The Danish Girl

2015, Drammatico

Uno straordinario Eddie Redmayne è The Danish Girl

Eddie Redmayne regala una performance meravigliosa nel ruolo di Einar Wegener, un giovane pittore alla scoperta della propria identità femminile nell'Europa degli anni Venti; al suo fianco nell'emozionante film di Tom Hooper una strepitosa Alicia Vikander, co-protagonista di una storia d'amore che riesce a toccare nel profondo.

The Danish Girl

2015 – Drammatico
3.5 3.5

In una delle prime sequenze di The Danish Girl, la pittrice Gerda Gottlieb deve completare gli ultimi dettagli di un ritratto femminile e, in attesa dell'arrivo della modella, domanda a suo marito Einar Wegener di posare per lei, indossando calze e scarpe da donna e coprendosi con un lungo vestito. Guardando oltre l'orlo della gonna poggiata sulle sue ginocchia, all'improvviso Einar si ritrova a contemplare le gambe di una creatura a lui sconosciuta, ma al tempo stesso incredibilmente familiare, alla quale con Gerda attribuiscono per gioco il nome Lili.

The Danish Girl: Eddie Redmayne e Alicia Vikander in un'immagine del film

Dietro questo momento ironico, frutto di una pura casualità, si cela però una sorprendente epifania: l'aprirsi di una prospettiva assolutamente nuova, fonte di eccitazione quanto di timore. Perché quel semplice dettaglio, un paio di scarpe, sono la chiave per un mondo fino ad allora soltanto vagheggiato negli angoli più remoti dell'inconscio, ma che di colpo si manifesta vivido, reale e, soprattutto, possibile. E da allora, la vita di Einar non sarà più la stessa.

Donne in amore

The Danish Girl: Eddie Redmayne nella prima immagine ufficiale del film

Quella appena descritta è una delle scene in cui, quasi senza bisogno di parole, il regista Tom Hooper materializza sullo schermo l'universo interiore di Einar Wegener, impegnato ad esplorare la sua natura più intima e vera: una natura che prenderà il nome di Lili Elbe, la donna che Einar ha sempre portato dentro di sé e che finalmente accetta di far emergere, all'inizio per gioco ma poi in maniera via via più consapevole. Lili, nata in Danimarca nel 1882, è passata alla storia come la prima persona ad essersi sottoposta ad un'operazione per il cambiamento di sesso, con il sostegno della moglie, Gerda Gottlieb, anche lei una pittrice di successo nell'Europa degli anni Venti. Una vicenda ricostruita in forma romanzata dallo scrittore David Ebershoff nel 2000, in un libro omonimo riadattato dalla sceneggiatrice Lucinda Coxon in un film in cui gli elementi canonici del "racconto di formazione" confluiscono in una storia d'amore di grande pregnanza emotiva.

The Danish Girl: un bel primo piano di Eddie Redmayne nel film di Tom Hooper

Perché The Danish Girl, presentato in concorso al Mostra del Cinema di Venezia 2015, è innanzitutto questo: il ritratto di due individui stretti in un legame che trascende convenzioni sociali e stereotipi di genere per affermare invece la sua straordinaria unicità. Straordinaria non perché quello fra Einar/Lili e Gerda sia, a conti fatti, un amore fra due donne, ma perché il loro sentimento costituisce il viatico, per Einar, verso una libertà a cui l'uomo scoprirà di non voler rinunciare. E in questo 'viaggio' misterioso e gravido di rischi, mai intrapreso prima di allora fino a un punto così estremo, Gerda si rivelerà la più valida alleata - oltre che compagna - che Lili potesse sperare, in virtù della sua facoltà di comprendere e condividere le sfide affrontate dal marito. In tal senso, The Danish Girl non rimane confinato negli stereotipi del film biografico, ma ha il coraggio di volare molto più in alto, assumendo i contorni di un intenso melodramma e sviluppando mirabilmente il tema della ricerca di un'identità da costruire e ridefinire passo dopo passo: che si tratti di presentarsi a una festa di intellettuali spacciandosi per una fantomatica cugina di provincia o di studiare atteggiamenti e movenze di una sconosciuta incrociata lungo la strada.

