già detto, non è semplice, è inutile nasconderlo. Anche perché la serie non fa nulla per cercare di aiutarti per quanto riguarda gli aspetti più politici, ma semplicemente parte in medias res (con Bartlet già presidente) e senza grosse spiegazioni. Il primo impatto può essere quindi difficile e sono tanti gli aspetti che possono sfuggire. Lo show però è scritto talmente bene che dopo un po', quasi magicamente, alcuni concetti diventano pian piano sempre più chiari e si acquista una sempre maggiore dimestichezza con un mondo davvero molto lontano dal nostro.

West Wing: Martin Sheen in una foto della serie

Un mondo però incredibilmente affascinante, per le sue contraddizioni e per la sua complessità, e West Wing può davvero essere il modo migliore per avvicinarsi alla politica americana, sia quella relativa al governo federale e al ruolo del Presidente che a quella, forse maggiormente interessante per i più, delle primarie, delle candidature e delle elezioni vere e proprie. Nello show è presente davvero ogni singolo aspetto della politica USA: dalla legislazione alla Corte Suprema, dallo State of the Union alla politica estera (sia vera che fittizia), dalla scelta di nuovi ministri alla campagna e al dibattito elettorale. Un bignami, nemmeno tanto sintetico, di tutto ciò che c'è da sapere che si rivelerà davvero utile anche nella vita reale (non interrogateci però!).

Leggi anche: La politica USA attraverso le serie TV: nelle stanze del potere

7. Uno show idealista, che però ha spesso anticipato la realtà

West Wing: un'immagine delle riprese

La più frequente delle accuse rivolte ad Aaron Sorkin e ai suoi show e film è il fatto di essere sfacciatamente ottimista, al limite dell'ingenuità. A maggior ragione questo avviene in uno show politico, che in qualche modo si propone di raccontare anche gli Stati Uniti. Sorkin non ha mai cercato di essere realistico, di mostrare cosa avviene veramente nella Casa Bianca o nel Campidoglio, ma piuttosto cosa, secondo lui, dovrebbe avvenire. Sorkin è un sognatore, un romantico, un idealista, ed è solo accettando tutto questo che si può capire ed apprezzare il suo lavoro. Nonostante questo però, e in barba ai tanti detrattori, quello che Sorkin ha scritto e immaginato/sognato per West Wing è spesso diventato realtà, a volte perché lo show è stato preso come spunto dalla politica americana, altre volte semplicemente per casualità.

Volete qualche esempio? Per la sua prima nomination per un giudice della Corte Suprema, Bartlet sceglie a sorpresa (stagione 1, episodio 9) per la prima volta nella storia USA un giudice ispanico di Brooklyn, Roberto Mendoza (la guest star Edward James Olmos); qualche anno dopo Obama farà una scelta molto simile per il suo primo Justice, scegliendo Sonia Sotomayor del Bronx, primo Giudice della Corte Suprema americana di origine ispanica. Sempre nello stesso episodio si parla di quelli che potrebbero essere i temi fondamentali per il futuro della giustizia, e Sam dice che tutto ciò che riguarda la privacy sarà fondamentale ("I'm talking about the Internet. I'm talking about cell phones. I'm talking about health records and who's gay and who's not."). Era il 1999...

In un altro episodio della stagione 2 (2x17) si racconta dell'incredibile e bizzarro caso di un senatore 78enne che fa ostruzionismo parlando per 8 ore di seguito pur di aggiungere un amendamento sull'autismo ad una legge prima di farla passare. Diversi anni dopo, nel 2013, i Senatori Wendy Davis e Ted Cruz fecero la stessa cosa, per davvero, per 11 e 21 ore di seguito. Si potrebbe continuare con esempi del genere per lungo tempo e quindi preferiamo fermarci qui, ma va quantomeno notato come sempre nel 2013 ci fu un blocco delle attività federali esattamente come succede nella serie nell'episodio Shutdown (5x08) o anche di come in un episodio andato in onda un anno prima dell'11 settembre (stagione 2, episodio 1) si parla di un attacco terroristico e il National Security Advisor Nancy McNally suggerisce che dietro l'attacco potrebbe esserci Osama Bin Laden.

