Spia + Spia - Due superagenti armati fino ai denti

2003, Azione

Recensione Spia + Spia - Due superagenti armati fino ai denti (2003)

Ispirato a un fumetto di quasi mezzo secolo orsono, questo "Spia + Spia" manca di una vera sceneggiatura: l'intreccio è talmente confuso da risultare difficile da seguire, oltre che irritante nella sua trascuratezza.

Uno scombinato cartoon

Per la serie "recuperi estivi di cui non si sentiva proprio il bisogno", giunge solo ora nelle nostre sale questo Spia + spia - Due superagenti armati fino ai denti (in originale La gran aventura de Mortadelo y Filemón), film datato 2003 e ispirato ai personaggi creati, quasi mezzo secolo orsono, dal fumettista spagnolo Francisco Ibáñez. La scombiccherata trama vede protagonisti i due agenti segreti Mortadelo e Filemon (italianizzati in Mortazzolo e Rincobronco) sulle tracce dei ladri del DDT (Demoralizzatore Delle Truppe), marchingegno creato dal professor Bacterio e rubato per ordine di uno strambo dittatore. Nella loro avventura, i due curiosi 007 dovranno vedersela, oltre che con gli sgherri del dittatore, con il detective che la TIA (Total Intelligence Agency) ha ufficialmente incaricato di recuperare l'arma, un presuntuoso e antipatico personaggio che cederà presto alle lusinghe dell'improbabile tiranno.

Se, oltre alla girandola ipercolorata e ubriacante di sequenze d'azione e gag da cartone animato, questo film presentasse anche un minimo di sceneggiatura, il nostro giudizio non sarebbe probabilmente così severo. La demenzialità è dichiarata e ostentata, ma la giusta distanza da quanto vediamo sullo schermo viene mantenuta dallo stile da cartoon, dal carattere surreale delle situazioni rappresentate, dagli intenti evidentemente ludici dell'operazione. Non disturba vedere sequenze da Will Cojote, personaggi di gomma, inseguimenti e scontri dagli esiti grotteschi, sfide continue alle leggi fisiche e di gravità: il film vive in un universo parallelo, e questo universo, a tratti, è anche divertente. I dialoghi superano più volte il limite della demenzialità di grana grossa, fine a se stessa, ma l'adattamento italiano, come spesso accade, ha probabilmente accentuato questo aspetto. Visivamente non si può dire che il film non funzioni, insomma: l'estetica da cartone animato è a tratti accattivante, e con premesse diverse avrebbe potuto dar luogo a risultati interessanti.

Purtroppo, però, il film manca di una vera sceneggiatura: l'intreccio è talmente confuso e continuamente "sommerso" dalla velocità (alla lunga stucchevole) con cui si susseguno le trovate visive, da risultare difficile da seguire, oltre che irritante nella sua trascuratezza. Non ci si aspetta certo chissà quale introspezione psicologica da un film come questo: ma una trama a fare da collante a tutta la baraonda di botti, botte, colori e umorismo crasso, quella sì. Alla lunga, paradossalmente, il film arriva ad essere noioso: la saturazione visiva, unita all'assenza di una sceneggiatura degna di tale nome, finisce inevitabilmente per generare tedio. Così, in fondo, chi vuole atmosfere da cartoon farà meglio a riguardarsi un episodio di Will Cojote o Gatto Silvestro: quelli non durano un'ora e mezza, e si seguono infinitamente meglio e con più piacere.

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Marco Minniti
Redattore
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