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La verità attraverso l'arte

The Danish Girl: Eddie Redmayne in un momento del film

Se diverse pellicole avevano già portato sullo schermo l'esperienza del transgenderismo, declinata più volte in melò dalle differenti sfumature (dai risvolti noir de La moglie del soldato di Neil Jordan al travolgente postmodernismo di Laurence Anyways di Xavier Dolan), Tom Hooper sceglie la strada a lui più congeniale: quella di uno stile sostanzialmente classico (senza però sfociare in un patinato accademismo) che tuttavia sa regalare delle stupefacenti 'impennate', in perfetta coerenza con le necessità della narrazione. A tale scopo corrisponde la scelta di adoperare con frequenza primi e primissimi piani, in modo da catturare ogni particolare delle espressioni degli interpreti, e di far aderire la messa in scena agli stati d'animo del protagonista: un meccanismo che permette di 'trasfigurare' la realtà attraverso gli occhi di Lili, favorendo l'empatia verso questo personaggio al contempo fragile e coraggioso, in preda ad un'angosciosa confusione ma caratterizzato da un incolmabile desiderio d'amore.

Alicia Vikander in una scena di The Danish Girl

Il suddetto lavoro sullo spazio filmico viene avviato da Hooper fin dalle primissime immagini di The Danish Girl. I suggestivi panorami del paesaggio danese e gli eleganti quartieri di Copenaghen, splendidamente fotografati da Danny Cohen, non risultano pertanto un mero vezzo calligrafico, ma rientrano in una riflessione costante per tutta la durata dell'opera: l'anelito alla bellezza, e la sua riproduzione artistica, come veicolo per sublimare le speranze, le passioni e la sofferenza. L'arte, in tale ottica, diventa quindi il canale privilegiato per il conseguimento delle più profonde - e preziose - verità umane, e sarà proprio attraverso i quadri di Gerda che prenderà forma, colore e 'vita' Lili, ancora prigioniera di un corpo maschile.

La prodigiosa trasformazione di Eddie Redmayne

The Danish Girl: Eddie Redmayne in un fotogramma del film tratto dall'omonimo romanzo di David Ebershoff

Ma al di là degli indubbi meriti di Tom Hooper e del valore estetico del film nel suo complesso (impossibile non citare, fra l'altro, la magnifica partitura di Alexandre Desplat), The Danish Girl non avrebbe la stessa capacità di coinvolgimento se non fosse per la commovente interpretazione del suo protagonista. Dopo aver prestato corpo, volto e voce a Stephen Hawking ne La teoria del tutto, Eddie Redmayne supera perfino la sua precedente prova da Oscar, immergendosi nel doppio ruolo di Einar e di Lili con un senso di immedesimazione che lascia senza fiato. Non si tratta soltanto dei lineamenti delicati e del viso efebico del trentatreenne attore britannico: la sua è una performance miracolosa in cui ogni sguardo, ogni gesto, ogni minima piega di quelle labbra inconfondibili lasciano trasparire un oceano di emozioni represse, in procinto di affiorare in superficie. Al fianco di Redmayne, l'attrice svedese Alicia Vikander non si limita ad impersonare la tipica supporting wife: la sua Gerda è una giovane donna animata da un vitalismo incontenibile, la cui gioiosa sensualità, e la femminilità incarnata con fiera sicurezza, saranno per Einar/Lili modelli da seguire per tutto il suo percorso. Un percorso, lo ripetiamo a gran voce, sorprendente e meraviglioso.

Uno straordinario Eddie Redmayne è The Danish Girl
Stefano Lo Verme
Redattore
4.0 4.0
Venezia 2015
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