Tralasciando questi casi inquietanti, è bello invece vedere come un Presidente come Obama abbia più e più volte citato sia personalmente che attraverso il suo staff la serie di Sorkin, addirittura proponendo alcune leggi già teorizzare in West Wing o scherzosamente riprendendo alcune tradizioni come quella folle del Big Block of Cheese Day che nelle prime due stagioni ci ha regalato due degli episodi più divertenti di sempre. Proprio pochi giorni fa poi Allison Janney ha ripreso scherzosamente il suo ruolo di CJ Cregg direttamente dal vero podio della sala stampa della Casa Bianca, per la delizia dei media.

Non deve stupire però questa attenzione da parte di Obama e del suo staff, anche perché il personaggio di Josh Lyman nel 1999 fu effettivamente basato sul personaggio di Rahm Emanuel, politico democratico statunitense che 10 anni dopo divenne il Chief of Staff di Barack Obama (suo fratello Ari, super agente hollywoodiano, invece ha ispirato un altro personaggio televisivo molto popolare, indovinate chi?). Lo stesso Obama con la sua elezione poi presenta tantissime similitudini con un personaggio che arriva verso la fine della sesta stagione ma che non vogliamo spoilerarvi; ma una volta vista la serie, fidatevi, vale davvero la pena di approfondire queste analogie davvero incredibili.

8. Non solo Walk and talk: una regia di altissimo livello

In passato abbiamo già parlato di una delle caratteristiche principali dello stile sorkiniano, ovvero il famoso walk and talk, una tecnica che rende più dinamiche delle sequenze che in realtà non solo altro che dialoghi spesso molto lunghi. Non è una novità introdotta da Sorkin, ma è certamente lui che l'ha sublimata e resa celebre grazie alla collaborazione con il fedelissimo Thomas Schlamme ed i suoi bellissimi e tortuosi piani sequenza.
Schlamme è certamente meno noto di Sorkin ma per il successo di West Wing è altrettanto fondamentale, visto che oltre ad aver diretto 14 episodi (e non è un caso che siano tra i migliori in assoluto e tra i più premiati) è stato anche produttore esecutivo per lo show per le prime 4 stagioni.

Per avere meglio un'idea dell'importanza della collaborazione tra Schlamme e Sorkin bisognerebbe vedere la loro serie successiva Studio 60, fortemente autobiografica. Ma a parlare per lui sono soprattutto i risultati, visto che in West Wing come già detto c'è drama, c'è commedia, ma inaspettatamente anche momenti di azione e tensione ed è certamente merito di Schlamme e della sua versatilità. Così come merito suo sono alcuni momenti di autentica poesia, degni del miglior cinema, che il regista è riuscito a realizzare nonostante un budget spesso esiguo e non all'altezza delle ambizioni. E proprio a questo proposito arriviamo a...

Leggi anche: Senza stacchi, anche in TV: i migliori piani-sequenza nelle serie USA

9. Two Cathedrals, uno dei migliori episodi della storia della TV

È il 16 maggio 2001, quindici anni fa. L'episodio in questione è il finale di stagione 2, per la precisione episodio 2x22, e fin dalla prima trasmissione la critica USA non ha dubbi, quello appena trasmesso è uno degli episodi migliori mai visti in TV. Non vogliamo rovinarvi la sorpresa e quindi non vi diremo nulla della trama o dei temi (anche se meriterebbero quasi un articolo a parte) ma regia, montaggio, scelta delle musiche ed ovviamente una sceneggiatura praticamente perfetta davvero rappresentano qualcosa di inarrivabile soprattutto per le emozioni che riescono a suscitare anche dopo visioni multiple, anche a distanza di così tanti anni.

La scena nella cattedrale, in particolare, in cui Bartlet se la prende e sfida il suo Dio cattolico è forse la più famosa dell'intera serie e ancora oggi viene ricordata e citata da fan e critici nonostante sia per buona parte recitata in latino. Avete letto bene, in latino, senza sottotitoli, in uno show americano e per spettatori americani. Nessuno, se non Sorkin, avrebbe potuto anche solo pensare una cosa del genere e nessuno sarebbe riuscito a farla funzionare così bene. Inutile aggiungere poi, che nessuno oggi ti farebbe trasmettere una scena del genere su una serie da network, ma come abbiamo già detto la NBC di una volta non è certamente quella di adesso. In ogni caso, anche a loro: chapeau!

10. Senza Sorkin non è la stessa cosa, eppure...

Se ci avete fatto caso, più volte abbiamo parlato di Sorkin (e Schlamme) in relazione alle prime quattro stagioni, ma la serie in realtà ne è durata sette. Questo perché entrambi lasciarono lo show al termine della quarta stagione (per di più con un cliffhanger) a causa di divergenze di opinioni con la Warner Bros. Television e, inoltre, per i problemi di (ab)uso di cocaina dello stesso Sorkin. Lo sceneggiatore, pur rimanendo accreditato come produttore fino alla fine della serie, ha ammesso di non aver mai più visto lo show (ma compare in un cameo nell'ultimissimo episodio) se non per il primo minuto della quinta stagione, ma di aver poi smesso perché era come "guardare qualcuno baciare la mia ragazza".

West Wing: Joshua Malina in una foto della serie

Cosa cambia senza Sorkin? Ovviamente tutto, è inutile girarci attorno. La qualità inevitabilmente cala, l'evoluzione dei personaggi non sempre è coerente, però... per fortuna c'è un però. Perché la bravura degli attori ovviamente rimane quella e i personaggi sono talmente belli che nonostante alcune difficoltà, soprattutto iniziali, quasi sempre rimane un piacere guardare lo show. Soprattutto quando John Wells, ultimo produttore rimasto dei tre originari e nuovo showrunner, decide di cambiare completamente rotta e dedicarsi a nuovi personaggi e nuove storyline che spesso esulano da Bartlet e parte del suo staff ma si concentrano sulla campagna elettorale di un futuro, nuovo presidente.

E bisogna ammettere che i nuovi personaggi, in particolare i due nuovi candidati interpretati da Jimmy Smits e Alan Alda, funzionano e tutta la parte relativa alle primarie e alle elezioni vere e proprie può contare sulla solita cura e attenzione a cui lo show ci ha abituato. Addirittura nell'ultima stagione, con l'episodio 7x07 Faccia a faccia (The Debate) la NBC ambiziosamente si spinge a realizzazione un episodio Live in cui i due candidati si scontrano in un "vero" dibattito elettorale a tutti gli effetti. Il risultato è riuscitissimo e davvero molto interessante e coraggioso.

Certo, fa comunque molta tristezza vedere il cambiamento tra l'ultima e le prime stagioni, ma d'altronde lasciare questi personaggi avrebbe lasciato comunque la stessa sensazione, quella stessa malinconia che pervade Bartlet nell'ultimissima scena. Una scena che comunque, va detto, rimane bellissima e di grande impatto, tanto che (sarà un omaggio voluto o un "plagio" casuale?) viene ripresa in modo molto simile dal finale del bellissimo film di Nanni Moretti, Mia madre. Noi la scena ve lasciamo qui, decidete voi se guardarla o meno. Ma di certo dovreste guardare West Wing.

West Wing: 10 motivi che ne fanno (ancora oggi)...
25 serie TV perfette per il binge-watching
Da Zuckerberg a Steve Jobs: con Aaron Sorkin la tecnologia è al servizio del talento e dell'amore
Privacy Policy